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I lettori testimoni della fede/4 Il ministero del lettore nella lturgia

Pubblicato in Liturgia e sacramenti
Scritto da  Emmanuela Viviano
10 Mar 2017

Nel III secolo dell'era cristiana il ministero del lettore ha vissuto il suo apogeo; dalle lettere di molte figure eminenti della chiesa antica si comprende che questo servizio era tenuto in grande considerazione.

L'epoca d'oro del lettorato. L'epistolario di Cipriano (249-258) offre preziose indicazioni sulla elezione, i compiti, lo stato dei lettori nella Chiesa di Cartagine. Dalle sue lettere possiamo dedurre una chiara idea della stima che la Chiesa antica aveva per il ministero del lettore. Esistevano due gradi di lettori: quelli che coadiuvavano i presbiteri-catechisti nella preparazione dei catecumeni e i lettori veri e propri, cioè quelli istituiti dal vescovo con il parere di tutta la comunità. Il loro compito specifico era la lettura dei testi sacri durante la liturgia, compresa la lettura del Vangelo. Solo nel IV secolo si stabilirà che il Vangelo venga letto dal diacono.

Dai lettori si esigeva una vita esemplare, conforme a quella Parola divina che essi proclamavano davanti a tutti. Nella Lettera 29 Cipriano annuncia: «Sappiate che ho fatto lettore Saturo e suddiacono Ottato, il confessore. Entrambi già da prima, per comune deliberazione, li avevamo avviati al clero: a Saturo infatti nel giorno di Pasqua avevamo affidato per due volte l'incarico della lettura, mentre Ottato lo avevamo costituito tra i lettori dei maestri dei catecumeni quando di recente abbiamo esaminato diligentemente i lettori da affiancare ai presbiteri maestri per accertarci se avessero tutti i requisiti richiesti in coloro che si preparano a entrare nel clero» . Da ciò risulta che nelle assemblee liturgiche di Cartagine il ruolo del lettore era svolto di norma da ministri istituiti, anche se in situazioni di emergenza potevano subentrare lettori straordinari. Era sempre il vescovo a designare questi lettori e ciò dice l'importanza che si attribuiva a tale ministero. Nella Lettera 38 Cipriano si scusa di aver dovuto procedere all'istituzione di Aurelio (un laico arrestato durante la persecuzione, che ha avuto il coraggio di professare la sua fede) senza previa consultazione della comunità e spiega il motivo della decisione:

«Nel conferimento degli uffici ecclesiastici, fratelli carissimi, siamo soliti sentire in anticipo il vostro parere e soppesare con comune deliberazione la condotta e i meriti dei singoli. Ma non è necessario richiedere umane testimonianze quando ci sono già stati tanti segni dell'approvazione divina. Il nostro fratello Aurelio, giovane nobile, è stato già provato dal Signore ed è caro a Dio; ancora fresco negli anni è già avanzato nella considerazione del coraggio e della fede; è tra gli inferiori, se si considera la sua età, ma tra i superiori per l'onore: qui ha sostenuto un duplice combattimento, per due volte chiamato a confessare la fede e per due volte gloriosamente vittorioso con la sua confessione. [...] Un tale uomo avrebbe meritato un grado più avanzato e una maggiore promozione nell'ordinamento ecclesiastico, a stimarlo, non dagli anni, ma dai meriti. Per il momento tuttavia abbiamo deciso farlo iniziare dall'ufficio del lettorato. Niente infatti è più consono alla voce che ha confessato Dio con gloriosa testimonianza che risuonare nella proclamazione delle divine letture; e dopo le parole sublimi che hanno professato la testimonianza di Cristo su cui si formarono i martiri; e dopo il palco del tribunale, salire sull'ambone, là esposto allo sguardo di una turba di pagani, qui allo sguardo dei fratelli, là ascoltato con diffidenza dalla folla che lo circondava, qui ascoltato con gioia dalla comunità dei fratelli. Sappiate pertanto, fratelli amatissimi, che costui è stato istituito lettore da me e dai colleghi che erano presenti. So che voi volentieri accoglierete questo evento, perché il vostro desiderio è che di persone così ne vengano istituite il più possibile nella nostra Chiesa. E poiché sempre la gioia affretta le cose e la letizia non può sopportare gli indugi, frattanto, nel giorno del Signore egli ha iniziato a leggere per noi, e così l'inaugurazione del suo ufficio di lettore è una buona promessa di pace». [...]

Come lampade

paoline sabatto lampade casa san paoloQueste antiche testimonianze ci trasmettono preziose informazioni che attestano, in un certo senso, come il III secolo sia il periodo dell'apogeo del lettorato, prima della sua decadenza. La Scrittura era proclamata da un luogo visibile e sopraelevato, come ancora lascia intendere Cipriano nella Lettera 39:«Bisognava che la lampada fosse posta sul candelabro, da dove fa luce a tutti, e che il loro volto glorioso fosse posto in un luogo più alto: così, potendo essere visti da tutti i circostanti, saranno loro di sprone verso la gloria».

La scelta dei lettori era fatta dal vescovo, con la consultazione di tutta la comunità; da essi si esigeva una vita esemplare, conforme a quella Parola divina che proclamavano davanti a tutti. Inoltre il lettore doveva essere una persona istruita, esercitata nella decifrazione dei codici e dalla voce forte. Un'altra caratteristica dei primi secoli circa il lettorato sembra essere quella di creare lettori di giovane età. Sono molteplici le testimonianze in tal senso. La motivazione è di tipo funzionale: avendo i fanciulli una voce argentina ciò conferiva alla lettura particolare chiarezza, per cui si prestava meglio di ogni altra per farsi ascoltare in ambienti molto grandi e affollati come le basiliche. Ma vi era anche una motivazione di tipo morale-spirituale: la purezza e l'innocenza di vita.

Anche Commodiano, poeta dell'antichità cristiana (III-IV secolo), dedica un acrostico ai lectores , segno che avevano un posto di rilievo, anche se non direttivo, nella comunità: «Ammonisco alcuni lettori a dedicarsi soltanto al loro ufficio, a essere di sprone agli altri con l'esempio della vita, a fuggire le contese, come pure evitare le liti, a scolpirsi nel cuore il timore di Dio e a non essere mai superbi. Portate il giusto rispetto ai vostri superiori; rendetevi simili, o figli, a Cristo maestro. Siate come i gigli del campo, facendo il bene. Sarete beati, se metterete in pratica ciò che avete proclamato. Voi siete i fiori del popolo, voi siete le lampade di Cristo; custodite ciò che siete e potete ricordare» . I lettori appaiono come persone adulte incaricate dello specifico ministero della lettura liturgica; «lampade di Cristo» poste sul candelabro, devono risplendere con l'esempio della vita, tenendosi fuori dai contrasti che lacerano la comunità, evitando le contese e abbandonandosi alla Provvidenza come i gigli del campo. Si sottolinea ancora la coerenza tra la Parola proclamata e la vita.

test pddm vita in cristo ottobre 2015Brano tratto dall'articolo: I lettori testimoni della fede, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 10, dicembre 2015.
Per conoscere la rivista visita il sito pddm.it e clikka su: La Vita in Cristo e nella Chiesa.

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