A 20 anni dalla morte (1992-2012), ripercorriamo la vita di padre Davide Maria Turoldo lasciando che le sue stesse poesie commentino le varie tappe. La fonte è la biografia di Giancarlo Mattana: “Turoldo. L’uomo, il frate, il poeta”, rieditata per l’occasione dalle Paoline. Con intervista audio al confratello servita padre Ermes Ronchi.
L’infanzia
David Maria Turoldo nasce il 22 novembre 1916 a Coderno di Sedigliano (UD) da una famiglia poverissima e molto religiosa.
“Ero rosso di capelli, l’
ultimo figlio dell’
ultima casa del paese, mai un paio di scarpe; appena degli zoccoloni d’inverno e mio padre e mia madre non avevano colpa. In casa non c’erano neppure i centesimi per il sale. Che disastro in casa mia!”.
“Signore, non ti chiedo di avere
quello che gli altri hanno,
essi non sanno
il caldo lume
di
questa povertà.
Nulla è il loro possesso
di fronte alla nostra
pena d’essere spogli”.
da
Io non ho mani
La vocazione e il sacerdozio
A soli tredici anni entra nel Convento dell’
Ordine dei Servi di Santa Maria, a Monte Berico (VI) e nel 1940 viene ordinato sacerdote nel Santuario della Madonna di Monte Berico.
“
I poveri sono stati la causa della mia vocazione, i poveri sono il contenuto della mia fede, fonte di ispirazione della mia poesia e della mia predicazione.
Per loro mi sono fatto voce; sempre a sognare i grandi sogni di umanità e giustizia”.
Novello sacerdote a Milano
Nel 1941 è inviato al convento di
San Carlo al Corso nel centro di Milano, dove rimarrà fino al 1956.
“Mi sembrava di navigare in un mare di nebbia, con urti improvvisi contro scogli non immaginati. A volte – e non mi vergogno a confessarlo – mi trovavo con il volto bagnato da qualche lacrima. Era dura; più dura dell’immaginato. Avevo appena venticinque anni. Le parole di mio padre che “c’è sempre un peggio che ha da nascere” mi dicevano quanto egli avesse ragione, ma non attutivano l’asprezza dell’urto. Tuttavia fin da allora non c’era altro modo di salvarci se non di
agire, di
buttarci, e
osare. Non c’era altro. Nel nostro campo più che per altri, per quanto ci riguardava, bisognava
inventare tutto, pensare molte volte esattamente il contrario di quanto ci avevano insegnato; e liberarci con le nostre stesse forze, da soli”.
Fonda L’Uomo e pubblica Io non ho mani
Il
cardinal Schuster lo invita a tenere la predicazione domenicale nel
Duomo di Milano fino al 1953.
Dal 1943 al 1945 partecipa alla
Resistenza antifascista, e con altri amici fonda
L'uomo, giornale clandestino sul quale egli comincia a pubblicare anche le sue prime poesie, che usciranno poi nella prima raccolta
Io non ho mani (1948).
Nelle sue poesie Turoldo si svela, si mette a nudo, gioca a carte scoperte, vuole comunicare la sua scelta che gli costa fatica ma l’ha fatta per poter aiutare anche altri:
“Io non ho mani
che mi accarezzino il volto
(duro è l’ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho voluto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute”.
Camillo De Piaz e il Centro culturale
“Corsia dei Servi”
Si laurea in filosofia all'Università Cattolica divenendo poi Assistente di Gustavo Bontadini all'Università di Urbino. A Milano fonda il
Centro culturale “Corsia dei Servi” con il suo confratello
Camillo De Piaz, ritenuto la “coscienza di padre Turoldo” e rimasto sempre accanto a lui fino al giorno della sua morte.
“Pure lui altra vocazione combattuta forse come la mia. Un amico il cui parere sulle cose mi è indispensabile più del mio stesso parere”.
Carlo Gnocchi, Nomadelfia e don Zeno Saltini
Collabora con
don Carlo Gnocchi, e rimane affascinato dall’esperienza di
Nomadelfia.
“Una città dove il valore in assoluto era l’Uomo; e non invece il denaro o il capitale (…). Allora io pensavo che Nomadelfia rappresentasse veramente il momento dell’
“uomo nuovo”, dell’
homo evangelicus; e fosse Nomadelfia una specie di piccola città di Dio,
la città del sole”.
Con
don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia condivide anche le incomprensioni da parte della stessa Chiesa gerarchica.
“Una cosa di cui io ho stentato a guarire: quasi che una certa Chiesa, proprio essa, a un certo punto
impedisca di vivere il Vangelo”.
