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L'amore vicendevole XXIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2017 In evidenza

Pubblicato in Vangelo della domenica
Scritto da 
07 Set 2017
Letture del giorno
Ez 33,1-7-9; Sal 94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20
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In questa XXIII domenica del tempo ordinario San Paolo risveglia la nostra attenzione sul comandamento dell'amore, compimento di tutta la legge e tratto distintivo della comunità cristiana.

"Pienezza della Legge è la carità", scrive san Paolo, infatti tutti comandamenti: «non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

La liturgia della domenica ci ripropone continuamente questo messaggio, che percorre tutta la Bibbia, trovando "pieno compimento" nel Vangelo, e indicazioni pratiche nelle Lettere degli Apostoli, tanto da rischiare la disattenzione da assuefazione. Se cedessimo a questo atteggiamento, commetteremmo un errore gravissimo, perché:

1. se questo richiamo percorre tutta la Bibbia, significa che il comandamento dell'amore è sempre a rischio: non si mette un segnale di pericolo dove il pericolo non c'è. D'altronde, basta pensare a ciò che accade anche in questi giorni, sia a livello mondiale con il minaccioso spauracchio delle armi atomiche, sia a livello di vita vissuta con l'efferatezza dei fatti di cronaca.
2. Se, uscendo dal sentimentalismo poetico che accompagna la super inflazionata parola "amore", ne analizziamo i significati concreti, ci accorgiamo che il comandamento tocca ambiti che spesso sfuggono alla nostra attenzione e al nostro impegno. E' il caso dell'"amore vicendevole", cioè quello che viene richiesto a coloro che vivono all'interno della stessa comunità, che in questa domenica san Paolo ci ricorda tanto importante da fargli dire: "Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole".

Il richiamo dell'apostolo è importantissimo, perché noi cristiani, che nessuno può rimproverare per scarsità di amore verso i poveri e i bisognosi (la Caritas!), non siamo altrettanto bravi a volerci bene tra di noi con amore vicendevole. Nelle nostre comunità (parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi e perfino conventi), l'amore tra fratelli e sorelle in Cristo non è così forte come quello verso "gli altri".

Attenzione, perciò, a ciò che dichiara Dio al profeta Ezechiele e a ciascuno di noi: "O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele"... se qualcuno sbaglia, tu avvertilo, altrimenti diventi corresponsabile del male che fa.

Attenzione, soprattutto a ciò che afferma Gesù: "Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano".

Questo è l'amore vicendevole che si esprime nella correzione fraterna, che è entrata e praticata pochissimo nella vita della comunità cristiana, dove avviene l'esatto contrario: chi sbaglia, lo viene a sapere dalle voci che gli girano intorno, che gli vengono riferite, dai si dice.

Senza correzione fraterna, però, cioè senza la garanzia che l'amore vicendevole è più forte degli interessi personali, delle ambizioni, delle posizioni da difendere, la comunità cristiana indebolisce o perde la sua capacità di testimoniare la possibilità di vivere volendosi bene. Così anche la sua carità verso i poveri e i deboli diventa poco credibile ed esemplare, rischiando di diventare semplice umanitarismo, spesso di facciata, come quella di calciatori, cantanti e attori che organizzano "eventi" contro i tumori, o, peggio, strumentale come quella dei politici prima delle votazioni.

La correzione fraterna è difficilissima, tanto è vero che pare sia stata una delle penitenze per ottenere l'assoluzione dei peccati, essa, però, oltre a essere la garanzia che il nostro amore per gli altri è quello che Gesù ci chiede, ci libera dalla responsabilità tremenda di diventare complici del male. Dice Dio a Ezechiele e a noi: «Se io dico al malvagio: "Malvagio, tu morirai", e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te». Dice Gesù: se colui che tu correggi "ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello".

Tonino Lasconi

Sacerdote parroco e autore di libri e spettacoli musicali dedicati al mondo della formazione dei ragazzi e di tutti coloro che vogliono crescere nella fede. Con il suo stile immediato si rivolge con efficacia sia agli educatori sia agli stessi giovani e giovanissimi.

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