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Echi dal Convegno Liturgia e Catechesi/2 In evidenza

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04 Lug 2017

Quali "conversioni" sono necessarie per un rilancio del dialogo tra catechesi e liturgia? Dalle relazioni e dai laboratori del Convegno dei direttori e collaboratori degli Uffici catechistici e liturgici, realizzato a Salerno (20-22 giugno 2017), emergono alcune piste interessanti in proposito.

Il Convegno si è caratterizzato per l'alternarsi degli interventi di liturgisti e catecheti, dando anche ampio spazio alla presentazione di «buone pratiche» e ai laboratori che hanno arricchito la riflessione e le prospettive future con gli apporti dei partecipanti, tutti esperti in materia o operatori sul campo. Per esempio:

Arianna Prevedello, nel trattare di «Gesti, feste, riti nelle vicende delle famiglie», ha evidenziato come le nostre famiglie hanno bisogno di celebrare, e devono sentire che stanno celebrando. Per cercare più libertà la famiglia riempie la sua vita di riti. Quando le famiglie sono smembrate questo ha grandi conseguenze sul rito, che si perde, o si rende ambiguo, o forse si arricchisce. I problemi della catechesi sono gli stessi della famiglia, in cui non è più data l'educazione al rito.

Loris Della Pietra ha sviluppato «L'azione simbolico-rituale inizia alla vita della Chiesa». Ha rilevato che la Chiesa è agente dell'iniziazione e compimento di tale azione. Essa si lascia plasmare e fa. Il dono, infatti, è precedente al compito. Il tempo è superiore allo spazio: iniziazione, come esercizio nel tempo, plasma e consola; passare tempo, perderlo, vegliare, sospendere il ritmo è sapienza liturgica. La realtà è più importante dell'idea. La forma rituale è realtà, nella carne: è percepibile, vivibile. Contro ogni intellettualismo, non istruisce, ma costruisce. Nell'azione simbolico-rituale si dà il primato di Dio e si scolpisce l'identità del credente. L'azione rituale non è tutta la vita cristiana, ma ne è l'inizio e prelude al compimento.

Valeria Trapani, nella sua relazione, «La famiglia introduce i bambini alla simbolica della vita liturgica», ha rilevato la necessità di una formazione liturgica per i genitori, attraverso «la pratica della liturgia». In una società liquida il compito della famiglia è quello di solidificare la simbolica rituale di tutti i giorni, con punti fermi immutabili. Però, mentre da una parte il Concilio vuole la partecipazione attiva, e la famiglia come Chiesa domestica, non abbiamo una liturgia domestica, e non ci sono spazi celebrativi dedicati alla famiglia. E si chiede: può esistere una Chiesa (domestica) senza liturgia? La relatrice propone di provare a costruire un'armonia di segni sensibili tra sacro e profano, con riti familiari radicati nell'anno liturgico (corona d'Avvento, presepio, agnello di marzapane) e l'introduzione di nuove forme, che agevolino l'iniziazione.

Luca Palazzi, trattando di «Catechesi e liturgia: un dialogo in divenire», ha sottolineato che, date le focalizzazioni, prima del Vaticano II, della catechesi come verità da sapere, e del primato propedeutico della catechesi sulla liturgia; e della liturgia, come azioni rituali da fare, il rapporto si è giocato come rivendicazione. Tuttavia il processo, avvenuto nel dopo-Concilio, di adattamento reciproco, non ha funzionato.

Si profilano, oggi, una serie di conversioni:

