| [ANDREA PACINI] |  |
Le religioni e la sfida del pluralismo Alla ricerca di orizzonti comuni2 Novembre 2009Alcune domande, rivolte ad Andrea Pacini, su pluralismo religioso nell’attuale contesto sociale, campi su cui ricercare orizzonti comuni, tipo di educazione necessaria per una convivenza pacifica e costruttiva.

1. Il recente volume, da Lei curato, Le religioni e la sfida del pluralismo, ha un interessante sottotitolo: Alla ricerca di orizzonti comuni. Quanto è fattibile questa ricerca in un contesto storico in cui il pluralismo religioso sembra essere all’origine di tensioni e ambivalenze?
E' certamente vero che il pluralismo religioso origina tensioni e ambivalenze: nelle società in cui tale pluralismo è un fenomeno recente, come in Italia e in Europa, tali tensioni nascono spesso perché l'incontro con le nuove forme di diversità, che sono un fatto reale, non può non presentare anche aspetti problematici.
Non si tratta solo di vincere pregiudizi, ma anche e soprattutto di conoscere le nuove forme di diversità religiosa e fare loro conoscere la tradizione religiosa storicamente presente in Italia da due millenni - il cristianesimo - per elaborare percorsi di mutua conoscenza, rispetto, collaborazione.
Nelle società di antico pluralismo religioso, come le società arabe contemporanee, le tensioni nascono dal fatto che storicamente la religione maggioritaria ha tollerato le comunità religiose minoritarie, ma imponendo loro uno statuto di subalternità giuridica e sociale. Oggi la richiesta di godere dei diritti connessi a una cittadinanza egualitaria si scontra contro modelli di gestione del pluralismo del passato.
La ricerca di orizzonti comuni è resa possibile dal pluralismo esistente all'interno di ogni tradizione religiosa. In ogni tradizione religiosa sono concretamente presenti persone - intellettuali, responsabili di vario tipo - che lavorano per un'interpretazione della propria tradizione aperta al dialogo e alla convergenza con le altre espressioni religiose. Certo vi sono anche coloro che lavorano in senso opposto, per affermare, talora con la violenza, il predominio di una religione deprezzando le altre: questo avviene soprattutto quando la dimensione politica o nazionalista si intreccia con il fattore religioso. Tuttavia il pluralismo esistente all'interno delle diverse tradizioni è garanzia concreta che un percorso di convergenza su orizzonti comuni è possibile.
2. Dal suo punto di vista, quali sono i campi su cui le religioni possono trovare orizzonti comuni?
Certamente il vasto e articolato ambito della morale è un campo fertile in cui è possibile raggiungere convergenze profonde. In questa prospettiva la convergenza sui diritti fondamentali dell'uomo e sulla fondamentale dignità della persona umana è una acquisizione fondamentale da raggiungere e il processo che porta a questo è in atto. Ma anche l'ambito della spiritualità è importante e fondamentale: le religioni, come dice il Vaticano II, sono risposte agli enigmi profondi dell'esistenza, cercano di dire quale sia il senso della vita e della storia. In questa ricerca non raramente viene intercettata anche dalle religioni non cristiane qualche luce di grazia. Infine vi è il vasto ambito della collaborazione per la giustizia, per la promozione umana, per la pace, da tradurre in progetti e iniziative concreti.
3. Come può essere considerato il pluralismo religioso all’interno di una religione monoteistica che, per natura sua, si adopererà sempre per l’ortodossia dei propri dogmi, tradizioni, usi e costumi?
Oggi da alcuni storici e filosofi si inneggia al politeismo come vera garanzia del pluralismo religioso e culturale, dimenticando, mi sembra, che il politeismo non ha impedito la persecuzione di forme religiose nuove o dissonanti rispetto a quelle tradizionali nel passato (si pensi alle persecuzioni contro i cristiani durante l'epoca imperiale romana), né la impedisce oggi: si pensi alle persecuzioni contro i cristiani nell'India contemporanea ad opera dei nazionalisti hindu: l'hinduismo non può certo annoverarsi tout court come religione monoteista.
Credo del tutto normale e doveroso che ogni forma religiosa tenda a custodire i propri dogmi. Tale custodia può però essere attuata in forma aggressiva ed escludente rispetto alle diversità religiose o, invece, in forma dialogica. L'attuale teologia delle religioni in ambito cattolico non intende certamente sminuire l'identità salvifica di Gesù Cristo e la sua centralità, ma mostrare come l'unicità della mediazione salvifica di Cristo è all'origine ed include gli elementi di "santità e di grazia" presenti nelle tradizioni religiose non cristiane e nel vissuto dei loro membri. D'altra parte è anche legittimo puntualizzare quanto di incompatibile si riscontra tra la verità della rivelazione cristiana e le dottrine di altre religioni, senza per questo negare il dialogo, ma, anzi, assumendolo in forma critica e costruttiva.
4. Quale educazione pensa sia urgente per una convivenza in una società sempre più pluralistica per presenze, culture, religioni?
Credo che sia importante promuovere una conoscenza approfondita in primo luogo della propria tradizione religiosa in prospettiva dialogica. L'insegnamento fondamentalista di qualsiasi religione non può che creare fratture e tensioni nella società. In secondo luogo è importante offrire una certa conoscenza anche delle tradizioni religiose diverse dalla propria, soprattutto se seguite da altri membri della medesima società. In terzo luogo è importante trasmettere una educazione umanistica che valorizzi la dignità dell'uomo come persona, e i valori civili che si articolano a partire da tale acquisizione centrale.
Andrea Pacini
Alla ricerca di orizzonti comuni
Scarica l'intervistaLe altre interviste di: ANDREA PACINI
Chiesa e Islam in Italia
Esperienze e prospettive di dialogo
8 Ottobre 2008