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Lo Spirito dell'Amore eterno In evidenza

Pubblicato in Formazione catechistica
Scritto da 
31 Mag 2017

Non riusciremo mai a "catturare" l'identità dello Spirito Santo, possiamo però scoprire le tracce della sua presenza lasciate durante il volo o attraverso le sue manifestazioni.

Lo Spirito Santo è presentato nel Nuovo Testamento al tempo stesso come colui che «apre» il cuore divino, perché rende possibile la dolorosa consegna della croce in cui Dio si fa solidale con i senza Dio (cfr. Gv 19,30) e colui che «unifica» il separato e il diviso, perché nell'ora pasquale congiunge il Padre al Figlio e, nel Figlio, ai peccatori, riconciliati nel sangue del Crocifisso (cfr. Rm 1,4; Ef 2,13ss.). Allo Spirito è collegato il motivo dell'amore: «L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5), anche se si deve ricordare che con non minore densità l'amore è riferito alla figura di Dio Padre, «il Dio» che è «amore» (cfr. 1Gv 4,8.16).

Aprire al dono e unire le Persone divine nella loro profondissima comunione possono comunque considerarsi i frutti propri dell'amore eterno: in tal senso le diverse prospettive sull'operare dello Spirito convergono. In ogni caso, è alla duplice attività del Consolatore che si ispirano le riflessioni sullo Spirito Santo, che caratterizzano rispettivamente la tradizione occidentale e quella orientale della fede cristiana. La teologia occidentale evidenzia il ruolo di vincolo personale di unità, che lo Spirito esercita fra il Padre e il Figlio: muovendo dalla preoccupazione di testimoniare l'unità del Dio cristiano di fronte al fascino dell'idea greca dell'Uno, essa scruta nell'economia della rivelazione le profondità immanenti dell'azione di riconciliazione e di pace, che il Paraclito compie nella risurrezione del Crocifisso e nell'effusione del suo dono su ogni carne, al fine di riconciliare i peccatori con Dio. Lo Spirito Santo, nelle profondità divine, è inteso come l'amore donato dall'amante e accolto dall'amato, altro dal Padre perché ricevuto dal Figlio, altro dal Figlio perché donato dal Padre, uno con loro perché amore donato e ricevuto nell'unità della vita dell'amore eterno: «Lo Spirito è dunque una certa quale ineffabile comunione del Padre e del Figlio».

Vinculum caritatis aeternae, legame dell'eterno amore, lo Spirito è al tempo stesso colui che unisce l'amante e l'amato e colui che in rapporto ad essi si distingue nella sua specificità personale: «Sia egli infatti l'unità dell'uno e dell'altro, o la loro santità o il loro amore, sia la loro unità perché è il loro amore e sia il loro amore perché è la loro santità, è chiaro che non è uno dei due colui nel quale l'uno e l'altro sono congiunti e il generato è amato dal generante e ama colui che lo genera». È in questa luce che emerge l'idea del procedere dello Spirito dal Padre e dal Figlio (Filioque), il suo scaturire dal dialogo eterno del loro amore, che è reciprocità nel dono, gratuità e gratitudine, «sorgività» e accoglienza reciproche.

La teologia dell'Oriente cristiano evidenzia invece il ruolo di apertura che lo Spirito esercita nel rapporto fra il Padre e il Figlio: egli è in persona il dono dell'amore, l'estasi dell'amante e dell'amato, il loro uscire da sé per donarsi all'altro nell'eternità e nel tempo. Partendo dalla testimonianza biblica, secondo la quale tutti gli esodi di Dio da sé nella storia degli uomini si sono compiuti o si compiono nello Spirito (che aleggia sulle acque della creazione, opera nella profezia, copre la Vergine nell'incarnazione del Verbo, scende sulla Chiesa a Pentecoste...), la contemplazione teologica dell'Oriente vede lo Spirito procedere dal Padre, sorgente di tutta la divinità, attraverso il Figlio, secondo l'ordine attestato dall'economia della salvezza: una processione anche dal Figlio pare all'Oriente compromettere la «monarchia» del Padre, la sua assoluta «principialità».

L'estasi di Dio

È dunque il Padre a effondere lo Spirito sul Generato che, a sua volta, consegnatolo a colui che lo abbandona nell'ora della croce e ricevutolo da lui nella pienezza di Pasqua, lo dona a ogni carne. L'idea che il Consolatore sia l'estasi e il dono di Dio è espressa dai Padri greci con la formula: «Dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo ». In questa luce, lo Spirito appare come la sovrabbondanza dell'amore divino, la pienezza traboccante, l'eccedenza generosa della comunione irradiante dei Tre che sono Uno: Spirito creatore, dono dell'Altissimo, fonte e fuoco «contagiatore» di vita (cfr. l'inno occidentale Veni creator). Lo Spirito è l'«estasi» di Dio verso il suo «altro»: la creatura. Si potrebbe dire che lo Spirito realizza in Dio la condizione dell'amore, la sua libertà dalla possessività e dalla gelosia: «Amare non è stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta» (Antoine de Saint Exupéry).

Il «condiletto» dell'amore del Padre e del Figlio (Riccardo di San Vittore), il «terzo», nell'incontro del loro reciproco darsi e accogliersi è, proprio con la sua distinzione e consistenza personale, la riprova che l'amore eterno non chiude l'amante e l'amato nel cerchio del loro mutuo scambio, ma li fa incontrare in una fecondità che li trascende. Lo Spirito, comunicandosi alla Chiesa e al cuore dei credenti, li apre al dono di sé e alla speranza protesa verso il compimento delle promesse di Dio: è Spirito della speranza che non delude e dell'amore che anticipa l'eternità nel tempo.

Queste idee – insieme con numerose ed efficaci applicazioni spirituali e pastorali – sono sviluppate nel testo che padre Maurizio De Sanctis, della congregazione dei Passionisti, ha voluto dedicare alla riflessione sulla Terza Persona divina: con linguaggio immediato e comunicativo egli vuole avvicinare a tanti, soprattutto ai giovani, il «divino sconosciuto», lo Spirito dell'amore eterno. Proprio così il suo è un servizio utile e generoso alla conoscenza e all'esperienza del mistero del Dio tre volte santo, e un contributo perché il cibo solido della verità che salva sia offerto nella maniera più larga e coinvolgente possibile a tutti.

Dalla Prefazione di Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, al libro: Lo Spirito Santo. Questo "grande sconosciuto", di Maurizio De Sanctis, Paoline.

9788831549110 ppLo Spirito Santo
Questo "grande sconosciuto

Una catechesi completa sullo Spirito Santo, con applicazioni pastorali attuali e aderenti alle esperienze dei giovani, ma non soltanto. L'Autore parla dello dello Spirito Santo con un linguaggio vicino alla mentalità dei giovanissimi e di coloro che ad essi si rivolgono.

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Redazione Web: gruppo di Figlie di San Paolo e collaboratori impegnato nella selezione e preparazione dei contenuti di www.paoline.it, in particolare per quanto riguarda il BLOG, in cui sono espressi i vari filoni tematici dell'Editrice e delle attività delle Paoline.

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