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La formazione del lettore/3 Il ministero del lettore nella liturgia

Pubblicato in Liturgia e sacramenti
Scritto da 
24 Mar 2017


Ogni domenica – talvolta anche ogni giorno – i cristiani si radunano come Chiesa, al fine di accostarsi alla mensa della Parola e alla mensa del Pane di vita. Limitandoci in questa sede alla prima mensa, dobbiamo riconoscere che il ministro chiamato a imbandirla è eminentemente il lettore.

Ora, imbandire la mensa della Parola significa porgere ai convitati quel nutrimento buono e sostanzioso che è la Parola che esce dalla bocca di Dio. Da ciò consegue che non è possibile convocare l'assemblea se le portate di questo cibo spirituale non sono state confezionate a dovere e presentate come si conviene, vale a dire, fuor di metafora, se la proclamazione da parte del lettore lascia a desiderare.

Un tale comportamento suonerebbe doppiamente non rispettoso: per Dio che parla e per l'assemblea che si è radunata proprio per ascoltarlo. Per leggere in chiesa, davanti a un'assemblea, non è sufficiente avere dimestichezza con la parola scritta. La proclamazione sacrale rappresenta un genere proprio, che si distingue tanto dalla lettura privata quanto dalla declamazione che potrebbe fare un qualificato speaker radiofonico o un attore teatrale. Tale compito esige una prolungata formazione spirituale e un'accurata preparazione tecnica, né può essere preso alla leggera. Ogni volta che il lettore si appresta a leggere in chiesa, dovrà preparare accuratamente la lettura sul Lezionario stesso. 

Per proclamare la Parola di Dio davanti all'assemblea bisogna scandire, con voce chiara, tutte le sillabe, pronunciare in modo corretto e ad alta voce i nomi antichi e tutti i termini che esulano dal linguaggio quotidiano e porre in modo corretto gli accenti. Non di rado vi sono lettori che, mentre leggono, biascicano e mangiano sistematicamente le sillabe finali. Se a lettura terminata essi sono sazi, l'assemblea si ritrova ancora a digiuno, perché è nulla o ben poco quello che ha compreso. Per proclamare la Parola di Dio in chiesa occorre rispettare scrupolosamente i segni di interpunzione. Il punto fermo indica una pausa lunga, che dev'essere assolutamente fatta; il punto e virgola o i due punti segnalano che la pausa dev'essere di una discreta lunghezza; la virgola, paragonabile a un respiro, indica una pausa breve. Se proclamare il Vangelo o altri testi narrativi è relativamente facile, invece proclamare le letture dei profeti e soprattutto di san Paolo è difficilissimo. Per questo è di somma importanza che il lettore si preoccupi di familiarizzare l'occhio con la disposizione grafica del Lezionario. (...)

La Parola come miele

Bibbia Borso DEste1La lettura dev'essere annunciata tramite la titolatura consueta, senza aggiungervi la numerazione di capitoli e versetti. Oltre a non essere prevista, questa non è di utilità alcuna, dal momento che la trasmissione della fede dipende dall'ascolto (cf. Rm 10,17), né i fedeli sono tenuti a controllare su una copia personale della Bibbia la proclamazione a opera del lettore. Soprattutto si dovranno evitare le pre-titolature, cioè «Prima lettura» o «Seconda lettura», che il curatore del Lezionario ha ritenuto opportuno premettere alle relative pericopi. Si tratta di rubriche, vale a dire di titoli in rosso, che il lettore dovrà limitarsi a leggere con gli occhi, senza tuttavia pronunciarli.

Qualora non sia possibile eseguire il salmo responsoriale con il canto, conviene che sia letto da una persona diversa dal lettore, per aiutare l'assemblea a distinguerlo dalle letture. Esso è un canto di meditazione, nel senso che «favorisce la meditazione della Parola di Dio» (OGMR 61).

Si ricordi il lettore che il tempo impiegato nel preparare la lettura è per lui un tempo di grazia. Esso è affine alla ruminazione che il profeta Ezechiele e il veggente dell'Apocalisse furono chiamati a fare di quella Parola che nella loro bocca fu «dolce come il miele» (cf. Ez 3,3; Ap 10,9). Siccome prestare la propria bocca a Dio Padre è privilegio grande, il lettore è tenuto a fare il possibile e l'impossibile perché il prestito sia degno di Colui cui la Parola appartiene.

test pddm vita in cristo ottobre 2015Brano tratto dall'articolo: La Parola dolce come il miele, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 3, marzo 2017.
Per conoscere la rivista visita il sito pddm.it e clikka su: La Vita in Cristo e nella Chiesa.

Emmanuela Viviano

Religiosa della Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, ha conseguito la Licenza in Liturgia al Pontificio Istituto liturgico S. Anselmo; attualmente è redattore-capo della Rivista di formazione liturgica e informazione «La vita in Cristo e nella Chiesa», socia del CAL (Centro Azione Liturgica) e membro della Consulta dell'Ufficio Liturgico Nazionale (CEI) per il settore delle riviste.

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