“Un gancio in mezzo al cielo”, Paoline 2012 è la testimonianza di Giulia Gabrieli, quattordici anni, malata di tumore, morta la sera del 19 agosto 2011. Questa ragazza ha saputo trasformare i suoi due anni di malattia in un inno alla vita. Adatto per la Giornata Mondiale del malato perché ci aiuta a riflettere sul nostro modo di porci accanto a queste persone.

Il fatto è che la gente ha paura della malattia, della sofferenza.
Ci sono molti malati che restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati.
Non bisogna avere paura!
È proprio questo allontanamento che mette timore a noi malati.
Se invece gli altri ci stanno vicino, ci vengono accanto,
ci mettono una mano sulla spalla
e ci dicono: “Dai che ce la fai!”, è quello che ci dà la forza di andare avanti.
Se questo non succede ti chiedi: perché vanno così lontano?
Se loro, che non sono coinvolti in prima persona, hanno paura,
allora devo temere anch’io…
Perché dovrei lottare per la guarigione se nessuno mi sta accanto?
Io non ho avuto nessuno che si è allontanato da me,
anzi estranei, persone che non conoscevo,
si sono avvicinati a me.
Ma non tutti sono così fortunati.
Io, invece, vorrei che fosse così per tutti.
Ora so che la mia storia può finire solo in due modi:
o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali…
Da Un gancio in mezzo al cielo, di Giulia Gabrieli, Paoline 2012
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