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Teologia dei ministeri Il ministero del lettore nella liturgia In evidenza

Pubblicato in Liturgia e sacramenti
Scritto da 
10 Lug 2017

La ministerialità dei laici costituisce uno degli aspetti qualificanti dell'ecclesiologia di comunione che del Magistero conciliare costituisce il principio unificante e qualificante.

Dal mistero della Chiesa scaturisce la chiamata rivolta a tutte le membra del corpo mistico affinché partecipino attivamente alla missione e all'edificazione del popolo di Dio, in una comunione organica secondo i diversi ministeri e carismi. Per approfondire in maniera adeguata il discorso sui ministeri laicali è necessario chiarire e assimilare i presupposti teologici che li postulano e li illuminano, risaltandone l'importanza e la ricchezza. Qualsiasi realtà o azione pastorale veramente significativa e feconda sotto il profilo pratico pone le sue radici in una riflessione teologica seria che abbia come riferimento imprescindibile la sacra Scrittura e il cammino teologico-dottrinale. Si tratta di comprendere come Cristo e la sua comunità hanno vissuto la ministerialità e quale luce ne promana per l'oggi della Chiesa. Il termine διαϰονία /ministerium indica il ministero come realtà di servizio. Questo concetto greco, considerato sinonimo di schiavitù in senso dispregiativo, diventa emblema di Cristo, servo per eccellenza del Padre e degli uomini. Il ministero di Cristo è fondamento di ogni ministerialità cristiana che consiste nel servizio reso agli uomini nelle cose che riguardano Dio. Tale fondamento ha il suo culmine nel mistero pasquale: Cristo è venuto per servire e dare la sua vita (cf. Mt 20,28; Mc 10,45; Lc 22,27).

Così la Chiesa, suo mistico corpo, è chiamata a servire tra il già e il non ancora, in tensione cioè tra la realtà incarnata e il regno cui è destinata.
Dalla realtà fondante di Cristo mediatore, pontefice e sacerdote che raggiunge nel mistero pasquale il suo culmine di servizio fedele a Dio e agliuomini, possiamo dedurre una teologia dei ministeri. Ci sembra di poter individuare tre dimensioni portanti che sottendono lo sviluppo teologico sulla ministerialità: una dimensione cristologica, una dimensione pneumatologica e una dimensione ecclesiologica.

Dimensione cristologica

Cristo è il criterio, la norma, il modello che determina la pluralità dei ministeri nella Chiesa. «I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell'unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all'incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente» (LG, n. 33). È l'essere membra dell'unico corpo di Cristo che fa dei laici dei ministri, dei servi, così come era servo Cristo stesso. Pertanto, la ministerialità laicale si fonda sull'inserimento dei fedeli nel mistero di Cristo attuato nei sacramenti del battesimo e della confermazione, dai quali deriva la partecipazione di ogni battezzato al ministero profetico, sacerdotale e regale di Cristo. Uno è il ministero ed è quello di Cristo, mentre sono diverse le partecipazioni e le collaborazioni a questo unico ministero e una di queste è la ministerialità laicale. È la διαϰονία di Cristo il principio costitutivo ed esemplare dei ministeri ecclesiali (cf. 1 Cor 12,4; Ef 4,12). Più volte Cristo ha parlato di sé e della sua missione facendo ricorso a immagini belle e significative che mettono in luce l'impegnativa complessità della missione stessa. Sono le immagini del Cristo servo-pastoresacerdote che illuminano la precisa fisionomia della missione e della vita del popolo di Dio e la prospettiva essenziale dei ministeri e della spiritualità che li anima.

Cristo servo

pddm viviano teologia ministeri 1Sono tre i brani evangelici che si riferiscono maggiormente alla categoria di Cristo-servo: Mc 10,42-45; Gv 13,12-15; Lc 12,37. Cristo, applicando e realizzando in sé la categoria di servo, si presenta come uno che svolge il suo compito a servizio di qualcuno e come uno che è a totale dipendenza, nell'essere e nell'agire, dal suo padrone. I termini che Cristo applica a se stesso per esprimere la sua entità di servo sono due: δοῦλος (cf. Mc 10,44; Gv 13,16; Lc 12,37) e διάϰονος (cf. Mc 10,43; Mc 10,45; Lc 12,37). Il termine δουλεύω 1 significa prestare opera di servo e di schiavo. L'accento poggia sulla servitù, sulla sottomissione di chi serve. Per i Greci il servire è qualcosa di indegno; dominare, e non servire, è degno di un uomo. Un servizio è apprezzato solo quando è tributato allo Stato, mentre per il pensiero greco il fine della vita umana sta nel perfetto sviluppo della propria personalità; esso è chiuso a ogni senso di servizio al prossimo. Il pensiero orientale comprende molto più profondamente il senso del servizio, non vede nel servire qualcosa di indegno per se stesso. Il rapporto del servitore con il signore è un dato di fatto che esso accetta, specie quando si tratta di servire un gran signore. Ciò vale particolarmente per il rapporto dell'uomo con Dio (...).

 

test pddm vita in cristo ottobre 2015Brano tratto dall'articolo: Teologia dei ministeri, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 4, aprile 2016.
Per conoscere la rivista visita il sito pddm.it e clikka su: La Vita in Cristo e nella Chiesa.

 

Emmanuela Viviano

Religiosa della Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, ha conseguito la Licenza in Liturgia al Pontificio Istituto liturgico S. Anselmo; attualmente è redattore-capo della Rivista di formazione liturgica e informazione «La vita in Cristo e nella Chiesa», socia del CAL (Centro Azione Liturgica) e membro della Consulta dell'Ufficio Liturgico Nazionale (CEI) per il settore delle riviste.

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