“A misura che si avvicina il limite della mia vita terrena, ritorno con la memoria all’inizio, ai miei genitori, al fratello e alla sorella (che non ho conosciuto, perché morì prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella città del mio amore, ai coetanei, compagne e compagni della scuola elementare, del ginnasio, dell’università, fino ai tempi dell’occupazione, quando lavorai come operaio, e in seguito alla parrocchia di Niegowic, a quella di Cracow, di Roma… alle persone che in modo speciale mi sono state affidate dal Signore. A tutti voglio dire una sola cosa: Dio vi ricompensi. In manus Tuas, domine, commedo spiritum meum”.
da Lolek, il giovane Wojtyla, di R. Nicolai, D. Cologgi, S. Di Stefano. Spettacolo teatrale con musiche e canzoni. Paoline Audiovisivi 2010.
Devi amare più degli altri
L’allora cardinale Wojtyla, pensando al breve papato di Albino Luciani, durante una messa concelebrata in sua memoria pronunciò una preghiera, che oggi ci appare profetica per quello che a breve sarebbe avvenuto:
“Non possiamo non ritornare a quella prima chiamata, quella rivolta a Simone, al quale il nostro Signore diede il nome di « Pietro ». In particolare a quella chiamata definitiva, dopo la risurrezione, quando Cristo gli chiese per tre volte:« Mi ami? ». E Pietro per tre volte rispose: « Certo Signore, lo sai che ti amo ».
E Cristo domandò: « Mi ami tu più di costoro? ». Era una richiesta così difficile, così esigente… La successione a Pietro, la chiamata al ministero pontificale contiene sempre al suo interno una chiamata all’amore che è in assoluto il più alto, un amore molto particolare. E sempre, quando Cristo dice a un uomo « Vieni, seguimi », gli chiede quello che ha chiesto a Simone: « Mi ami più di costoro? ».
Ma un cuore umano non può che tremare… Un cuore umano deve tremare perché in quella domanda c’è anche una richiesta. Devi amare! Devi amare più degli altri, se l’intero gregge deve essere affidato a te, se l’incarico, « pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle », deve raggiungere l’ampiezza che esso ha nella chiamata e nella missione di Pietro… E così, in questa chiamata rivolta da Cristo a Pietro dopo la risurrezione, l’intimazione: « Seguimi » ha un duplice significato. È un invito a servire e un invito a morire.
Il valore salvifico della sofferenza umana

Nei nostri cuori è ancora nitida
l’immagine televisiva dell’ ultima via Crucis di Giovanni Paolo II,
ripresa nella cappella privata con l’inquadratura di spalle,
a sottolineare la sua presenza-assenza, un volto e una voce…
Sembrava volesse dire a tutti: «Guardate Lui…»…
Nella morte e risurrezione del Redentore la sofferenza umana trova il suo significato più profondo e il suo valore salvifico. Tutto il peso di tribolazioni e dolori dell’umanità è condensato nel mistero di un Dio che, assumendo la nostra natura umana, si è annientato sino a farsi «peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), fonte inesauribile per le generazioni sempre nuove che si avvicendano nella storia della Chiesa…
Egli si è caricato delle colpe d’ogni umana creatura e, nella solitudine dell’abbandono, ha gridato al Padre: «Perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46).
Dal paradosso della croce scaturisce la risposta ai nostri più inquietanti interrogativi.
Cristo soffre per noi: Egli prende su di sé la sofferenza di tutti e la redime.
Cristo soffre con noi, dandoci la possibilità di condividere con Lui i nostri patimenti.
Unita a quella di Cristo, l’umana sofferenza diventa mezzo di salvezza.
Ecco perché il credente può dire con san Paolo: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo quello che manca nella mia carne ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa»(Col 1,24). Il dolore, accolto con fede, diventa la porta per entrare nel mistero della sofferenza redentrice del Signore.
Una sofferenza che non toglie più la pace e la felicità, perché è illuminata dal fulgore della risurrezione .
Il mondo ha bisogno della verità che Cristo ha rivelato;
il mondo ha bisogno della salvezza che Cristo ha portato:
non c’è verità e non c’è salvezza eterna al di fuori di lui! …
di Sabina Caligiani, Giovanni Palo II. Il Papa che parlava alla gente, Paoline, Milano 2010.
Inserto fotografico
© foto di Rino Barillari e Grzegorz Galazka dal libro "Giovanni Paolo II"