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Nei primi mesi di vita, i bambini imparano ad "abitare" i mondi delle sensazioni e delle relazioni: l'esperienza dell'amore dei genitori li prepara a percepire la presenza di Dio nella loro vita e ad affidarsi a Lui.

Il primo anno di vita del bambino è un tempo assolutamente unico. Da qui hanno inizio tutti quei processi che accompagneranno l'intera sua vita: la crescita, il movimento, la scoperta dell'ambiente, le relazioni, il pensiero e il linguaggio. È anche il periodo in cui i genitori scoprono di essere coinvolti in un'avventura affascinante, ma anche molto impegnativa, perché quel bambino, atteso per nove mesi, immaginato e sognato, è una persona che occupa prepotentemente il suo posto in famiglia, con i suoi bisogni che richiedono di essere urgentemente e adeguatamente soddisfatti.

Il bel libro di Daniel Stern «Diario di un bambino» (Mondadori, 1999) ci fa entrare nella mente di un bambino dai 6 mesi ai 4 anni. Il «Diario» è il prodotto delle ricerche scientifiche dell'autore, ma anche dell'osservazione dei suoi cinque figli, e ci conduce in un affascinante viaggio che esplora i diversi «mondi» che il bambino impara ad abitare nei primi anni della sua vita:
• Il mondo delle sensazioni (a sei settimane)
• Il mondo delle relazioni sociali (a quattro mesi)
• Il mondo dei paesaggi mentali (a 12 mesi)
• E da qui in avanti, il mondo delle parole.


Il mondo delle sensazioni

Per il piccolo Joey, protagonista del libro, rappresentante di tutti i bambini della sua età, il mondo è esclusivamente sensazione. Le cose, le persone non sono riconosciute come oggetti reali, né hanno un nome: da esse scaturiscono, piuttosto, sensazioni che colpiscono Joey piacevolmente o spiacevolmente.

Le sensazioni possono provenire dall'esterno, come la luce di un raggio di sole, ma anche dall'interno, come, ad esempio, la fame. Joey non può ancora distinguerle. Esse lo coinvolgono, lo attraggono con differente intensità. Stern immagina il piccolo alle prese con una delle sensazioni più sconvolgenti: la fame.
«Sono passate quattro ore dall'ultimo pasto di Joey e lui ormai ha fame... Una tempesta minacciosa. La luce prende un bagliore metallico. Il corteo delle nubi nel cielo si spacca... Sta per succedere qualcosa. Il disagio aumenta. Si espande dal centro e si trasforma in dolore» (p. 36).

Ma qualcosa di nuovo entra nel mondo di Joey, anzi qualcuno: «La mamma di Joey, richiamata dai suoi strilli disperati, entra nella stanza e gli parla in tono dolce e consolante. Lo prende in braccio e se lo appoggia contro il petto..., lo attacca al seno e Joey si mette a succhiare avidamente. A un tratto il mondo si raccoglie. Diventa più piccolo, placido e dolce. Quel guscio protettivo allontana le vaste distese vuote. Tutto si trasforma» (p. 40).

La mamma, che placa la sua fame, crea per lui un nuovo mondo, pacifico e pieno di benessere. Il mondo delle sensazioni scivola in quello delle relazioni che diventerà sempre più ampio e importante.


Il mondo delle relazioni e dei paesaggi mentali

mamma con bambinoL'avventura della relazione è già iniziata con il concepimento. Non esiste, infatti, un momento in cui noi non siamo in relazione con gli altri. Anche il bambino appena nato lo è. Ma tra le otto e le dodici settimane le abilità sociali diventano più ampie: compare il sorriso sociale, aumentano i vocalizzi, lo sguardo rimane agganciato sempre più a lungo con quello dell'altro. Con il passare dei mesi la cerchia delle relazioni del bambino si amplia considerevolmente.

Inizia anche l'avventura del pensiero contemporaneamente, attraverso l'esplorazione del proprio corpo, di quello della mamma, degli oggetti presenti nell'ambiente.
Gradualmente egli raggiungerà una tappa fondamentale del suo sviluppo: comincerà a capire di essere un soggetto capace di autoriflessione, capace di distinguere la realtà oggettiva dal suo pensiero su di essa e, soprattutto, di capire che anche gli altri hanno una mente e pensieri diversi dai suoi, con cui può entrare in relazione.

Si può parlare di esperienza di Dio, a questa età?
Possiamo senz'altro dire che si pongono i mattoncini con cui si costruirà questa esperienza: le sensazioni di benessere, quando i bisogni fisici e relazionali sono riconosciuti e soddisfatti; il calore delle braccia della mamma e la dolcezza del suo latte; il sorriso del papà; la meraviglia del raggio di luce che danza; la sensazione di fiducia nel vedere la mamma che torna; i vocalizzi, le smorfie condivise.

La fede, prima di essere un concetto, è un'esperienza in cui corporeità, emozioni e pensieri sono ugualmente coinvolti. Sulle tracce di questa esperienza, accompagnato dai genitori, egli potrà conoscere Qualcuno a cui affidarsi e chiamare «Papà».

Articolo di   Franca Feliziani Kannhesier, pubblicato su:

Catechisti Parrocchiali 2, 2017 - paoline

Catechisti parrocchiali n.2
novembre 2017

In questo numero: La chiamata di Gesù e la missione che affida ai discepoli ci dicono la stima e l'apprezzamento di Dio per noi, che si esplica in una risposta gioiosa a lui, e nella stima e nel rispetto per gli altri. Il percorso di Avvento ci pone in attesa di Gesù, Parola di Dio, che si fa uomo.
Il Dossier è su: «Padre, dove sei?»

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Franca Feliziani Kannheiser

Docente di Catechetica e di Psicologia dello sviluppo, collabora con diverse riviste di catechesi e di pastorale, tra cui Catechisti Parrocchiali. È psicoterapeuta adleriana del bambino e dell'adulto. Collabora con l'Ufficio Catechistico Nazionale come esperta in tematiche familiari e del bambino 0-6. In questa veste ha partecipato come relatrice a convegni nazionali, master interregionali e convegni diocesani. 

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