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Padre Turoldo, predicatore, liturgista e poeta

Pubblicato in Biografie
Scritto da 
15 Nov 2016

Nel suo saggio sulla figura di David Maria Turoldo, Paolo Zanini sottolinea la fede nella persona umana, come immagine di Dio sulla terra, come chiave per comprendere le polarità e le sfaccettature di questo grande profeta del nostro tempo.

Turoldo, nella sua intensa attività, fu predicatore, liturgista, poeta, iniziatore di attività editoriali, saggista prolifico, polemista facondo, religioso dalla vita esemplare ma controversa, esponente e cantore della Resistenza. Innumerevoli furono le avventure e le iniziative cui prese parte. Fin dalla giovanile adesione alla Resistenza e al sodalizio de « L'Uomo », infatti, egli fu attivo in numerosi ambiti, culturali e politici. La stagione del convento di San Carlo e della Corsia dei Servi fu segnata dal legame con Nomadelfia e dall'idea di un cristianesimo capace di incarnarsi nel mondo contemporaneo. Negli anni successivi, nonostante l'allontanamento da Milano, egli continuò una intensa produzione intellettuale, arricchendola, anzi, di nuove prospettive e aprendosi alle tematiche internazionali. Frequentò la Firenze di Giorgio La Pira, osservando da vicino e partecipando agli straordinari fermenti allora presenti nella città; compì lunghi viaggi attraverso l'Europa e l'America; vide crollare gli ultimi imperi coloniali e assistette al sorgere scomposto e tumultuoso del Terzo mondo. Fu, infine, osservatore attento e simpatetico delle innovazioni conciliari e dell'opera di Giovanni XXIII. Alla morte del quale contribuì a dare vita all'esperienza, tutt'ora attiva, del Priorato di Sant'Egidio di Fontanella di Sotto il Monte (Bergamo).

A partire da quel momento, nonostante avesse fissato la propria residenza in un luogo così appartato, la sua presenza nel dibattito pubblico fu ancor più viva, attraverso le numerosissime collaborazioni giornalistiche e la presenza su radio e televisioni. A questa attività intensissima, Turoldo affiancò una produzione letteraria fuori dal comune come quantità e in grado di raggiungere notevoli vette liriche e artistiche, anche se piuttosto discontinua ed eterogenea. Numerosissimi furono i giornali, le riviste, i fogli e i bollettini con cui collaborò, fedele a una predicazione della parola, della cui importanza rimase sempre persuaso. Anche gli ultimi anni della vita, pur segnati dalla lotta contro la malattia, così, lo videro intento a un lavoro febbrile, attento tanto all'attualità quanto alla spiritualità e alla poesia. E proprio allora egli, di fronte al dilemma della prima guerra del Golfo, lanciò un ultimo e disperato grido in favore della pace, che rappresentò la conclusione di un impegno pacifista dai marcati tratti terzomondisti, che era divenuto via via più intenso nel corso dei decenni. L'attenzione per il Sud del mondo rappresentò, infatti, una delle più marcate caratteristiche di Turoldo e, pur non andando immune da errori di valutazione anche rilevanti, costituì uno degli aspetti più innovativi, preziosi e ricchi di conseguenze della sua predicazione. (...)

Fede in Dio e nell'umanità

Tutte le posizioni che Turoldo espresse nel corso della sua vita, sia quelle più teoriche sia quelle legate ad avvenimenti e aspetti più contingenti, appaiono in bilico tra due polarità differenti e fra loro molto distanti. Da un lato, la grande apertura a una concezione laica della fede religiosa, intesa come fermento individuale, piuttosto che come caratterizzazione sociale e politica. Donde la contrarietà e il fastidio per il tentativo di « riconquista » cattolica della società, seguito alla conclusione della seconda guerra mondiale e al trionfo elettorale democristiano del 18 aprile 1948, e le coraggiose posizioni assunte negli anni Settanta in occasione dei referendum su divorzio e aborto. Dall'altro, la costante polemica contro molti aspetti della modernità pare ricondurre alla formazione di Turoldo e a quel clima intransigente, ancora ben presente nel mondo cattolico degli anni Venti e Trenta del Novecento, che trovava nell'avversione allo Stato e nella diffidenza per l'organizzazione politica uno dei suoi caratteri distintivi.

Ciò che in Turoldo univa e teneva legate, sia pure attraverso inevitabili contraddizioni, queste due polarità era la sua fede nella persona umana, intesa come immagine di Dio su questa terra. Una fiducia che rappresenta il fil rouge di tutta la vita del servita e che appare particolarmente evidente in alcuni episodi. Dall'adesione al movimento resistenziale, dettata da motivazioni antropologiche ancora prima che politiche, e non casualmente concretizzatasi nel movimento de«L'Uomo», alla volontà, oltre trent'anni dopo, di appoggiare, in occasione del sequestro Moro, la trattativa a oltranza, criticando aspramente la linea della fermezza scelta dal governo. Un modo per sottolineare come la vita di un uomo, di qualunque uomo, venisse prima di qualsiasi «ragion di Stato». Questa attenzione per le persone, concretamente intese, piuttosto che per le astrazioni, che egli riteneva proprie della concezione laico-idealistica, affondava le sue radici nella tradizione cattolica italiana, ma era anche un diretto portato del profondo influsso della cultura cattolica francese attorno alla metà del secolo e, in particolare, della lezione di Emmanuel Mounier (1905-1950). Essa, in ogni caso, può essere considerata la cifra distintiva di Turoldo e la motivazione prima di gran parte delle sue posizioni politiche e sociali.

Da: David Maria Turoldo. Nella storia religiosa e politica del Novecento, di Paolo Zanini, Paoline.

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David Maria Turoldo

Un profilo sintetico ma documentato, secondo criteri scientifici, di una figura chiave nella cultura cattolica italiana della seconda metà del Novecento.


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