Perché questo libro?
Sembrerebbe inutile presentare il Natale. Una festa così coinvolgente chi non la conosce! La pubblicità ne comincia a parlare due mesi prima. Infatti, c’è il rischio che la gente, soprattutto i ragazzi, conoscano il Natale soltanto da quello che dice la pubblicità, che non ha certamente il fine di far conoscere il significato profondo della festa, ma quello di sfruttare i suoi elementi più appariscenti per vendere e fare profitti. Possiamo lasciare il Natale in mano alla pubblicità? No. Ecco spiegato lo scopo del libro: partire dalla “scuola” della pubblicità, nonché delle tradizioni dalle quali essa prende spunto, per condurre al significato profondo della festa.
Il libro è rivolto ai ragazzi, oppure anche agli adulti?
Ai ragazzi e agli adulti, soprattutto a quelli che, o in famiglia, o in parrocchia, o a scuola, sentono il dovere educativo nei confronti dei ragazzi. Se, infatti, i ragazzi possono avere l’opportunità di integrare le conoscenze televisive e tradizionali con incontri di catechesi in parrocchia, o con qualche insegnante in gamba a scuola, molti adulti rischiano di andare avanti soltanto da quello che hanno sempre fatto per tradizione, peggiorato dalla presentazione consumistica dei mass-media.
Quali le caratteristiche del libro?
Non è una lezione che parte dai contenuti teologici, liturgici, storici per arrivare all’oggi della festa, ma parte da come i ragazzi conoscono la festa per aiutarli a camminare insieme verso i significati più profondi.
Un’altra caratteristica che ritengo molto importante è che nel libro è completamente assente ogni forma di recriminazione e lamentela verso la deriva consumistica e festaiola del Natale. Al contrario, si parte proprio dal Natale così come la gente, anche quella lontana da una fede matura, o addirittura dalla fede, lo vive, per scoprire in questo approccio imperfetto e parziale i significati profondi che fanno del Natale una celebrazione che risponde ai bisogni profondi presenti in tutti: la luce, il dono, la gioia di stare insieme. I cristiani dei primi secoli hanno innestato il Natale di Gesù su feste nate da queste primordiali e insostituibili esigenze. Queste esigenze, avvertite per lo più in modo inconscio, vanno fatte diventare coscienti, perché è su di esse che il senso autentico del Natale può tornare a prevalere sui significati esteriori e consumistici.
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