Abituàti a vivere ogni cosa dal di fuori, ci si può dimenticare che, per credere in Dio, è indispensabile cercarlo dentro noi stessi. Se non lo troviamo nella nostra interiorità, non lo troveremo da nessuna parte.
Può capitarti quello che succede a tanti altri: vivere dall’esterno. Ti nutri quasi esclusivamente di ciò che ti dicono. Leggi i giornali, ascolti la radio, guardi la televisione, ti colleghi a Internet, ti rapporti con la gente, ma quasi mai ascolti dentro di te un’altra voce che non sia questo « rumore » che entra in te dall’esterno. D’altronde, sei sempre impegnato in mille cose e
non hai tempo per nient’altro.
Non te ne rendi conto, ma molto probabilmente nella tua vita hai assunto delle abitudini piuttosto pericolose: “sei sempre di corsa”, “non pensi affatto”, “vivi giorno per giorno”, “pensi solo a divertirti”, “non prendi niente sul serio”, “eviti tutto ciò che possa complicarti l’esistenza”. Così facendo, ti potrà andare bene o ti potrà andare male, ma arriverà un momento in cui
non saprai più chi sei, cosa cerchi e dove vai. Potrai vivere molti o pochi anni, ma la tua esistenza si ridurrà a un mero passaggio su questa terra. Forse conoscerai il benessere e la soddisfazione, ma non saprai mai cosa vuol dire
assaporare la vita fino in fondo.
Nel mondo orientale si ritiene che il peccato più grande dell’essere umano sia rimanere
insensibile alla vita interiore. È vero. Quando ci muoviamo come degli automi, programmati dal di fuori, perdiamo un potenziale inaspettato di energia e di vita perché viviamo senza essere
in contatto con il mistero di Dio, che abita dentro di noi. Abituàti a vivere ogni cosa dal di fuori, ci si può dimenticare che, per credere in Dio, è indispensabile
cercarlo dentro noi stessi. Se non lo troviamo nella nostra interiorità, non lo troveremo da nessuna parte.
Conosco persone che compiono tutti gli sforzi possibili per ravvivare la loro fede e imparare a credere in Dio in maniera più autentica. Leggono libri, cercano di sciogliere i loro dubbi, partecipano a conferenze e dibattiti su temi religiosi. Fanno di tutto per trovare Dio, meno che cercarlo nel profondo del proprio cuore. Quando parlo con loro mi rendo conto che dal di fuori
non si può insegnare a nessuno a credere. Così come non si può insegnare a gioire, ad amare o a soffrire.
Posso parlare con loro della mia fede, posso invitarli ad aprirsi con fiducia a Dio, posso incoraggiarli a non lasciarsi andare, posso dire loro che Dio li ama sempre, ma mi rendo conto che
l’incontro con il mistero di Dio è un’esperienza che ognuno deve fare nel proprio intimo. Se vuoi trovare Dio, devi scendere in profondità, in te stesso e ascoltare veramente ciò che senti.
Non continuare a ingannarti. Liberati da quella falsa sicurezza che ostenti dinanzi agli altri. Rimani da solo davanti a Dio e a te stesso. Questi attimi di sincerità possono
trasformare la tua vita più di qualsiasi altra cosa.
Forse le prime volte non sentirai niente di speciale. Ascolterai soltanto le tue
paure, le tue
preoccupazioni e i tuoi
problemi. La tua mente si riempirà di ogni sorta di pensieri e di immagini. Ma, se imparerai a
stare in silenzio con te stesso, inizierai a scoprire cose nuove. Sentirai che Dio è nascosto e che ti sfugge, ma intuirai che ti è molto vicino. Non lo senti parlare, ma ti sta dicendo qualcosa nel silenzio. Non lo puoi vedere, ma sai che ti sta guardando con amore.
Un credente non è un essere strano o anormale. È semplicemente una persona che ha imparato ad “assaporare la vita alla fonte”, secondo la bella espressione dello
scrittore francese M.A. Santaner.
Per questo coglie cose che gli altri non sanno cogliere e gioisce di quello di cui gli altri non sanno gioire.
José Antonio Pagola,
Perché credere?, Paoline Editoriale Libri, Milano 2010, pagg. 65-67.
A cura della redazione www.paoline.it
Voce:
Romano Cappelletto
Brano musicale:
Andantino espressivo di Giovan Battista Pescetti, da
Prière, Paoline Editoriale Audiovisivi, Roma 2010.