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Interviste
       
De Paoli Maurizio - paoline
[MAURIZIO DE PAOLI]
Antonio Rosmini
Maestro e profeta
15 Novembre 2007
Rosmini intende rivolgersi all’uomo nella sua interezza, un impasto indivisibile di mente e cuore, ragionamenti ed emozioni. Rosmini avvertì in modo acuto soprattutto il bisogno per la cultura occidentale di tenere unite ragione e fede, Vangelo e progresso, mondo naturale e soprannaturale, scienza e fede.
   

A un secolo e mezzo dalla morte, Antonio Rosmini viene dichiarato “beato”. E’ vero – come qualcuno ha scritto - che questa beatificazione segna la riconciliazione tra la storia civile e quella religiosa del nostro Paese? «Condivido questo giudizio, espresso dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. È infatti opinione corrente che il nostro Risorgimento si sia realizzato “senza” l’apporto o addirittura ”contro” la Chiesa. Rosmini entra invece di diritto nella pinacoteca dei grandi protagonisti risorgimentali, con il suo amore profondo per l’Italia e la sua adesione ai valori risorgimentali di indipendenza e unità. Il percorso che lui delineava era quello di un federalismo solidale, che puntasse a riunificare l’Italia dalle Alpi alla Sicilia, conservando e valorizzando le diversità culturali e sociali della Penisola. Se Cattaneo è considerato, a gusta ragione, il padre del federalismo laico, Rosmini (con Gioberti) può esser ritenuto il più convinto sostenitore del federalismo cattolico, un federalismo che non divide, ma unisce quell’Italia variegata che lui definiva “dei cento dialetti”».
 
Rosmini ha saputo dare una grande attenzione ai pensatori della sua epoca per comunicare la dottrina cristiana; ha saputo accostarsi a Dio attraverso la scienza e la filosofia; ha speso la vita proprio per dimostrare che fede e ragione non sono inconciliabili. Un presuntuoso o un uomo lungimirante pieno dello spirito del Vangelo?
«Rosmini realizza nella sua opera in maniera profetica e convincente quell’unità di fede e ragione che Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio definisce come le “due ali che portano l’uomo alla conquista della verità”. Rosmini intende rivolgersi all’uomo nella sua interezza, un impasto indivisibile di mente e cuore, ragionamenti ed emozioni. Rosmini avvertì in modo acuto soprattutto il bisogno per la cultura occidentale di tenere unite ragione e fede, Vangelo e progresso, mondo naturale e soprannaturale, scienza e fede. Capì che la storia moderna correva il rischio di chiudere l’uomo in se stesso, in nome della ragione; cioè di staccarlo dal trascendente, di ripiegarlo sulle sue proprie forze, di convincerlo a foggiarsi la vita senza avere bisogno di Dio. Un cammino di morte e nichilismo, che avrebbe portato allo smarrimento dell’intelligenza ed alla perdita dei valori etici e spirituali. Un insegnamento che è tuttora validissimo».
 
Parole come: cultura, dialogo, linguaggio, a noi famigliari a partire dal Concilio Vaticano II, Rosmini le ha usate molto prima. Possiamo definire questo “beato” un precursore di grandi svolte capito in… ritardo dalla chiesa?
«Rosmini è sicuramente un “uomo di dialogo”. Dentro e fuori la Chiesa. Intuì ad esempio la necessità di quel profondo “rinnovamento” che avrebbe trovato piena eco solo un secolo dopo la sua morte nei dibattiti e nei documenti del Concilio Vaticano II. Sul piano filosofico non fu un iconoclasta del passato: piuttosto un cercatore d’oro che cercava nei grandi pensatori idee e spunti ancora attuali, separandoli con chiarezza dagli errori. Sul piano politico, vedeva nel dialogo tra le grandi potenze del suo tempo l’unico antidoto alle guerre e alle rivoluzioni. Per Rosmini la cultura è poi il terreno sul quale confrontare idee e opinioni differenti senza tuttavia mai cadere nel relativismo, perché fonda il suo complesso pensiero alla pietra miliare del Vangelo e della verità oggettiva».
 
Quale eredità Rosmini lascia alla chiesa, ai cristiani?
«Al di là della sua sterminata opera filosofica, teologica, giuridica, pedagogica e politica, Rosmini lascia in eredità la sua santità, fatta di coerenza eroica al Vangelo. E, soprattutto, ci lascia la chiave di lettura di tutta la sua vita: la carità, fondamento e orizzonte della sua esistenza. Una carità che, ancora una volta fedele alla sua visione unitaria dell’uomo, Rosmini ha indicato come carità corporale, intellettuale e spirituale».

 



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