 | Tutti zitti, al massimo qualche distinguo…
“L’Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l’Europa”. Così parlò il Colonnello Gheddafi, leader della Libia moderna, metà sultano metà Guardiano della Rivoluzione (così si autodefinisce), accolto sul tappeto rosso nella Roma, città del Papa, capitale della cristianità trasformata in un palcoscenico da mille e una notte, rivolgendosi a 500 hostess islamiche. Islamiche? Sì, hostess, o forse sarebbe meglio dire veline islamiche, tutte convocate a pagamento (dalle 60 alle 80 euro) per l’occasione, invitate a venire in Libia a sposare un musulmano. A tutte quante Gheddafi ha regalato il Corano, il sacro testo dell’ “ultimo profeta Maometto” e pertanto “unica scrittura sacra” (il leader libico ha detto proprio così, il Vangelo si rassegni). Il Colonnello ha piantato le tende a Roma e ha detto che l’Islam è l’ultima, vera religione del mondo. Poi ha aggiunto che l'Europa, se non vogliamo che si "africanizzi" gli deve un indennizzo "pour le menage" di cinque miliardi di euro l'anno. E il nostro Governo? Tappeto rosso, inchini, riverenze, caroselli di carabinieri a cavallo, passeggiate nel centro di Roma, aperitivo con "appetizers"nei locali à la page (dal feroce Saladino al feroce Salatino?). Un po' di "folclore" (ha detto così il premier Berlusconi) ci può anche stare di fronte alla quantità di affari, appalti e contratti che la Libia metterà a disposizione degli imprenditori italiani. Per non parlare della faccenda dei respingimenti. E tutti quelli che ad ogni piè sospinto parlano di radici cristiane dell'Europa tradite (politici, intellettuali, scrittori, giornalisti, esegeti, crociati moderni).
Tutti zitti, al massimo qualche distinguo, qualche pallido "mah..." (come ha scritto un famoso editorialista su un foglio giornalistico).
Chissà forse un giorno per la prossima visita di Gheddafi in Italia cambieremo anche il nostro inno.
Da Fratelli d'Italia a Fratelli Musulmani d'Italia.
1 settembre 2010
[Francesco Anfossi] |