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RIVISTA: CATECHISTI PARROCCHIALI

Mensile a colori, di formazione e metodologia per catechisti, con un inserto tematico per riflettere e interagire con ragazzi e adolescenti.
pp. 48, € 2.00

   
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Notte di luce

aprile 2009 - n. 4
Dossier: Ragazzi & dintorniInserto di Catechisti ParrocchialiTemperanzaaprile 2009 - n. 4

Sommario:

Editoriale
Notte di luce
[Gabriella Collesei]
Il tempo pasquale è un’occasione per guardare, con uno sguardo rinnovato, una realtà che può apparire, soprattutto in tempi di crisi, oscura e minacciosa. Particolarmente attuale ed efficace risulta l’annuncio della luce, simbolo della presenza di Gesù risorto in mezzo a noi.
 
L’IC dei fanciulli e dei ragazzi – Il tempo del catecumenato (terza fase)
Il Signore apre la via della vita
[Silvia Zanconato – M. Rosaria Attanasio]
Seguendo le donne al sepolcro, si ripercorrono le tappe di quella incredibile scoperta che ha rimesso in moto le speranze dell’umanità. Dalla tomba vuota si propaga l’annuncio della risurrezione di Gesù attraversando i secoli fino a oggi. La dinamica «I segni della salvezza» consente un approccio più diretto ai simboli pasquali.

Sussidi Liturgici
Incontri con il Risorto
[M. Rosaria Attanasio]
Una via lucis per il tempo pasquale, in sei tappe, che ripercorre le apparizioni di Gesù alle donne e ai discepoli, alla luce della parola di Paolo, nell’Anno a lui dedicato.

Conoscere la Bibbia
Il Risorto apre all’intelligenza dei Salmi
[Renato de Zan]
I salmi ricorrono frequentemente sulla bocca di Gesù, che li ha meditati e pregati lungo il corso della sua vita. La comunità cristiana continua la sua preghiera e, mediante i salmi, medita sulla persona, sulla missione e sul mistero pasquale del Risorto.
 
Sulle orme di Paolo
«Scrivo a voi…»
[Rosalba Manes]
La dedizione di Paolo alle comunità cristiane continua e si rafforza anche dopo la sua partenza. Mediante le lettere che con cura e sollecitudine l’Apostolo scrive alle Chiese, egli continua ad annunciare il Vangelo, a seguire i progressi e a correggere la vita di fede dei credenti.

Liturgia della vita
In ascolto della Parola
[Roberto Laurita]
Il Dio di Gesù si è comunicato a noi per chiamarci a una relazione d’amore. Egli si rivolge a noi per mezzo della sua Parola, cerca e attende una risposta d’amore. Scopo della liturgia cristiana è quello di farci entrare nel circuito vivo di un rapporto che cambia la vita.

Narrazione e catechesi
La casa del racconto [leggi l'articolo]
[Marco Campedelli]
Ogni buon racconto può essere descritto con la metafora della «casa»; attraverso di esso si può ripercorrere la stanza della memoria, della narrazione e della compassione.

Identikit del catechista
Lucia, «la trottolina»
[Francesco Aprile]
Ogni parrocchia ha la sua «Lucia», sempre presente, praticamente indispensabile; eppure, corre il rischio di cadere in un attivismo sfrenato che non tiene conto dei tempi lunghi necessari al dialogo educativo. Anche noi dobbiamo considerare con attenzione il nostro servizio ecclesiale, perché sia purificato dalla tentazione del «fare».

Comunicare con sprint
Il cinema in parrocchia
[Rosario Carello]
In parrocchia si possono dedicare spazi e tempi alla proiezione di film. Applicando poche, ma necessarie regole, è possibile fare dell’esperienza del cineforum una vera occasione di crescita spirituale che coinvolge in modo intelligente i grandi e i bambini.
 
Catechisti protagonisti
Esperienza di catechesi multimediale
[Francesca Liguori]
Basta poco per trasformare la catechesi in una realtà con una marcia in più. Il gruppo di catechisti della parrocchia di Corigliano Calabro ha sperimentato con efficacia un percorso di catechesi coinvolgente ed evocativo; settimanalmente i fanciulli possono confrontarsi  e interagire con «un libro multimediale» fatto di karaoke e di immagini attraenti che facilitano l’interiorizzazione della parola di Dio.