• Gli orientamenti emersi dai convegni ecclesiali di Verona e Firenze aprono a un cambio di prospettiva: dalla suddivisione «catechesi-liturgia-carità» verso i luoghi vitali delle persone, che Incontriamo Gesù accoglie. In modo da uscire da visioni autoreferenziali, rendendosi attenti alle situazioni concrete.
• Nella catechesi si sono recuperati linguaggi più evocativi (narrazione, linguaggio simbolico, più vicini al rito, linguaggio estetico), distanziandosi da linguaggi più verbali.
• La catechesi ha scoperto la dimensione più kerigmatica: il Vangelo come dono ricevuto e non come obiettivo da raggiungere.
• Rinnovamento dell'iniziazione cristiana, con gli itinerari di ispirazione catecumenale che danno spazio ai passaggi rituali.
• Rilancio della pastorale battesimale e post (0/6 anni), con il coinvolgimento delle famiglie.
• La liturgia riscopre l'azione come esperienza conoscitiva. L'azione incide sull'interiorizzazione dell'esperienza di fede.
Il vero dialogo, in definitiva, avviene nella prassi.
Tutto questo ha inciso per un rilancio del dialogo tra catechesi e liturgia e per un cambiamento anche nella prassi liturgica. 
E ha spinto verso una formazione liturgica diversa: valore della domenica, linguaggi, anno liturgico, ecc.

Catechesi e liturgia sono due porte di accesso alla dinamica cristiana da non giocare una contro l'altra, né una senza l'altra. Occorre continuare a lavorare sui linguaggi più evocativi e simbolici, osare prassi nuove e rimanere aperti alla conversione.

Morena Baldacci, nello sviluppo del tema, «Catechesi, liturgia e famiglia nella prima arcata dell'IC» ha sollecitato a non lasciare sole le famiglie, ma ad accompagnarle, aiutando i genitori a trasmettere ai loro piccoli uno sguardo credente con cui leggere i momenti della vita.

9788831543859 pQuesto si realizza a partire da strumenti semplici: la preghiera e la lettura del Vangelo in famiglia, specie nei momenti forti dell'anno liturgico, le parole di fede per accogliere un momento di gioia, come la nascita di un fratellino o di una sorellina, un buon risultato a scuola o nello sport, una ricorrenza familiare...; ma anche per affrontare i motivi di tristezza che derivano da un lutto, una malattia, un insuccesso, una delusione. Così pure si educa, insegnando il valore del perdono donato e ricevuto, come del ringraziamento. Si richiede un'attenzione ai bambini di 0-6 anni, fascia di età nella quale si registra una naturale propensione alla percezione religiosa. 

La relatrice ha presentato, tramite un pps, una dinamica suggestiva, realizzata nella diocesi di Torino, «Nel buio ti vedo», facendo riferimento al libro delle Paoline, «La magia del buio».

 

16 LABORATORI

I laboratori sono stati incentrati sulle buone pratiche e sulla valenza simbolico-evocativa sia della liturgia sia della catechesi. «Nell'ampio ventaglio dispiegato, un'unica domanda li può raccogliere tutti: quali forme concrete (catechistiche e celebrative) possono favorire lo sviluppo di una corretta sensibilità liturgica?» (Marco Gallo).
• Le parole ricorrenti sono state: formazione, liturgia, comunità, catechesi, pluralità di linguaggi, inclusione (evitare spazi a parte per i bambini o i disabili), condivisione di vocabolario.
• Nuove urgenze da considerare sono: mondo emotivo, seminaristi, spazio domestico, nonni, tutor...

DUE FLASH DALLE CONCLUSIONI

• Catechesi è azione performativa della comunità per l'intervento dello Spirito Santo. È promettente l'approccio mistagogico da riproporre in maniera dinamica, mettendo in gioco se stessi (F. Magnani).
• La bellezza della liturgia richiede una ricerca di qualificazione e consapevolezza della formazione. La base comune da sviluppare insieme è: il primato della parola di Dio, la narrazione, l'appello all'humanum, mettendo al centro la vita delle persone (P. Sartor).

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M. Rosaria Attanasio

M. Rosaria Attanasio, delle Figlie di san Paolo, è nata a Nocera Superiore (SA). Laureata in Lettere con indirizzo storico-sociologico, ha seguito studi in ambito di teologia e comunicazione, e ha conseguito la Licenza in Catechetica e Pastorale giovanile. Ha svolto attività redazionale, animazione biblica e giovanile in Italia e in Brasile.

Attualmente è direttrice di Catechisti parrocchiali, membro della Consulta dell’Ufficio Catechistico Nazionale e dell’Associazione Italiana Catecheti (AICa); si dedica a incontri di formazione per i catechisti. Ha al suo attivo pubblicazioni di libri e articoli in diverse riviste. 

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