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Tecla Merlo
Prima Superiora generale delle Figlie di San Paolo. Vissuta fedelmente nella convinzione che la donna, associata al sacerdote, può evangelizzare, può fare tanto del bene con la stampa… Cammino incrociato con quello di don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. Cammino apostolico fecondo nel mondo della comunicazione del XX secolo. Magistero di Tecla nel mondo della comunicazione.


Tecla Merlo
Ha portato l’umanità nel cuore.
Per raggiungere i popoli in ogni parte del mondo,
e far conoscere il Vangelo di Gesù Cristo,
ha percorso le vie della comunicazione
con gli strumenti «più celeri ed efficaci». 






Un binomio storico: Tecla Merlo – Giacomo Alberione

Il nome Tecla Merlo (20 febbraio1894 – 5 febbraio1964) rimanda alla prima Superiora Generale delle Figlie di San Paolo, Istituto fondato da Don Giacomo Alberione il 15 giugno 1915, che non dovrà occuparsi anche dell’apostolato con la stampa (come era d’uso per alcuni istituti sorti sul finire dell’Ottocento), ma dedicarsi solo ed esclusivamente all’apostolato della “buona stampa” (= strumenti di comunicazione sociale).

Tecla incontra Don Alberione esattamente il 27 giugno 1915, nella sacrestia della chiesa parrocchiale SS. Cosma e Damiano di Alba (CN).
Al momento Alberione ha al suo attivo il sacerdozio, una laurea in teologia che lo abilita a insegnare Teologia in Seminario e a svolgere la funzione di direttore spirituale dei seminaristi, è direttore della “Gazzetta d’Alba”, ha già avviato, da un anno, un piccolo gruppo di ragazzi a lavorare in una tipografia denominata “Scuola Tipografica”.
Tecla ha solo 21 anni, ha completato le scuole elementari, si è specializzata in taglio e cucito e ha aperto una scuola di sartoria per le ragazze del suo paese, Castagnito d’Alba; un paese agricolo, molto ben disposto sul costale di una collina dei Roeri, immediatamente a ridosso delle celebri colline delle Langhe.

All’incontro con Don Alberione, Tecla è accompagnata dalla mamma Vincenza, che è ovviamente curiosa di sapere cosa sia successo e le chiede:
- Cosa ti ha detto il Teologo?
- Mi ha detto che la donna, associata al sacerdote, può evangelizzare, può fare tanto del bene con la stampa… che si farà una Congregazione di suore per la stampa (= strumenti di comunicazione). - E tu cosa gli hai detto?
- Gli ho detto di sì.

Due giorni dopo, il 29 giugno 1915, Tecla va definitivamente ad Alba ed entra nel fascino dell’avventura fondazionale propostale da Don Alberione, senza remore o restrizioni. Ne condivide il progetto e collabora con lui attivamente, con intelligenza e sapienza, per sviluppare l’Istituto e l’opera apostolica che avrebbe dovuto svolgersi nel mondo della comunicazione del XX secolo, usando tutti gli strumenti che l’ingegno umano a mano a mano avrebbe messo a disposizione per la comunicazione. La fondazione, basata sulla preghiera e l’azione, si poneva al servizio esclusivo della diffusione del Vangelo: fare conoscere, cioè, la Parola di Dio per contribuire a illuminare la mente, “correggere le idee” ed evitare le divisioni nella stessa Chiesa, le spaccature nella politica, le perversioni degli ideologismi e quant’altro. Lo scenario, infatti, del primo Novecento in Italia, era complesso, bellicoso e confuso insieme.
Da questo momento in poi il cammino di Tecla sarà il cammino di Alberione e viceversa. Un autentico modello di alterità maschile/femminile per gli operatori di comunicazione dediti a comunicare la Parola di Dio con gli strumenti di comunicazione: dalla stampa al cinema, alla radio, alla TV, agli audiovisivi, agli strumenti informatici e digitali...