Spazio corrispondenza
SOS catechisti
[Tonino Lasconi]
Don Tonino suggerisce alcuni interessanti strumenti per aiutare i ragazzi a conoscere meglio i racconti e i personaggi della Bibbia.

Sussidi pastorali
Padre nostro che sei nel vento
[Comunità C.A.Sa – Lecce]
Una giornata da dedicare ai gruppi di catechesi per la preparazione della festa di Pentecoste. Le attività e i giochi proposti mirano all’esperienza del «vento», uno dei simboli biblici più importanti dello Spirito Santo.

Eventi
Incontro mondiale delle famiglie
[Rita Cuofano]
Al VI incontro mondiale delle famiglie, più di diecimila partecipanti si sono confrontati sul tema: «La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani». La Chiesa guarda alla famiglia per custodire, coltivare e trasmettere la ricchezza di una visione di vita, improntata alla sapienza del Vangelo.

Ascolto e seguo Gesù
Il Vangelo della Domenica per i ragazzi
[Filippa Castronovo, Ilaria Smelzo, Silvia Zanconato]
Pagelline da ingrandire, fotocopiare e colorare, corredate da proposte per vivere con creatività e partecipazione l’Eucaristia domenicale. Alcune semplici preghiere e un cartellone bianco dove incollare, ogni domenica, il simbolo appropriato di ogni domenica di Pasqua facilitano ai ragazzi la memorizzazione dei passaggi chiave del Vangelo.

 


Narrazione e catechesi
La casa del racconto
[Marco Campedelli]
 

Qual è la nostra casa del racconto?
Ogni persona ne ha una.
Memoria, narrazione, compassione…
Sono le stanze della nostra casa.
Proviamo a visitare queste stanze
con i ragazzi,
in questo tempo pasquale.

A questo punto del nostro percorso, è importante evidenziare alcune parole chiave che possano fissare il senso del cammino compiuto fin qui. Potrebbero essere: memoria, narrazione, compassione.
Immaginiamo il racconto come una casa. La casa ci richiama molti aspetti: è un luogo dove abitare e accogliere, uno spazio di relazione e di intimità. La casa ci parla di affetti, di legami, di parole e di gesti. La casa, in fondo, è anch’essa un racconto.
Pensiamo alle stanze di questa casa. Ne individuiamo tre: la stanza della memoria, la stanza della narrazione, la stanza della compassione.
Visitiamole insieme.

La stanza della memoriaÈ la prima. Per raccontare bisogna attingere dal pozzo della propria vita e della vita degli altri. La memoria deve essere coltivata, custodita e trasmessa. Nell’esperienza della fede, c’è una memoria fondativa, un memoriale (attraverso il quale l’Evento si rende «vivo», oggi, per noi) che sta all’origine del racconto. La memoria della liberazione, del passaggio del Mar Rosso costituisce il cuore del racconto del popolo di Israele.
Un evento che ha segnato la svolta nella sua storia di salvezza. Nell’esperienza della fede cristiana, al centro della casa, c’è la memoria della passione-morte-risurrezione del Signore Gesù.
Ricordiamo la consegna fatta nell’Ultima Cena: «Fate questo in memoria di me». Non dimentichiamo, poi, la stupenda pagina di Emmaus, dove i discepoli-pellegrini riconoscono Gesù nello spezzare il pane.
È una memoria rischiosa quella della Pasqua perché chiede un’adesione di vita. Non basta «ricordare», è necessario lasciarsi trasformare. Essa non è «una ripetizione all’indietro», quasi un’operazione archeologica, ma «un ricordare in avanti», cioè una memoria che dà senso pieno al nostro stare nel mondo e ci apre al futuro di Dio. In un tempo come il nostro, che tende a coltivare l’amnesia, le comunità dei credenti, come comunità di «memoria e racconto», sono chiamate a fare memoria dell’azione di Dio nella storia dell’umanità.
La memoria di Gesù si allarga a quella di tutti i crocefissi della storia (ieri Auschwitz, poi la Bosnia, il Rwanda; oggi l’India, il Congo; e domani?), dei piccoli del Vangelo. Essa ci richiama anche ai segni di risurrezione presenti nella vita del mondo e della Chiesa. Chi vive nella Chiesa il ministero del racconto deve nutrirsi del racconto della fede, fino a diventare egli stesso parte di questa memoria di Dio.

