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Mediatori della Parola Il ministero del lettore nella liturgia

Pubblicato in Liturgia e sacramenti
Scritto da 
12 Apr 2017

Il lettore liturgico è un po' come l'ultimo anello che permette alla Parola di Dio di giungere al popolo, offrendo la sua voce e i suoi mezzi di interpretazione affinché, mediante essi, si realizzi la «dimora» della Parola di Dio tra gli uomini.

La liturgia è il luogo in cui si manifesta la pluralità dei ministeri e l'identità della Chiesa, così come ben esprime la Costituzione liturgica: «C'è una speciale manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri» (SC, n. 41). Pertanto i ministeri liturgici nell'assemblea vanno visti come componenti della dimensione sacramentale dell'assemblea e della Chiesa stessa, che nell'assemblea liturgica si esprime, attuazione del sacerdozio comune dei battezzati. Questa è la nuova prospettiva di MQ, una strada in realtà solo abbozzata, che richiede ancora di essere percorsa. Da un punto di vista dottrinale MQ rappresenta una novità, poiché «anche i ministranti, i lettori, i commentatori e i membri della "schola cantorum" svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi. Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine» (SC, n. 29)

(...) Circa il ministero del lettore la situazione attuale mette in risalto il fatto che l'annuncio della Parola, nei giorni feriali e in quelli festivi, sia affidato a ministri straordinari, cioè non istituiti. È evidente una carenza di veritas: da una parte, i ministeri istituiti finalizzati quasi unicamente alla preparazione al diaconato e al presbiterato; dall'altra, quelli di fatto, svolti dai laici, uomini e soprattutto donne, che però non possono ricevere l'istituzione per l'annuncio della Parola. Forse sarebbe arrivato il tempo di modificare e aggiornare MQ in modo tale che si possa dare visibilmente una più decisa importanza al ministero del lettore: non più lettori istituiti ma temporanei e lettori/lettrici straordinari (in stragrande maggioranza) ma permanenti. Si tratta, inoltre, di rendere tutta la comunità ecclesiale consapevole dell'importanza e della responsabilità che il singolo assume quando proclama la Parola di Dio nella liturgia.

Segno  e voce

consegna parolaIl vero senso teologico del ruolo del lettore sta nel suo essere segno sacramentale che dona voce a Dio nell'assemblea e la prima forma di attualizzazione della Parola è quella da lui compiuta. Il lettore che proclama la Parola di Dio dall'ambone è icona della Chiesa che annuncia al mondo il Vangelo, la sua presenza e il suo ministero sono la risposta della Chiesa al mandato ricevuto: «Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo a ogni creatura» (Mt 16,15). Quella del lettore è una vocazione profetica: la sua esistenza trae origine e giustificazione dalla Parola che è chiamato ad annunciare mentre la proclama nell'assemblea liturgica. Il compito dei lettori di proclamare la Parola nell'assemblea è il segno sacramentale del loro ruolo di testimoni di quella stessa Parola nella vita del mondo. Si capisce allora come l'esperienza del lettorato richieda una coraggiosa assunzione di responsabilità perché il servizio alla Parola di Dio sia svolto con grande dignità e competenza. Sono troppi gli errori che denotano superficiale improvvisazione o non consapevolezza di ciò che si compie.

Come restituire credibilità e significato a un ministero così essenziale per la celebrazione? Forse un confronto con le Premesse al Lezionario permetterebbe di elaborare un progetto formativo tale da restituire al lettore dignità, competenza e solidità spirituale, strettamente relazionata al ministero che è chiamato a svolgere. L'economia divina ha disposto che la Parola sia alimento vitale del popolo di Dio, il quale non potrebbe sussistere senza questo cibo che è forza della fede: «La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (DV, n. 21).

La liturgia è pertanto il luogo privilegiato dove «Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera» (SC, n. 33). In questo dialogo vivente tra Dio e il suo popolo, che è annuncio efficace della Parola e risposta gioiosa della fede, il ministero del lettore appare come un servizio di mediazione, nel quale la funzione di colui che legge consiste nel farsi messaggero e portavoce della Parola di Dio. Il lettore liturgico è un po' come l'ultimo anello che permette alla Parola di Dio di giungere al popolo, offrendo la sua voce e i suoi mezzi di interpretazione affinché, mediante essi, si realizzi la «dimora» della Parola di Dio tra gli uomini. Il lettore appare come segno vivente della presenza del Signore nella sua Parola. Per amore di questa Parola e per riconoscenza a questo dono di Dio, egli deve fare uno sforzo diligente e mettere tutto l'impegno per essere segno adeguato ed efficace della Parola. Se la sua voce non suona, non risuonerà la Parola di Cristo; se la sua voce non si articola, la Parola resterà confusa; se non dà il senso, il popolo non potrà comprendere; se non dà la debita espressione, la Parola perderà parte della sua forza. Il ministero del lettore si colloca, pertanto, all'interno di una comunità ecclesiale raccolta attorno alla Parola di Dio e all'Eucaristia con la costante e viva tensione che la Parola «cresca e si moltiplichi il numero dei discepoli» (At 6,7).

test pddm vita in cristo ottobre 2015Brano tratto dall'articolo: I ministeri laicali nel Concilio Vaticano II, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 2, febbraio 2016.
Per conoscere la rivista visita il sito pddm.it e clikka su: La Vita in Cristo e nella Chiesa.

Emmanuela Viviano

Religiosa della Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, ha conseguito la Licenza in Liturgia al Pontificio Istituto liturgico S. Anselmo; attualmente è redattore-capo della Rivista di formazione liturgica e informazione «La vita in Cristo e nella Chiesa», socia del CAL (Centro Azione Liturgica) e membro della Consulta dell'Ufficio Liturgico Nazionale (CEI) per il settore delle riviste.

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