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GMG: non dimentichiamo Cracovia GMG "no limits"... un mese dopo

Pubblicato in Paoline e Giovani
Scritto da 
31 Ago 2016

Cosa resta della Giornata Mondiale della Gioventù a distanza di un mese? È stata una gmg senza limiti? Qualche riflessione "Paolina" da chi c'è stato e qualche augurio, soprattutto a vivere e ricordare, a tutti i giovani presenti o meno.

Avevamo proposto, nel nostro articolo Appuntamento a Cracovia: GMG "no limits", di "vivere con noi la Giornata Mondiale della Gioventù senza limiti di età, di spazi e luoghi, di tempi e soprattutto senza limiti di... amore". Forse sembrerà un atteggiamento un po' datato e noioso per i più giovani, ma personalmente mi è sempre utile, dopo un'esperienza, fare una specie di verifica (ok, la parola fa paura...); diciamo che non è tanto una conta delle cose giuste o sbagliate che ho fatto o che mi sono capitate ma più un'occasione per non perdere nel tempo quanto vissuto. Vorrei farlo anche per questa esperienza e per renderlo meno "pesante" userò gli emoticons.

pensando la gmgIl nostro è un periodo di attentati e di terrorismo e non possiamo dimenticare come il mese di luglio sia stato caratterizzato di diversi episodi di violenza. Eppure i tanti giovani presenti non hanno avuto paura, hanno dimostrato con la loro partecipazione un desiderio di andare avanti, di futuro e, sicuramente con sfumature diverse, di una fede che sa rischiare per essere testimone di gioia. Questo mi fa pensare che è possibile la fede anche nella vita quotidiana.

• Pollice altissimo per Papa Francesco! Ok, lo sappiamo, sa coinvolgere le folle, sa parlare ai giovani in modo semplice, sa farsi vicino alle persone con gesti concreti. Ma la mia riflessione si ferma alle parole pronunciate. Ancora oggi ho chiare alcune parole e frasi con cui ha spronato tutti.

"Nell'ultimo versetto che abbiamo ascoltato, si parla, infine, di un libro: è il Vangelo, nel quale non sono stati scritti i molti altri segni compiuti da Gesù. Dopo il grande segno della sua misericordia, potremmo intendere, non è stato più necessario aggiungere altro. C'è però ancora una sfida, c'è spazio per i segni compiuti da noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito dell'amore e siamo chiamati a diffondere la misericordia. Si potrebbe dire che il Vangelo, libro vivente della misericordia di Dio, che va letto e riletto continuamente, ha ancora delle pagine bianche in fondo: rimane un libro aperto, che siamo chiamati a scrivere con lo stesso stile, compiendo cioè opere di misericordia. Vi domando, cari fratelli e sorelle: le pagine del libro di ciascuno di voi, come sono?" (Santa messa con religiose, religiosi, consacrati e seminaristi polacchi - sabato 30 luglio 2016).

"Ma nella vita c'è un'altra paralisi ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICITÀ con un DIVANO / KANAPA! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. La "divano-felicità" è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù. "E perché succede questo, Padre?". Perché a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti?" (Veglia di preghiera con i giovani  - sabato, 30 luglio 2016).

Quello che rimane è un invito forte, non certo lusinghiero o semplice da seguire, ma che ha il sapore di qualcosa per cui vale la pena spendersi, che ha il profumo del Vangelo e la vicinanza di Gesù e nello stesso tempo il desiderio di una vita felice per tutti.

Pensando la gmgMi fermo a pensare, invece, sospendendo il giudizio, all'uso dei mezzi di comunicazione. È chiaro che questa è stata la gmg degli smartphone o simili, di whatsapp e facebook aggiornati in tempo reale. Da Paolina ho sempre guardato con attenzione, interesse e grande entusiasmo alle possibilità di comunicare e soprattutto di condividere anche a distanza, per vie inedite. Questa è la mia vocazione e la potenzialità di tutti questi mezzi.
Mi interroga però il rischio che la nostra vita, e quella dei giovani sia sempre vissuta attraverso uno schermo: è più importante a volte per loro fotografare il Papa che vivere il momento del suo passaggio; è più urgente postare la foto del cammino che viverne l'esperienza,... A volte ho la sensazione che sia una comunicazione senza interiorizzazione. Come valorizzare questo nostro ambiente digitale senza farci rubare il gusto di giocarci in prima persona?

• Ho molto riflettuto anche sul Vangelo nella vita dei nostri giovani. È risaputo che i tempi della gmg sono molto stretti, le cose da vedere sono tante, gli incontri e gli spostamenti occupano tanto tempo ed è bello e giusto così. Però mi chiedo: noi educatori, animatori siamo capaci di trasmettere il desiderio, il piacere di leggere il Vangelo, di meditarlo e di trasformarlo in vita? A parte alcune esperienze intense di preghiera in alcuni luoghi particolari, non ho percepito l'esigenza di confrontarsi tra giovani sul Vangelo.

Pensando la gmgPollice in basso per la mancanza di tenere vivo il ricordo. A un mese sfogliando i social network, ascoltando i giovani che si preparano a tornare a scuola o al lavoro, fatico a trovare traccia di Cracovia. Se un'esperienza straordinaria non viene ricordata, non entra nell'ordinario allora rischia di perdersi. L'augurio per tutti è di coltivare il ricordo, riprendere immagini, parole, sensazioni, per farle rivivere in noi perché così possiamo crescere nella vita e nella fede altrimenti semplicemente tutto passa e il vento del tempo cancellerà presto anche le orme belle. Portate con voi, dopo un po' di silenzio, almeno un ricordo che sia un mattone per costruire il futuro.

 

Veronica Bernasconi

Figlia di San Paolo (paoline), ha studiato presso la Facoltà di Lettere dell'Università Statale di Milano e ha conseguito la laurea specialistica in Cultura e linguaggi della comunicazione.

È impegnata da alcuni anni nelle Librerie Paoline e nella pastorale vocazionale.

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