La stanza della narrazione
Il racconto permette alla memoria di restare in vita. L’atto della narrazione dà corpo alla memoria, le restituisce il suo respiro. La rende azione.
È la dimensione rituale del narrare.
Quando siamo convocati ogni domenica per celebrare l’Eucaristia, noi torniamo a raccontare, a celebrare questa memoria. Dio è una Persona da incontrare; il pane della vita è il segno più evidente della Parola fatta corpo. Gesù stesso è la parabola di Dio, il racconto di Dio fatto corpo, fatto volto. La narrazione getta un ponte tra l’Evento narrato e la comunità che lo narra e che diventa parte di questa storia salvata. La Chiesa si fa comunità narrante dove la Parola del Vangelo torna a farsi corpo, sguardo, nel misterioso intrecciarsi delle relazioni e delle vite.
Nella dimensione rituale del racconto avviene appunto una narrazione, ovvero la Parola ritrova il suo corpo nella comunità che la narra, l’annuncia, la celebra, la testimonia.
Narrando la memoria della Pasqua, impariamo a ricollocare le nostre biografie dentro la grande narrazione di Dio e a conoscere quanto il Dio del Vangelo sia attento ai «dettagli» della vita, alle sfumature delle storie e dei volti.
La narrazione della Pasqua di Cristo ci apre alla narrazione delle tante passioni, del martirio e della risurrezione che avvengono in tante comunità sulla terra. Questo ci fa sentire parte viva di un racconto che continua e ci domanda di dare corpo, respiro e sguardo al Vangelo che annunciamo. È il Regno di Dio che si srotola e si realizza nelle piccole comunità narranti. In questo racconto pasquale accolto e vissuto si anticipa la venuta del Regno, il sogno di Dio.

La stanza della compassione
Fare memoria, narrare questa memoria consente di guardare il mondo con gli occhi di Dio. Compassione è una parola chiave nella Bibbia: esprime il modo di sentire di Dio. Come una madre che sente muoversi nel suo grembo il proprio figlio, così il Dio della Bibbia sente muoversi, commuoversi le proprie viscere per tutti i suoi figli. Lo sguardo di Gesù è lo sguardo stesso del Padre, sguardo di compassione. Gesù sente una profonda compassione per gli uomini e le donne che incontra. Nella stupenda parabola del «buon samaritano» si esprime uno dei tratti più originali del volto di Dio, come colui che ha compassione, meglio, che è compassione.
La memoria raccontata e celebrata genera la compassione. Questa richiede la disponibilità alla conversione dello sguardo. In questo modo, noi ci prendiamo cura degli altri, prendendoci cura di Dio. Fare memoria della fede, raccontare la fede è un modo per prenderci cura di Dio. Ce lo ricorda Etty Hillesum, ebrea olandese, nel suo diario, prima di morire nel campo di sterminio di Auschwitz. In quel contesto oscuro e drammatico, scrive: «Una cosa, però, diventa sempre più evidente in me e, cioè, che tu non puoi più aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare te e, in questo modo, aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e l’unica che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio» (Diario [1941- 1943]).
Il cardinale Carlo Maria Martini, a Milano, in un discorso dopo la processione del venerdì santo, si domandava come vedesse Gesù la città dall’alto della croce e se assumere il suo sguardo non fosse il modo migliore per aprire gli occhi sulle ferite, solitudini e sui drammi della vita, ma anche sulle cose più autentiche e vere, presenti nella storia degli uomini. Uno sguardo di  compassione, quello di Gesù, che potrebbe trasformare anche il nostro.

Ecco, dunque, «la casa del racconto». Abbiamo visitato le stanze della memoria, della narrazione e della compassione. Ora possiamo abitarle con cura e amore.
Possiamo renderle luoghi ospitali, accogliendo l’invito di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

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