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A che serve pregare?

Pubblicato in Coltivare lo spirito
Scritto da  Nadia Bonaldo
31 Gen 2017

Che cos'è la preghiera? Le nostre preghiere sono davvero esaudite? Perché le persone pregano? Sono domande molto frequenti e le risposte più belle scaturiscono dalle esperienze di vita, come quella che ci narra sr Nadia Bonaldo.

In questi giorni mi sento sollecitata a dire qualcosa sulla preghiera e condividere, in semplicità, la mia esperienza quotidiana. Ho compreso che la preghiera:

1. Non è una macchinetta a gettoni: più ne metto più rischio di vincere qualcosa. Fuori metafora, più recito rosari o altre novene più Dio, indifferente e distratto e ora spazientito, mi ascolta e mi esaudisce.

2. Non cambia la realtà degli eventi ma mi aiuta a trasformarmi interiormente, perché mi affido, mi apro, mi rendo disponibile ad accogliere e decifrare i messaggi che la Vita mi lancia.

3. Non significa dire solo "preghiere" (queste possono aiutarmi quando non ho più parole e pensieri miei, mi sento vuota, incapace di rivolgermi a qualcuno e allora faccio mie le parole di altri) ma "diventare preghiera", al singolare, cioè riuscire a rimanere sempre in contatto con Dio, qualunque cosa stia facendo.

4. È un'azione attiva anche se è necessario il raccoglimento, il silenzio, la disposizione interiore per mettermi in sintonia con il divino e questo può essere scambiato per passività e inerzia.

5. È l'azione più rivoluzionaria che posso compiere perché non risponde a criteri utilitaristici immediati. È azione gratuita, disinteressata, è tempo dedicato all'altro senza attendere una gratificazione, senza vedere un risultato.

paoline bonaldo preghiera b16. É accettare di essere impotente e fragile e ridimensiona la mia sete di grandezza, di voler salvare il mondo. Sì, vorrei essere dappertutto, aiutare tutti, essere balsamo per molte ferite, come dice Etty Hillesum, ma non sono onnipotente e anche se riesco a fare qualcosa è solo una goccia in un oceano immenso di bisogni e necessità.

7. Credo che i benefici della mia preghiera (apertura, disponibilità, conversione del cuore, della mente, della vita) raggiungeranno tutti perché credo nella comunione dei santi (cioè fra tutti, viventi e non, senza distinzione), credo nella circolarità del Bene.

8. Prego perché ho bisogno di "ascoltare" la sua voce (non di dire parole perché Lui sa ciò di cui hanno bisogno i suoi figli), di sentirmi avvolta dal suo sguardo per dare un senso a tutto ciò che accade in me e intorno a me. E lo faccio anche per quelle persone che non hanno più la forza di farlo. E Lui risponde, sempre. Non come vorrei io, troppo facile. Ma lasciando dei segni che io devo cogliere e leggere. E così imparo l'arte di stare al mondo in maniera non indifferente e superficiale, ma attenta e consapevole.

9. Quando dico a una persona: "Sì, pregherò per te" e accetto una sua richiesta di preghiera significa, per me, cercare di comprendere la sua situazione di vita in questo momento particolare e leggerla alla luce della Parola di Dio, e chiedermi cosa può significare per la persona questa vicenda che sta vivendo. Chiedo allo Spirito di illuminarmi, di far fiorire in me le parole adatte per esserle di sostegno in un prossimo eventuale incontro. Se questo non lo faccio nella preghiera, nel silenzio, nell'ascolto, nello svuotamento dei miei pensieri e pregiudizi, le mie parole suoneranno vuote, senza partecipazione e condivisione. A questa persona, a questa realtà invece ho dedicato il mio tempo (una cosa preziosissima).

10. A qualsiasi persona che mi chiede: "Prega per me" io dirò sempre: "Sì, lo farò, contaci" non perché credo che la sua situazione di vita, in forza delle mie preghiere, si risolverà con un tocco di bacchetta magica, ma perché io ho bisogno di mettermi in ascolto e di comprendere l'appello che Dio, la Vita (chiamiamolo come vogliamo) mi lancia continuamente attraverso quella persona o quell'evento.

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