Tecla ha creduto fermamente ciò che Alberione diceva e scriveva: «…il sacerdote e la donna si ritrovano nella stessa vocazione e a lavorare nello stesso campo. Il sacerdote deve rendere conto a Dio insieme alla donna dei risultati di salvezza» (Alberione 1915).
Un’idea d’avanguardia che ha fatto breccia nella cultura ancora molto patriarcale del primo Novecento, tempo in cui la donna era relegata a ruoli ultra tradizionali.
Don Alberione sosteneva che le donne, anche se madri-spose-figlie, «hanno il dovere-diritto di affacciarsi oltre il domestico», d’impegnarsi cioè, secondo le proprie capacità, per la causa della diffusione del Vangelo e della comunione nella Chiesa.
Su questa chiarezza vocazionale Tecla ha sviluppato il suo cammino di formazione teologale, biblico, sociale. L’impegno apostolico-missionario, con strumenti di comunicazione che richiedevano conoscenze sempre aggiornate e abilità professionali, ha tenuto desta Tecla. In verità, Tecla non ha mai smesso di imparare ad ascoltare la Parola di Dio, la parola del Fondatore, l’appello dei popoli e contemporaneamente imparare a governare un Istituto complesso, quello delle Figlie di San Paolo, che, in forza del proprio carisma, non ha trascurato di portare, con umiltà, la Parola di Dio ai popoli di ogni area geografica.

 

Le tappe del cammino apostolico di Tecla
nel mondo della comunicazione

Tecla Merlo e Giacomo Alberione

  • dagli inizi (1915) fino al 1922, tempo molto duro per Tecla e le sue compagne, tempo di apprendistato di tutto ciò che riguarda e vita religiosa e vita di lavoro apostolico specifico con la stampa;
  • dal 1922 al 1936, il lavoro di Tecla è orientato a consolidare le opere dell’Istituto, che si struttura canonicamente, si sviluppa in Italia e si estende all’estero, dall’Occidente all’Oriente, con le fondazioni missionarie. Si toccano tutti e cinque i continenti. Con l’espansione inizia il peregrinare per il mondo, di Tecla;
  • dal 1936, anno in cui Tecla compie il suo primo viaggio missionario - prima tappa il Brasile -. [cinque volte il giro del mondo completo. L’ultimo viaggio in Africa, ex Congo, nove mesi prima di morire], - al 16 giugno 1963, giorno in cui viene colpita da spasmo cerebrale;
  • dal giugno 1963 al 5 febbraio 1964, giorno in cui muore nella clinica “Regina Apostolorum” di Albano. Lunghi mesi di sofferenza morale e fisica. La malattia le toglie la possibilità di parlare e così la sua comunicazione si fa assoluto silenzio, si fa sorriso, si fa offerta per tutte le Figlie di San Paolo. L’epoché di Tecla si apre e si chiude con il silenzio, fecondo nell’orizzonte della fede.

 

Il magistero di Tecla nel mondo della comunicazione

Tecla Merlo e Giacomo Alberione


DUE PICCOLE FINESTRE

Il rispetto. In ogni tipo di organizzazione è importante, per Maestra Tecla, assumere come regola fondamentale di relazionalità il rispetto e il rispetto del soggetto. Le sue parole sono semplici ma incisive: «Rispettare (la sorella che sta accanto) più che se fossi vicina al Crocifisso perché la sorella è immagine viva di Dio».
Questa convinzione caratterizzerà il suo insegnamento e si estenderà dalle sorelle a tutti i destinatari dell’apostolato con la buona stampa, prima, e con tutti gli altri strumenti di comunicazione, dopo... Il rispetto, per i singoli destinatari della buona notizia, viene al primo posto nel processo di comunicazione sociale. In Tecla, è lucida la convinzione che nell’apostolato con gli strumenti di comunicazione si servono i fratelli con qualcosa che non è nostro, ma che è stato affidato: la Parola di Dio, e che occorre porgere con dignità, «come fa il sacerdote quando porge l’ostia».
Tecla ammonisce le Figlie di San Paolo: guai se venisse meno la consapevolezza di che cosa si porta agli altri, chi sono gli altri, chi siamo noi. Questa consapevolezza si nutre del nucleo teologico dell’Incarnazione – Morte – Risurrezione. Qui poggia tutta la vita spirituale di Tecla: preghiera, meditazione, studio.
Il brano del vangelo di Luca (1,39-45), che narra la visita di Maria alla cugina Elisabetta, è l’icona evangelica che Tecla ha approfondito, vissuto e tradotto in insegnamento. L’atteggiamento di Maria che va verso Elisabetta, Tecla lo pone come base – diremmo oggi – della deontologia professionale di una professionista, apostola, nel mondo della comunicazione.