L’esilio
Per ordine superiore deve lasciare Milano e l'Italia,
condannato all’esilio, in qualsiasi luogo purché non rimanga nello stesso luogo troppo a lungo.
“Così finiva la nostra
città del sole; e io finivo così il mio primo tempo di sacerdozio vissuto dalla piena guerra in poi a Milano. E l’addio al mio Duomo: Amici, vi auguro di essere sempre fedeli e liberi”.
Diventa
pellegrino in diverse nazioni, dove viene a contatto con il mondo dei più poveri, degli “ultimi”. Passa così dall'Inghilterra agli Stati Uniti, dal Canadà al Messico al Sud Africa… e dedica all’amico e confratello padre Camillo De Piaz la poesia:
Eravamo l’albero verde:
(…) L’immeritata bufera
non accenna a finire. (…)
Abbiamo arato le pietre,
abbiamo radici in tutte le strade
amate più di noi stessi.
Ora il selciato è rotto della città.
Eravamo l’albero verde dei compagni
chino sulle macerie
al vento e al sole.
Le attività a Fontanella di Sotto il Monte (BG)
Nel 1964 viene reinserito stabilmente in Italia e alla morte di Papa Giovanni XXIII decide di stabilirsi a Sotto il Monte. Gli viene affidata dal vescovo di Bergamo, Clemente Gaddi,
l'abbazia cluniacense di Sant’Egidio a Fontanella, appena fuori del paese.
Fonda una piccola comunità, la
Casa di Emmaus, divenendone il priore.
Scrive in una lettera a padre
Giovanni Vannucci, suo confratello:
“Ho quasi vergogna a scriverti: sono nella serenità e nella pace. Sono in una chiesa in cui non è nemmeno necessario che tu preghi, basta che tu stia dentro, è già preghiera: quasi mi vergogno di avere un dono così grande”.
Istituisce il
Centro di Studi ecumenici “Giovanni XXIII”, all’insegna di un ecumenismo di grande respiro e di ampie vedute.
“È l’universo il vero tuo tempio, Signore,
e l’umanità il tuo corpo,
l’ecclesia, la vera ecumene,
e tuo tabernacolo è il nostro cuore:
misericordioso Signore del mondo,
in noi preghi lo stesso tuo Spirito
e ti canti le lodi più degne!
Amen”.
Il Premio Lazzati e il Card. Martini
A Fontanella di Sotto il Monte, David Maria Turoldo scrive, partecipa a trasmissioni radio-televisive.
Viene chiamato dappertutto a parlare sulle tematiche più disparate. Collabora con riviste e giornali. Fonda la
rivista Servitium (1967).
Riceve premi letterari, ultimo dei quali il
Premio Lazzati conferitogli il 21 novembre 1991 dal
cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano:
“Tu, padre David, sei superiore a questi riconoscimenti...; per noi però è importante attestarti, attraverso la consegna di un premio, la nostra gratitudine per l'onestà e la convinzione della tua arte. E probabilmente, oltre l'apprezzamento per ciò che sei, vogliamo
fare atto di riparazione... e dirti che se in passato non c'è sempre stato riconoscimento per la tua opera è perché
abbiamo sbagliato… occorre sempre
mostrare rispetto e amore per l’onestà con cui ogni
profeta nella Chiesa parla, quando è veramente mosso dallo Spirito e sa pagare di persona per quanto dice e sente”.
La malattia
Nel 1989 gli viene diagnosticato un tumore al pancreas in stato avanzato e Turoldo scrisse questi versi:
“Ieri infatti all’ora nona mi dissero:
il Drago è certo, insediato nel centro
del ventre come un re sul trono.
E calmo risposi: bene! Mettiamoci
in orbita: prendiamo finalmente
la giusta misura davanti alle cose,
con serenità facciamo l’elenco:
e l’elenco è veramente breve.
Appena udibile, nel silenzio
il fruscio delle nostre passioncelle
del quotidiano, uguale a un crepitare di foglie
sull’erba disseccata.
E nel silenzio ancora il Verbo
cui fa eco un vento
leggero leggero”.
La morte
Padre Davide Maria Turoldo muore la mattina del
6 febbraio 1992 a Milano.
È sepolto nel
piccolo cimitero di Fontanella, a Sotto il Monte (Bg).
"E quando sarà venuta,
lasciatemi in qualche parte,
forse sulla torre:
che abbia l’illusione
di vedere ancora
questa luce e queste vigne;
e udire la mia gente cantare
il salmo della sera".