Articoli
Librerie
Eventi
Contenuto sito

Il Lettore: fondamenti biblici Il ministero del lettore nella liturgia In evidenza

Pubblicato in Liturgia e sacramenti
Scritto da 
11 Ott 2017

La descrizione più articolata di una celebrazione veterotestamentaria della Parola di Dio è quella che si legge nel libro di Neemia 8,1-8, mentre nella figura di Isaia possiamo scorgere la vocazione profetica del lettore, chiamato ad essere "bocca di Dio".

Sotto gli stimoli intensi di una fame spirituale, durata quanto l'esilio, e persuasi che solo la Parola di Dio è in grado di colmare la loro attesa, i reduci dalla deportazione convengono «come un solo uomo» (Ne 8,1) nello stesso giorno, «il primo giorno del settimo mese», e nello stesso luogo, «sulla piazza davanti alla porta delle Acque» (Ne 8,2). I convenuti si rivolgono a colui che della Parola è il depositario ufficiale.

Richiesto di intervenire secondo la specificità del suo ministero, lo scriba Esdra porta il rotolo della Legge davanti all'assemblea, descritta nelle sue distinte componenti: «gli uomini, le donne e quanti erano capaci di intendere» (Ne 8,2.3) Quella di Esdra non è una lettura breve e frettolosa, fatta tanto per adempiere una rubrica che la prescrive: «Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno» (Ne 8,3). Essendo la lettura del libro la ragione del raduno, essa è una lettura ampia e solenne, che sa darsi il tempo necessario e non teme di occupare metà della giornata.

Il verbo leggere corrisponderebbe al latino clamare (= gridare ad alta voce) e pro-clamare (= gridare davanti a un'assemblea). Ciò vuol dire che la lettura liturgica va intesa come una pro-clamazione, cioè una lettura finalizzata principalmente all'assemblea che ascolta. Nel momento cultuale non c'è spazio per la lettura privata o personale, neppure per quella che spesso oggi avviene nelle nostre chiese quando si fa uso, durante la liturgia della Parola, di foglietti o di altri sussidi leggendo per conto proprio invece di ascoltare. Fatta eccezione per le serie difficoltà di udito, non può essere giustificata la lettura privata dei testi biblici durante la proclamazione comunitaria della Parola di Dio, anche perché si renderebbe inutile l'impegno del lettore e fittizia la sua funzione ministeriale.

Nella liturgia della Parola descritta da Ne 8,1-8, alla proclamazione del lettore i presenti reagiscono con la tensione di tutta la persona, che si manifesta nella partecipazione dei sensi: «Tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge» (Ne 8,3), «Tutto il popolo si alzò in piedi» (Ne 8,5). Oggetto dell'attenzione è «il Libro della Legge», la cui apertura, ripetutamente sottolineata, va ben oltre la materialità del gesto. Questo «aprire il Libro» è gesto denso di dimensione teologica, dal momento che il lettore sta effettivamente per prestare la propria bocca a Dio, ponendolo quindi in condizione di parlare al suo popolo. Senza la sua mediazione gli orecchi resterebbero incapaci di ascolto e lo scritto privo di destinatari.

Il racconto non manca di menzionare il palco ligneo, «che avevano costruito per l'occorrenza» (Ne 8,4). Su questo primo rudimentale ambone prende posto il lettore, e con lui una folta schiera di notabili che lo assistono nell'esercizio delle sue funzioni. Sono elencati distintamente i nomi dei sei personaggi che stanno alla destra di Esdra: «Mattitia, Sema, Anaià, Uria, Chelkia e Maasia» (Ne 8,4) e dei sette che sono alla sua sinistra: «Pedaià, Misaele, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullàm» (Ne 8,4). Inoltre sono riportati i nomi di altri tredici personaggi: «Giosuè, Banì, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maasia, Kelità, Azaria, Iozabàd, Canan, Pelaià» qualificati come leviti, con l'incarico di «spiegare la legge al popolo» (Ne 8,7). Si tratta verosimilmente dei traduttori che, al testo in ebraico proclamato dal lettore, affiancano, versetto per versetto, la versione in aramaico. Solo a questo punto, cioè dopo che è stato accuratamente precisato il ruolo che a ognuno compete (il lettore che proclama, i notabili che assistono, i leviti che traducono e fanno intendere, l'assemblea che ascolta e intende), ha inizio la lettura. Il risultato di questo largo concorso di ministeri è assai confortante, poiché tutti «comprendevano la lettura» (Ne 8,8). Si sono radunati per «comprendere l'ascolto» della Legge. Ecco dunque che «comprendono» pienamente quella Parola in vista della quale si sono radunati.

La vocazione profetica del lettore

vocazione di isaia vetrataNel racconto della vocazione del profeta Isaia (Is 6,1-9) possiamo scorgere, in modo speculare, la vocazione profetica del lettore, chiamato a essere bocca di Dio, voce della Chiesa. Il Signore è raffigurato come un re, «seduto su un trono alto ed elevato» (Is 6,1), nella magnificenza del suo tempio celeste, attorniato dalla vociferante corte angelica che ne proclama senza posa la santità. All'udire l'acclamazione «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti» (Is 6,3), il profeta avverte uno smarrimento esistenziale e, convinto della propria profanità, grida: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito» (Is 6,5). All'istante, sulla base del riconoscimento della sua incapacità a stare dinanzi a Dio, la bocca del profeta viene purificata da uno dei serafini con «un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare» (Is 6,6).

A questo punto assistiamo a un rovesciamento repentino di situazione. Dio, il Signore delle schiere, il grande re, tutto santità e potenza, dice: «Chi manderò e chi andrà per noi?» (Is 6,8). In tutta la corte celeste non si trova alcuno in grado di far fronte alla debolezza avvertita da Dio all'infuori di Isaia, il quale, cosciente di essere divenuto indispensabile, esclama: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Quindi Dio notifica al suo porta-parola il messaggio che dovrà proclamare (cf. Is 6,9-13).

 

test pddm vita in cristo ottobre 2015Brano tratto dall'articolo: Il ministero del lettore nella litugia. Fondamenti biblici nell'Antico e nel Nuovo testamento, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 6, giugno-luglio 2016. Per conoscere la rivista visita la pagina di Pddm.it: Rivista-Archivio e la pagina di Paolinestore.it: La Vita in Cristo e nella Chiesa.

Emmanuela Viviano

Religiosa della Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, ha conseguito la Licenza in Liturgia al Pontificio Istituto liturgico S. Anselmo; attualmente è redattore-capo della Rivista di formazione liturgica e informazione «La vita in Cristo e nella Chiesa», socia del CAL (Centro Azione Liturgica) e membro della Consulta dell'Ufficio Liturgico Nazionale (CEI) per il settore delle riviste.

Newsletter