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Il coraggio di andare controcorrente
“I prestigiatori di questo secolo sono come tarli, per le menti dei deboli. Se segui la via ripida, ti sfrecciano davanti, dandoti del perdente, se segui la loro scia ti irretiscono con le lusinghe di una vita tutta d’oro... Tanti ne vengono risucchiati senza accorgersene…”.

Il coraggio di andare controcorrente


Aveva bisogno di stare solo, per riflettere, per capire cosa stesse succedendo, a lui o agli altri.
E quel fluire trasparente, che portava con sé pesci, anatre selvatiche…, arbusti, sembrava calmare la sua ansia, il senso di smarrimento che provava da mesi.
Da bambino veniva spesso in questo pezzo sperduto di campagna. Allora l’agriturismo era una casa abbandonata, non c’era la strada, non c’erano le abitazioni dall’altra parte del fiume: solo un sentiero di ciottoli, invitante, che portava al corso d’acqua. E lui lo percorreva impaziente, si nascondeva dietro le alte canne e da lì osservava il mondo. E sognava. Ora non c’era più niente dietro cui proteggersi. Nessun fortino, nessuna torre immaginaria. Per tornare in questo posto aveva dovuto prenotare un fine settimana in agriturismo, unico accesso al canneto.
Ma in fondo aveva bisogno di fermarsi un po’. A trent’anni è necessario fare il punto della propria vita.
“Caldo, vero?”. Una voce dietro di sé lo fece sobbalzare. Il proprietario del casolare si avvicinò, con un sorriso e una bottiglia. “È qui da stamattina, rischia di prendersi un’insolazione! Se viene sotto quella grande quercia, le offro questa bibita dissetante che prepara mia moglie… una vera specialità, tutti i nostri ospiti ne vanno matti!”. In effetti, era troppo tempo che si trovava lì, immobile, sotto il sole cocente. Aveva la camicia bagnata dal sudore, la schiena indolenzita e le gambe intorpidite dalla posizione scomoda assunta per osservare più da vicino il corso d’acqua, nella speranza di veder arrivare una bussola a indicare con chiarezza il suo Nord. “Non m’ero accorto… ho saltato anche il pranzo…”, disse guardando l’orologio.
“È sempre così, qui il tempo si ferma, ma ogni tanto ci vuole. Prima di avviare l’agriturismo facevo il manager, e non le dico che vita, sempre di corsa, un inferno… Adesso l’orologio lo tengo solo sulla parete della cucina”.

“Era un manager?”, fece Marco stupito, osservandolo con interesse. Si alzò per dirigersi con lui verso la quercia: una stuoia di bambù, adagiata sotto le fronde, sembrava aspettare proprio loro.
“Ero arrivato al punto di non vedere più mia moglie e i miei figli. Lavoravo anche quindici ore al giorno, la competizione era altissima, in azienda chiedevano sempre di più, sempre meglio, e io come una macchina da soldi li accontentavo, pensavo di valere, mi sentivo importante. Ma era un bluff, che mi stava portando via le cose più care, quelle che contano veramente”.

