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Affaticati e vincenti III Domenica del Tempo di Quaresima - Anno A -2017

Pubblicato in Vangelo della domenica
Scritto da 
16 Mar 2017
Letture del giorno
Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
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Terza Domenica di Quaresima. Gesù e la Samaritana sono i due personaggi su cui confrontarci in questa settimana. Gesù stanco e affaticato; la Samaritana piena di forze, spigliata... Gesù non rimane nella sua situazione di stanchezza, dona l'"acqua viva", la donna trova in sé forze nuove, abbandona la sua anfora e diventa missionaria. E noi?

Come tutti i racconti dell'evangelista Giovanni, anche quello dell'incontro tra Gesù e la samaritana si presta alle più svariate interpretazioni e riflessioni, tutte profonde e spiritualmente importanti. In tutte, comunque, evocato potentemente dal segno dell'acqua, non può mancare il riferimento al battesimo, non da ricevere (come anticamente avveniva per i catecumeni), ma da riprendere in mano e da vivere in maniera adulta e consapevole, in modo non solo da reggere il confronto con le sfide della società attuale, ma da ritrovare nuove ed efficaci capacità di testimonianza. La nostra riflessione, questa settimana, sceglie una strada semplice e concreta, quasi giornalistica, partendo dai due protagonisti del racconto e dai loro atteggiamenti.

Gesù 
E' seduto vicino a un pozzo, stanco e assetato. Non può dissetarsi perché il pozzo è profondo, e non ha un secchio per attingere l'acqua. Stanco e assetato. Non è così che siamo abituati a pensarlo, e non è così che ci piace pensarlo. Però l'evangelista ce lo presenta così. E non dobbiamo temere di pensarlo così.

La donna samaritana
Lei è il suo contrario. Non più giovane, a meno che i cinque mariti non sia morti in pochi giorni uno dietro l'altro, ma ancora in forze, aitante, spigliata con una punta di arroganza, sicura di sé, attrezzata di anfora e secchio per attingere l'acqua dal pozzo.

Gesù sembra l'immagine della Chiesa di oggi. Di ogni comunità cristiana di oggi. Di ogni cristiano singolo. Tutti stanchi e poveri di potere e strumenti.
La samaritana richiama "il mondo" di oggi ("mondo" come inteso dall'evangelista Giovanni, cioè come l'umanità che non accetta il creatore). La donna non ha regole da seguire, ma desideri da soddisfare e opportunità da prendere e lasciare: cinque mariti e un compagno di passaggio. E non ha convinzioni religiose assodate: chiede quale sia il luogo più giusto per adorare Dio, ma più che altro per tirarsi fuori dall'imbarazzo nel quale Gesù l'ha fatta cadere.

Gesù è debole, la samaritana è forte. La Chiesa è debole, il "mondo" è forte. Stanca e senza strumenti la prima, sicuro di sé e potente il secondo. Pensiamo a papa Francesco che continua a chiedere a tutti e dovunque accoglienza e misericordia, mentre il "mondo" non fa che creare divisioni e costruire muri. Il papa. E noi? Gli appelli del papa conquistano quanto meno per qualche giorno spazio e attenzione nei media. Noi, invece (genitori, catechisti, sacerdoti...) non ci si fila proprio nessuno, e i nostri tentativi di portare "acqua che zampilla per la vita eterna" in famiglia e in parrocchia sembrano proprio cadere nel vuoto della più scoraggiante indifferenza.

Chiesa debole e "mondo" forte. Verrebbe da scoraggiarsi, o addirittura da lamentarsi come gli Ebrei a Massa e Meriba, quando tentarono Dio, dubitando della sua capacità di far sgorgare l'acqua dalla roccia, pretendendo il suo intervento: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?". Sì, verrebbe da scoraggiarsi. Invece...

Invece cosa fa Gesù? Appena gli si offre la possibilità di dare l'"acqua viva" alla donna, dimentica la stanchezza, la sete e la fame (rifiuterà il cibo del quale i discepoli erano andati a fare provvista: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera"), così il racconto finisce a parti rovesciate: Gesù dona, disseta la donna, e quella  abbandona la sua anfora e diventa missionaria: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?".

Niente scoraggiamento, perciò, e nessuna resa alla stanchezza. E' proprio dalle difficoltà che devono nascere nuove energie. Vivere il battesimo nel "mondo" di oggi è difficile come lo è stato nel "mondo" di ogni epoca. E se "il mondo" alza sempre nuovi ostacoli, la fede ha sempre nuova forza per superarli, perché questa forza non la si deve trovare chissà in quali pozzi profondi. Ci viene donata: è la grazia che ci è stata data nel battesimo per mezzo di Gesù Cristo. E in lui la speranza non delude.

Tonino Lasconi

Sacerdote parroco e autore di libri e spettacoli musicali dedicati al mondo della formazione dei ragazzi e di tutti coloro che vogliono crescere nella fede. Con il suo stile immediato si rivolge con efficacia sia agli educatori sia agli stessi giovani e giovanissimi.

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