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Famiglie, scuola ed educazione sessuale

Pubblicato in Famiglia e società
Scritto da  Tonino Cantelmi
03 Nov 2015

L'educazione sessuale nell'infanzia è un'azione pedagogica particolarmente delicata e complessa. È un atto educativo e, in quanto tale, deve essere responsabile, prudente, fondato su teorie solide e, possibilmente, già dimostrate valide: in caso contrario si configurerebbe come sperimentazione sui bambini. E allora, genitori e insegnanti cosa possono fare?

L'educazione sessuale riguarda un elemento della natura umana (la sessualità) profondamente legato ad altre dinamiche umane e che non può essere considerato ed espresso senza tenere in adeguata considerazione tutte le componenti del funzionamento mentale a esso collegate, che lo influenzano, venendone a loro volta condizionate. Pertanto l'educazione sessuale non può essere confinata alla sola dimensione sessuale.

Educazione sessuale e infanzia

L'infanzia è un'epoca della vita umana per molti tratti non ancora ben compresa, in evoluzione, delicata e vulnerabile. Ma non è solo una fase della vita, è «abitata» dai bambini, verso i quali abbiamo il dovere di essere prima di tutto responsabili non solo nei mezzi educativi, ma anche nelle finalità educative, nel rispetto delle loro capacità e reali necessità. È per questo motivo, ad esempio, che osservare come alcuni bambini – anche se fossero la maggioranza o addirittura tutti – esibiscano un certo tipo di comportamento, non implica, ipso facto, l'opportunità di insegnare loro a porre in essere quel determinato comportamento. In tempi piuttosto recenti, soprattutto grazie ad alcune iniziative politiche e didattiche, è stato dato risalto a un documento dell'Ufficio Regionale per l'Europa dell'OMS e del Federal Centre for Health Education (BZgA), dal titolo Standard per l'Educazione Sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti.

Tanto il citato documento, quanto le azioni intraprese in forza di esso, sono state oggetto di molteplici e spesso aspre critiche in ordine a metodi e contenuti. Non di rado, però, tali critiche sono state o troppo generiche nelle argomentazioni, o allarmistiche nell'enfatizzare il contenuto di alcune affermazioni, senza citarle esattamente, oppure senza menzionare la motivazione della critica.

Teoria del gender: sì o no?

La cosiddetta «teoria del gender», nonostante la sua evidente forzatura ideologica che consiste nel sopravvalutare in modo determinante il dato culturale nella costruzione del maschile e del femminile con paradossali e grottesche negazioni della realtà, esercita tuttavia una letale fascinazione nella attuale epoca tecnoliquida, tanto da permeare l'educazione sessuale nelle scuole al di là di ogni prudenza.
Verrebbe da dire: «Giù le mani dai bambini!»

Dopo il successo di Educare al femminile e al maschile (Paoline 20134), libro semplicemente basato sull'esposizione di ricerche scientifiche e sul buon senso, abbiamo deciso di tentare un salto di qualità: proporre una modalità di educazione sessuale, non tanto gender free, ma soprattutto basata sulle evidenze scientifiche e sulla realtà dei fatti. E così è nato Nati per essere liberi. Famiglia e scuola: educazione sessuale no-gender theory – da ottobre nelle librerie.

Il libro può apparire complesso da leggere, ma educatori, genitori, insegnanti e chiunque si occupi di bambini hanno il diritto e il dovere di essere informati adeguatamente sul tema scottante dello sviluppo sessuale e psicoaffettivo. Hanno soprattutto il dovere di abbandonare le derive ideologiche e di accogliere la concretezza e la realtà dei dati di fatto.

Una proposta di formazione e informazione

Riteniamo che la ideologia del gender, nel tentativo di combattere autentiche discriminazioni (tentativo del tutto condiviso da noi), nel suo sviluppo abbia generato la più macroscopica discriminazione della nostra epoca: non lasciare liberi i bimbi, obbligandoli a negare, a volte in modo grottesco, la differenza maschile femminile, attribuendo ogni differenza a una costruzione sociale da abbattere. Dimostreremo in questo libro che le cose non stanno così.

Il libro inizia con un capitolo puntuale e preciso: Commenti agli Standard per l'Educazione Sessuale in Europa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questo documento, esaltato dalla propaganda pro gender, è il grande, intoccabile totem, che nessuno osa criticare e che in Italia ha trovato acritica accettazione da parte delle istituzioni scolastiche, influenzando un colossale progetto di ri-educazione di insegnanti e di allievi, mascherato come una iniziativa di lotta alla discriminazione. Chi avrà la pazienza di leggere il capitolo scoprirà che il totem si può e forse si deve abbattere, almeno nelle sue parti ideologiche.

Il secondo capitolo, Un sistema teorico di riferimento, ha il compito di colmare la lacuna lasciata dal documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che si fonda su un vacuum teorico, e di gettare le fondamenta sulle quali si basano le nostre proposte educative. È questo il compito del terzo capitolo, Il Progetto Pioneer, una nuova proposta formativa. Infine un'ultima considerazione: il libro si fonda su una ricchissima bibliografia scientifica. Non è un appesantimento inutile: è la dimostrazione che la scienza non può essere appiattita sul teorema gender, anche se oggi, apparentemente, questo sembra essere il pensiero dominante.

Il nostro desiderio è quello di fornire un contributo alla verità, al di là delle ideologie.

 

TONINO CANTELMI, psichiatra e psicoterapeuta, è professore di psicopatologia presso la Pontificia Università Gregoriana ed è il direttore della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo-interpersonale. È stato il primo ricercatore italiano a occuparsi di Internet Addiction (dipendenza da Internet) e dell'impatto della tecnologia digitale sullo sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini. Per Paoline ha pubblicato (con Marco Scicchitano) Educare al femminile e al maschile (2013). www.toninocantelmi.it.

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