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Brillano ancora… e sono stelle di stoffa

Pubblicato in Narrativa
Scritto da 
16 Gen 2017

Quanti modi ci sono per ricordare? Come si può raccontare ai bambini qualcosa di duro e terribile come la shoah? E poi, è proprio necessario farlo? Preservare serenità, fantasia e buon umore non è più efficace? Per Malka e Joele protagonisti di una commovente storia ricordare e raccontare è sempre buono, anche quando la storia è triste.

Malka e Joele sono due grandi amici e saranno proprio loro a raccontare la terribile avventura vissuta dai loro amati padroncini. Malka è la bambola di Alice e Joele è l'orsacchiotto di Noah, due fratellini ebrei che vivono da protagonisti il dramma della shoah. Le loro scoperte, il loro stupore, lo sguardo innocente lanciato sulle assurde azioni di alcuni adulti permettono di entrare con delicatezza in una delle più buie pagine della nostra storia contemporanea.

Potremmo chiederci: «È giusto farlo?». E ancora più precisamente...

«È giusto far entrare i bambini in contatto con tanta crudeltà e violenza?»
Non sembri banale la risposta: se fino a qualche decennio fa, ricordare era giusto; oggi più che mai raccontare quelle pagine di storia è doveroso; e raccontarle ai nostri bambini e un obbligo morale da cui non possiamo esimerci.
Troppi sono i venti che spirano intolleranza, razzismo, esclusione.
Troppe volte i diversi vengono esclusi e maltrattati, anche nelle nostre società e nelle classi scolastiche.
In troppe parti del mondo stanno rinascendo veri e propri campi di esclusione e di morte, dove i bambini con i loro amati giocattoli continuano a strappare lacrime anche alla luna e regalano scintille di speranza alle loro famiglie.

Cosa ci direbbero Malka e Joele?

Come racconterebbero quel momento della storia umana in cui le stelle non brillavano più di notte, ma si poggiavano sul cappotto di alcune persone... ed erano di stoffa?

«Joele e io viviamo da tanti anni nella casa della pronipote di Alice. Ci ha riservato un posto di tutto rispetto e di grande onore. Ogni volta che qualcuno viene a far visita, la padrona di casa, che si chiama Alice come la mia proprietaria e sua bisnonna, racconta la nostra storia. Narra di come la dura vita del campo di concentramento per i due fratellini ebrei riuscì ad essere più sopportabile grazie alla nostra compagnia e alle due piccole foto. Siamo vecchi Joele e io, ma che volete farci, quella storia ci commuove sempre. Tutto è tornato ad essere apparentemente normale, anche se in tanti luoghi della terra ci sono bambini e bambine, uomini e donne che si stanno cercando tra le angosce e le miserie di guerre sconosciute ai più.
Gli uomini purtroppo continuano ad essere sordi e ciechi.

Joele e io vogliamo dirvi una cosa.
Cari ragazzi, ricordate che le storie possono essere anche un po' tristi come questa, l'importante è che ci lascino dentro qualcosa e ci insegnino ad affrontare meglio la vita. Tutto quello che accadde allora fu causato dal silenzio che ovattò l'orrore, dalla complicità cieca, inconsapevole, sconsiderata del genere umano che chiuse gli occhi e il cuore per non vedere, proprio come fa oggi per tanti conflitti che divampano e restano ancora totalmente ignorati nel mondo. Quando sarete grandi e racconterete ai vostri figli la storia di Malka e Joele, dite loro che non vi è tesoro più grande del sorriso di una mamma e che, mai, in nessun caso, è bello sottacere la cruda verità. Non dimenticate quel che è stato e fate in modo, ognuno nel proprio piccolo, che non accada mai più».

Mariangela Tassielli

Suora paolina, è impegnata nell'animazione giovanile vocazionale e nella formazione dei catechisti. Per la rivista Catechisti parrocchiali cura una rubrica su percorsi musicali per l'animazione dei giovanissimi. Si occupa di spiritualità e formazione alla comunicazione animando incontri per giovani e coordina un blog: cantalavita.com, per far sperimentare forme redazionali relative all'ambiente digitale.

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