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Pellegrini verso Fatima ... un invito ad andare In evidenza

Pubblicato in Viaggi dello spirito
Scritto da  Antonio Rego
21 Apr 2017

Sono un pellegrino. Siamo pellegrini. E non siamo soli. Nel santuario di Fatima ci sono molti pellegrini. Ma collegati alla radio, alla televisione e a internet ce ne sono molti di più. Per questo noi ci uniamo a questa avventura spirituale e ognuno di noi può dire: «Sono un pellegrino».

Stiamo cercando le stesse cose: il meglio dentro di noi, per deporlo ai piedi della Vergine Maria, nostra Madre. Lei è con noi, ci avvolge in una folla che la cerca con lo sguardo, nelle processioni che percorre, nelle parole che sussurra a ognuno. A tutti.

Chi sei tu, pellegrino?

Le mani giunte come un bambino, il giovane, maschio o femmina, con la sua generazione impressa nel volto, nei vestiti, nella pettinatura, nello sguardo che agli adulti sembra estraneo. Ma tutti cercano la tenerezza della Madre. Nessuno di noi vive senza affetti.
Vedo uomini dalle mani callose e rovinate dai molti timoni che guidano nella vita e dalla molta terra che aprono per la semina. O le mani che si consumano nella scrittura delle parole e nella produzione artistica, e abbozzano il soprannaturale e la Vergine con l'acutezza dei grandi pittori. O le mani dello scultore che lavora la pietra per far nascere un volto, con lo stesso vigore di chi regge le ruspe che aprono rocce. O le mani che costruiscono navi, aprono strade, innalzano ponti. O quelle di coloro che lavorano la filigrana o mettono un pizzico di condimento in un alimento.

Le mani.

A Fatima le mani parlano, muovendo i fazzoletti e l'emozione, supplicando, ringraziando.
Esse stesse sono scolpite dal lavoro, nella varietà dei mestieri del mondo, e non fanno che continuare il primo giorno della creazione.
Ma qui reggono solamente un semplice rosario dove i grani scorrono come gocce di sudore e lacrime di chi guadagna il pane con la dignità del lavoro.
Potremmo continuare: le mani del dottore che fanno miracoli quasi uguali a quelli di Gesù, rialzando gli zoppi e offrendo coraggio agli sfiduciati. O le mani di professori che puntano fari dove non si vede nulla, oppure digitano con leggerezza su schermi che sembrano pensanti.
Tutti i mestieri del mondo richiedono mani e innalzano «monumenti». Come quelle della donna che danno un tocco femminile a ogni oggetto che prendono. Nelle arti, nelle lettere, nei figli. Queste mani sono qui a Fatima e contribuiscono a sollevare il mondo per collocarlo ai piedi della Vergine. Qui assumono solo forma di offerta e preghiera.
Non posso dimenticare una giovane che percorreva in ginocchio il lungo corridoio del piazzale della preghiera e, stampato sulla maglietta, aveva un artista rock senza il benché minimo aspetto di un santo. A fianco, la figlia, piccolina, affrettava il passo per accompagnarla, sostenendo la madre e appoggiandosi a lei. Era una richiesta, un ringraziamento?

Quali speranze c'erano in quello sguardo che sapeva da dove veniva e a chi si rivolgeva?

Allargando l'orizzonte, io stesso mi sono identificato in ogni volto che non sembrava vedere altro che il soprannaturale con il quale spontaneamente si incrociava. Senza tempo da perdere in alcunché se non in quell'atmosfera di celebrazione che neppure riempiva il piazzale, ma dava la risposta giusta alla grande domanda posta da ogni viandante.

Chi sono costoro che si sono messi in cammino, hanno lasciato tutto per affidarsi al gesto semplice di pregare e cantare ciò che di più bello, sublime, complesso, aspro e drammatico c'è nella vita?
Come descrivere la gioia di chi ha deposto le armi per sentire tenero e profondo l'abbraccio di pace, anche di uno sconosciuto lì al proprio fianco?
Siamo tutti stanchi di notizie di violenza, sparatorie, accoltellamenti, aggressioni, nei luoghi più remoti del pianeta, così come nel nostro Paese. Non si contano le perdite che ha causato il nemico o quelli che sono caduti in combattimento.

Mani alzate verso il cielo

La vita ci ha già insegnato che siamo vivi grazie alla semplice misericordia di Dio. Tutti noi che viviamo in questo tempo sentiamo che ora si ingaggia una nuova lotta nel mondo, un'altra guerra mondiale, come ha affermato papa Francesco, dove gli eserciti si schierano in modo differente e dove è coinvolta l'anima di ogni cittadino del mondo. Giungono al nostro orecchio le grida di tanti disperati e il pianto del bimbo appena nato che fa sperare in un mondo nuovo.
A Fatima si attualizza il messaggio della Madre del cielo: «Pregate per ottenere la pace per il mondo».
E con i fazzoletti bianchi alzati, acquistiamo forza per far abbassare le armi. Come Mosè sulla cima del colle (cfr. Es 17,8-11), non abbasseremo le braccia. Per questo ci sosteniamo gli uni gli altri.

Non so definire il pellegrino ideale. Né forse saprò chi sono io in questa processione. Ma vado, come tutti i pellegrini, a visitare questi luoghi dove forse incontrerò la luce che sale sulla cima della montagna.
Andiamo nella giusta direzione.
Siamo sotto lo sguardo di Maria, la Madre di Gesù.

Antonio Rego, come compagno di cammino, ha costruito un piccolo libro su Fatima... un libro che può essere letto secondo l'ordine che detta il cuore, dove ogni pagina può essere la prima e l'ultima. Non avremo tra le mani una guida ricca di informazioni, ma appunti dello Spirito che possono accompagnare il nostro personale viaggio interiore verso Dio.
Stiamo cercando le stesse cose: il meglio dentro di noi, per deporlo ai piedi della Vergine Maria, nostra Madre. Lei è con noi, ci avvolge in una folla che la cerca con lo sguardo, nelle processioni che percorre, nelle parole che sussurra a ognuno. A tutti.

9788831548557 p

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