Mia moglie aveva ereditato questo casolare “E allora, cosa ha fatto?”, chiese il ragazzo, assetato non solo d’acqua.
“Mia moglie aveva ereditato questo casolare, è bravissima in cucina ed è un’ottima organizzatrice. I miei figli erano stanchi di vivere nello smog della grande città, io non ne potevo più di quel lavoro, in pochi mesi abbiamo mollato tutto e siamo venuti qui”.
“Nessun rimpianto? “.
“Gli ex colleghi dicono che sono passato dalle stelle alle stalle, nel senso letterale del termine… eppure si sta così bene tra gli animali, in mezzo alla natura, a coltivare la terra, curare i prodotti dell’orto, offrire un’oasi di pace a chi viene qui…”.
Marco lo guardò ammirato. Aveva avuto coraggio, quello che a lui mancava. Il coraggio di dire no, di andare controcorrente. Lui ci andava solo nella sua mente.
“Lei almeno ha fatto una scelta, io sono ancora al punto di partenza…”, sospirò abbassando lo sguardo. Una coccinella era planata su un filo d’erba e stava facendo strane acrobazie, nel tentativo di trovare il punto di equilibrio per la sua siesta.
“Posso darti del tu? Mi chiamo Giuseppe. L’ho capito che hai qualche problema… anch’io, quand’ero più giovane, cercavo la solitudine per prendere decisioni, o per rimarginare le ferite. Il silenzio è un grande medico, una vera ricchezza”.
“Io… mi sento fuori luogo… inadeguato in questo tempo… non so spiegarlo, è come se tutti seguissero la scia, io non ci riesco...”.
Un momento di incertezza, poi tirò fuori, d’un fiato, tutta la frustrazione che aveva dentro. “I miei colleghi pensano solo a fare carriera a scapito degli altri, tra pettegolezzi e tiri mancini, cercando in tutti i modi di accaparrarsi la simpatia dei capi. Fanno gli amici quando hanno bisogno di un favore, poi sono pronti a pugnalarti alle spalle quando non servi più. La mia ragazza, nel giro di un anno, è diventata una persona diversa… con le amiche parla solo di moda, di bellezza, di interventi estetici… abbiamo litigato perché vuole eliminare quei miseri cuscinetti che ha sulle gambe e che nemmeno si notano… E gli amici? Non fanno che parlare di donne, di sesso, tradiscono le fidanzate come se niente fosse, in televisione vedono programmi che annientano il cervello. In generale, le persone sembrano tutte inebetite, come se fosse stato rilasciato nell’aria un gas soporifero capace di annullare le coscienze. Eppure sono le stesse persone, io le conoscevo diverse… un tempo anche i miei amici devono essere stati diversi, altrimenti non li avrei frequentati…”.
Non era riuscito a staccare gli occhi dalla coccinella, finalmente a riposo sul filo d’erba.
“Adesso ci si mette anche mio fratello, m’accusa di non sgomitare per fare soldi, io però credo ancora nel rispetto degli altri, nel merito, nei piccoli passi che portano ai risultati… roba da preistoria, vero?”.
Giuseppe era rimasto ad ascoltare in silenzio. “Ti credi debole, ma in realtà sei forte”, gli disse.

Marco alzò gli occhi, lo scrutò, nel timore d’essere preso in giro.

Il fiume segue il suo corso “Sei forte perché hai dei valori, perché non vuoi seguire la massa, anche se non puoi dimenticare che con la massa ci devi vivere, ne fai parte anche tu. Ma puoi fare qualcosa, andando controcorrente. Il fiume segue il suo corso, bello o brutto che sia, ma tu sei più di questo fiume che ammiri tanto”.

“È troppo faticoso per me andare controcorrente, è faticoso persino pensare controcorrente, come sto facendo adesso… ci sono troppe persone intorno che mi fanno sentire inadeguato… che fanno sentire stupidi nel momento in cui si parla di valori, di principi, di cose che io davo per scontate. È come se ogni giorno venisse messo in discussione quello in cui credevo, in cui credo tuttora. Come se la linea di confine tra ciò che è giusto e non è giusto venisse spostata ogni volta un pezzetto più avanti…”.

“Ci sono persone molto abili a manovrare le coscienze. Io li chiamo prestigiatori”, disse Giuseppe fissandolo negli occhi. “I prestigiatori di questo secolo sono come tarli, per le menti dei deboli. Se segui la via ripida, ti sfrecciano davanti, dandoti del perdente, se segui la loro scia ti irretiscono con le lusinghe di una vita tutta d’oro, in cui poter realizzare ogni tuo desiderio. Alimentano la brama di possedere oggetti, soldi, potere, facendo crescere dentro, con astuzia, un bisogno che rende schiavi, che fa perdere di vista ogni altra cosa. Il parametro della tua felicità e del tuo valore diventa allora quello che hai, quello che mostri, non quello che sei o che pensi. E la voragine si allarga. Tanti ne vengono risucchiati senza accorgersene, come la tua ragazza, o i tuoi amici...”.
Marco annuì, deglutendo il dolore che aveva nell’anima.

