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Marcello Candia, uomo di Dio

Pubblicato in Protagonisti
Scritto da  Flaminia Morando
10 Apr 2017

Chi è Marcello Candia? La risposta più breve è quella di Giovanni Paolo II: « Marcello Candia! Che persona straordinaria! ». Uomo dal cuore d'oro, industriale e laico cristiano, la cui radicalità mette in crisi il nostro modo di credere.

«Posso aver sbagliato tutto, ma sono certo di aver fatto due cose giuste: i Carmeli dove le suore pregano e la Fondazione per la continuità delle opere»: l'aveva detto alle suore del Carmelo e l'aveva ripetuto ad Angelo Sironi prima di morire. «Io servirò i poveri anche da morto, attraverso tanti amici»: l'aveva detto a suor Palma Lomboni, la suora di Maria Bambina che ha assistito Marcello fino alla fine.

Vero. La Fondazione che Marcello ha fondato due anni prima di morire ha avverato la sua profezia: Marcello continua a servire i poveri dal cielo attraverso gli amici della Fondazione che porta il suo nome, che ha sede in Italia e in Svizzera, e opera in Brasile. Come faceva Marcello.

«Io servirò i poveri anche da morto»

Ogni anno dieci, dodicimila persone versano copiosi contributi per le opere della Fondazione. La metà di questa somma viene da piccole offerte di cento, duecento, cinquecento euro, ma ci sono alcuni che fanno donazioni enormi o che nel testamento lasciano alla Fondazione proprietà immobiliari che vengono immediatamente vendute per realizzare nuovi progetti.

I progetti all'attivo sono un'ottantina, tutti vitali e funzionanti: ospedali per i poveri, case per disabili, lebbrosari, scuole agricole, poliambulatori per bambini malati di tumore, centri per bambini denutriti e per ragazze a rischio, centri di recupero per ragazze e ragazzi di strada, scuole per ragazzi in difficoltà, accoglienze per ragazze senza famiglia, case per anziani e disabili...

Prima di investire soldi, la Fondazione valuta attentamente ogni progetto. Come diceva Marcello: il bene bisogna farlo bene. Le cose bisogna vederle, toccarle, guardare negli occhi le persone.

«Riceviamo dai missionari moltissime richieste di aiuto. Ma non diamo i soldi a caso. Il Consiglio della Fondazione fa una prima valutazione, poi io stesso con uno o due consiglieri andiamo in Brasile e in un viaggio a ritmo serrato mettiamo a fuoco i progetti, chi ce li propone, se e come si dedica ai poveri, se ci sono garanzie sufficienti di continuità dell'opera. Se un progetto ci convince, si procede. Dopo lo stanziamento della somma, torniamo due volte all'anno, a maggio e a novembre, per verificare il work in progress e infine per inaugurare l'opera, che affidiamo nelle mani di chi la porterà avanti», dice Gianmarco Liva, attuale presidente della Fondazione.

Come faceva Marcello: la Fondazione infatti non gestisce le opere che finanzia. Trova i soldi per costruirle e avviarle poi le dà da gestire alla congregazione o all'associazione che ha chiesto l'aiuto economico per realizzare il progetto. La stessa filosofia di Marcello: «Io Fondazione aiuto te congregazione o associazione laica perché stai già dedicandoti a una certa miseria, e lo stai facendo in ambienti non adeguati, con molto disagio, con scarsi mezzi. Ti costruisco una casa ben fatta e tu mi garantisci che andrà avanti e funzionerà, se no sono soldi buttati via. La nostra Fondazione collabora con congregazioni e associazioni già esistenti perché garantiscano la continuità. Insomma, i soldi che raccogliamo li mettiamo nelle mani dei missionari che hanno il cuore ma non hanno il denaro. La sinergia fra la generosità delle persone e il cuore, la forza di dedizione dei missionari, creano un connubio meraviglioso, che ha permesso alla Fondazione di avere sempre più credibilità. È misterioso, ma stiamo sempre più crescendo».

Nulla conservare!

Niente di quanto viene donato, dai cinquanta euro all'appartamento, viene messo «da parte». Tutto quello che la Fondazione riceve viene immediatamente tradotto in opere. «Non diciamo mai: su tre appartamenti che riceviamo in eredità, uno teniamolo da parte, non si sa mai! No, come faceva Marcello, la nostra filosofia è trasformare in realizzazioni fino all'ultimo spicciolo. Per Gesù ciò che si dà è l'unica "borsa" che non invecchia e non marcisce (cfr. Lc 12,33)».
Il non-accumulo è una caratteristica della Fondazione: i poveri ci sono oggi e non possono aspettare.
Come la gestione dei conti, rigorosissima: pubblicazione dei bilanci, revisori dei conti che controllano che i soldi ricevuti vengano tutti spesi. Spesso i contribuenti sono degli sconosciuti che però «conoscono noi. Sanno come lavoriamo».
La Fondazione porta l'impronta del rigore lombardo di Marcello Candia e dei suoi amici Gaetano e Giuseppe Lazzati.

A Gaetano, commercialista tutto d'un pezzo, nato in una vera famiglia milanese dove non girava neanche un centesimo che non fosse dichiarato, il giorno prima di morire Marcello aveva affidato la Fondazione perché continuasse.
Giuseppe, rettore dell'Università Cattolica, fondatore dell'associazione laicale della Regalità di Cristo, oggi dichiarato Venerabile, è stato il grande teorico del ruolo dei laici nella Chiesa al tempo del Concilio.
La scelta di vita di Marcello riflette il pensiero di Lazzati, che insisteva sulla piena partecipazione dei laici all'unica missione evangelizzatrice della Chiesa: il laico è chiamato a essere fermento all'interno della vita del mondo, a contribuire dal di dentro alla sua santificazione (cfr. Lumen gentium 31-32).

Io sono un laico

Come diceva Marcello? «Io sono consacrato in virtù del mio battesimo. Sono un laico poverino». Ce ne fossero di laici poverini come lui.
È stato uno dei pochi ricchi cristiani a essersi spogliato di un grande patrimonio per investirlo nei poveri.
Uno dei rari laici che non ha voluto fondare nessuna congregazione.
Uno degli ancora più rari cristiani che ha ceduto alle congregazioni già esistenti sul territorio le opere che lui aveva realizzato per i poveri perché le gestissero, con immensa fiducia nella loro fede e nella loro competenza.
Il primo laico ad aver portato un Carmelo all'Equatore.

Uno dei pochi ad aver creato una Fondazione che dopo la sua morte invece di languire è cresciuta e continua a crescere in modo miracoloso. Un battezzato che per tutta la vita, attraverso le opere, ha alimentato la fede, per scoprire continuamente che le opere fioriscono da sole dalla fede. E nella continua, incessante e faticosa rincorsa delle opere attraverso la fede e della fede attraverso le opere, Marcello è diventato un uomo di Dio.
Ce ne fossero di viri Dei, di uomini di Dio, capaci di compiere simili miracoli. Miracoli reali, che parlano alla sensibilità dell'uomo moderno più dei fenomeni inspiegabili.

Dall'introduzione al testo Marcello Candia. «Un uomo dal cuore d'oro», di Flaminia Morandi (Paoline 2017).

9788831548359 p

Marcello Candia
Un uomo dal cuore d'oro

Il premio Motta della bontà, assegnato a Marcello Candia nel 1970 per la sua azione missionaria, lo aveva definito: Uomo dal cuore d'oro. Il libro ripercorre la vita (1916-1983) del ricco industriale di Milano, che ha dato tutto ciò che aveva per i poveri dell'Amazzonia.

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