(…) Scopo del dialogo non è la conversione al cristianesimo o il proselitismo, ma il reciproco arricchimento e la comunione nello Spirito con coloro che non condividono la nostra fede.

Si distinguono quattro forme di dialogo:
–Il dialogo della vita: è accessibile a tutti; con esso la gente si sforza di vivere in uno spirito di apertura e di buon vicinato, condividendo le gioie e le pene, le difficoltà, i drammi e le preoccupazioni (DM 29-30).
– Il dialogo delle opere: è il comune impegno nelle opere di giustizia e di liberazione umana. Si collabora insieme per favorire lo sviluppo integrale e della liberazione totale dell'essere umano (Dialogo e missione (= DM) 31-32). Per la promozione di un mondo più umano, è richiesta come punto di partenza la rispettiva convinzione religiosa di ciascun credente. Si è consapevoli che il contesto della società contemporanea è sempre più pluralista e frammentato, anche se caratterizzato da problemi universali, quali i diritti umani e quello della giustizia. È il livello della prassi, un livello essenziale, esigito: il dialogo della vita deve diventare dialogo d'azione, cioè operativo.
– Il dialogo intellettuale: è il colloquio degli scambi teologici fra gli specialisti che cercano di approfondire la comprensione delle loro rispettive tradizioni e apprezzare i reciproci valori spirituali (DM 33-34).
– Il dialogo della condivisione: le persone radicate nelle proprie tradizioni religiose si sforzano di condividerne l'esperienza religiosa con gli altri. È un dialogo che sfocia nella prassi, cioè nella condivisione della preghiera, dei metodi per la meditazione, per uno scambio spirituale di grande ricchezza. Ciò che permette la condivisione è la comune ricerca dell'assoluto (DM 35).

A queste forme, si aggiungono il
dialogo della cultura, che è sottinteso per i legami essenziali tra religione e cultura, tradizioni e società; e il
dialogo intrareligioso che permette ai credenti lo scambio osmotico delle esperienze religiose.
È chiaro che attori del dialogo sono tutti i credenti, anche se con gradi e forme differenziati...
Edoardo Scognamiglio in
Il volto di Dio nelle religioni. Una indagine storica, filosofica e teologica, Paoline, Milano 2001, p. 90.