“Ma tu non cadere mai nella trappola. Fanno leva sulla fatica, sul sudore della tua fronte, per farti credere che l’onestà sia solo segno di debolezza. Si servono di ogni trucco, di ogni espediente, per rubarti l’anima e iniettarci veleno”.
“Non ho strumenti per combatterli”, disse quasi bisbigliando.
“Non è vero. Il primo strumento è restare saldo, non staccarti mai dai tuoi principi. I prestigiatori cercano questo, per renderti più vulnerabile: l’influenza si prende prima, quando le difese immunitarie sono basse. Parla con sincerità con i tuoi amici, con la tua ragazza, dicendo le stesse cose che hai detto a me. Chissà perché ci si riesce a confidare con gli estranei e non con le persone più vicine… A tuo fratello ricorda i valori con cui siete cresciuti, spesso le persone sono vittime delle loro paure, sono confuse e si perdono per strada perché non c’è nessuno che impieghi del tempo a farle riflettere”.
“Sei saggio Giuseppe…”.
“Quando cambi radicalmente vita, come ho fatto io, vuol dire che sei arrivato a conoscere cosa vuoi veramente da te stesso e dai tuoi cari, cosa desideri per il loro bene, a cosa sei disposto a rinunciare per non perderti”.
“Avrei bisogno di persone che fossero un esempio… non ne vedo molte in giro”.
“C’è tanta gente in gamba, ma il più delle volte non cerca le luci della ribalta e quindi si nota di meno. Esiste ancora chi aiuta gli altri, chi sceglie un lavoro meno prestigioso per non scendere a compromessi, chi rinuncia a tradire il suo uomo o la sua donna perché crede ancora che non sia giusto calpestare un cuore, chi ha rispetto per il proprio corpo e per quello degli altri, genitori che non permetterebbero mai alle loro figlie di spogliarsi per diventare famose. Ci sono ancora uomini e donne che possono essere da esempio”.

Diventa un faro per gli altri - Foto di Barbanti “E se non dovessi trovarli? “.
“Tutto quello che cercavo l’ho trovato dentro me. Diventa tu, con la tua vita, un faro per gli altri. È questo il secondo strumento che hai a disposizione. Credimi, non sarà difficile più di ora, perché avrai come riferimento la tua coscienza. È lei la migliore amica, il miglior consigliere, il tuo maestro, la voce che devi ascoltare quando non sai quale decisione prendere. E sono sicuro che otterrai tutte le risposte. Non è mai faticoso essere se stessi, è faticoso conformarsi agli altri quando dentro di noi una voce urla: no, no, no”.
“Mi stai dando molta forza”, fece Marco, guardandolo con riconoscenza. “In effetti, ho perso molto tempo ad avvilirmi, a lamentarmi, a criticare, devo cominciare a lottare per quello in cui credo, è questo che vuoi dirmi, vero?”.
La coccinella, ristorata dall’ombra della grande quercia, era tornata a volare, verso un fiore di campo.
“È inevitabile. Ricordalo sempre: i prestigiatori di questo secolo sono come tarli. Ma solo per il legno fragile”.


I prestigiatori di Giovanna Renzini, in CARTOLINE DALL’ANIMA, Paoline Editoriale Libri, Milano 2010, pp. 110-124.




A cura della redazione
www.paoline.it
Voce: Antonella Mattei

Brano musicale:
Tesori preziosi di Maurizio Sebastianelli, da TEMPO DI INCONTRO, Paoline Editoriale Audiovisivi, Roma  1993.


N.B. Abbiamo riportato il racconto nella versione integrale, mentre la versione audio è stata adattata. Le parti che si vedono in grigio chiaro sono quelle non registrate.


GRUPPO ACCADEMIA
TEMPO DI INCONTRO
CD:
13,00 €
Destinatari: TUTTI
GIOVANNA RENZINI
CARTOLINE DALL’ANIMA
Racconti
LIBRO:
12,00 €
Destinatari: TUTTI
Racconti che esprimono valori, sentimenti, emozioni che sono in ciascuno di noi ma che spesso non emergono, immersi in una società che predilige l’apparenza alla sostanza.
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