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Nell'era in cui tutto è condivisione, mi piace, instagram, online... esistono ancora sentimenti come la vergogna? Di cosa ci si vergogna e, soprattutto, perché? Vergognarsi è positivo o negativo? Abbiamo provato a chiederlo ad Alessandro Meluzzi, esperto e delicato conoscitore dell'animo umano, in occasione dell'uscita del suo ultimo libro.

È importante gustare e sentire le cose interiormente, farne esperienza personale. Solo questo approccio porta alla vera felicità, a vivere in pienezza, a conoscere in maniera autentica.

Dovremmo imparare a contemplare gli esseri viventi e le cose la cui bellezza non salta subito all'occhio, perché la bellezza è ovunque, perfino nelle miserie del mondo, se esercitiamo il nostro modo di guardare.

La nostra infelicità è spesso dovuta a un errore di prospettiva. Correggendo impercettibilmente il nostro sguardo, o il punto di vista che ci serve come riferimento, può cambiare la nostra visione del mondo, della vita e degli altri.

In una società dove la spinta alla competizione e al successo è sempre più insistente, non è facile non lasciarsi risucchiare nel vortice delle richieste che, facilmente, fanno leva sull'esteriorità dell'individuo; sull'apparire più che sull'essere.

Adottare lo spirito del timoniere che, seppure non può definirsi maestro delle correnti, comunque lotterebbe per utilizzare questa forza al fine di orientare la propria direzione.

Bisognerebbe risvegliare nell'uomo di oggi quel gusto non tanto per l'introspezione malsana, ma piuttosto per l'interiorità che ci permette di esplorare chi siamo e che cosa vogliamo veramente.

Alleggeriamoci un po', gettiamo la zavorra, e la navicella della nostra vita si alzerà poco a poco; così guadagneremo quota, come liberati dal peso degli affari terrestri, e scopriremo fino a che punto la vita presenti panorami straordinari.

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