L’attenzione per il destinatario ha in nuce la visione ecumenica, cosmopolita e cosmica della missione paolina svolta da Maestra Tecla. I suoi viaggi all’estero, dal 1936 fino al 1963, hanno infatti inciso profondamente la vita di Tecla. Hanno generato stupore, sorpresa, apprendimento e hanno sviluppato contemporaneamente la responsabilità apostolica che condivideva con le sue consorelle:

 

    «Siamo tutte Figlie di San Paolo, figlie dell’Apostolo della carità, il quale ai Corinti scriveva: “Mi sono fatto tutto a tutti per salvare tutti. E tutto faccio per il Vangelo, per averci parte”...Tutto il mondo è per noi campo di apostolato. Dobbiamo amare tutti per far loro del bene» (1952).
Portare i popoli nel cuore. Chiedersi «dove va questa umanità»:
    ««... l’idea forza che ci deve animare, sono le anime. Dobbiamo sentirne l’assillo, dobbiamo essere preoccupate del modo di avvicinarle, di portare loro la parola di verità e di salvezza. Quante anime non odono una parola buona, non sentono mai parlare di Dio ... Chi le deve aiutare? Chi le deve portare a Dio, se non noi che abbiamo ricevuto tante grazie dal Signore e abbiamo tra le mani mezzi efficacissimi di apostolato. Di conseguenza alle anime dobbiamo dare quello che fa loro maggior bene, sia con la stampa, con il cinema, con la radio e con qualsiasi altro strumento che l’istituto userà» (1950).

L’orientamento di Tecla è dunque costantemente per il destinatario (la terminologia è quella del suo tempo) a cui bisogna porgere contenuti che liberano e che orientano alla santità. Ha creduto che ciò fosse possibile, e non si è risparmiata per concretizzarlo con la vita, le opere, le parole...
Dice Don Giacomo Alberione:
    «Sono stato testimone della vita di Maestra Tecla dal 1915 fino al termine, 5 febbraio 1964...
    Due segreti nella sua vita, che sono i segreti dei santi e degli apostoli: umiltà e fede.
    Umiltà, che porta alla docilità. Molte volte era buio, rischioso, non apprezzato quello che le si presentava. Ma la virtù superava le difficoltà. Fede che porta alla preghiera. Ognuno conosce lo spirito di preghiera da cui ella ricavò quella saggezza di governo che a tutti è nota. Era debole quanto a salute, ma forte quanto allo spirito. Tenace e obbediente fino al sacrificio» (1964).


Battistina Capalbo

 

 



Video: Tecla una vita per il Vangelo

 



Una vita per il Vangelo
2a - 3a parte

 

MARIA LUISA DI BLASI
MIO NOME E’ TECLA (IL)
Vita e ritratto di Teresa Merlo
LIBRO:
18,00 €
Destinatari: TUTTI
La narrazione ricostruisce, attraverso l’analisi di foto, filmati, parole e silenzi, la figura di Teresa Merlo, poi Maestra Tecla, cofondatrice della congregazione delle Figlie di San Paolo.
Marzo 2010
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