Si prega come si mangia

La trattoria del cardinale

Un libro leggero, ma che attraverso le diciotto storie raccontate offre diversi spunti per riflettere: sullo stretto rapporto tra cibo e fede; sul significato della convivialità; sull'importanza di non sprecare i prodotti di Madre Terra e di condividere con chi non ha. Ad arricchire il testo, la Prefazione di Mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, e l'Introduzione del noto vaticanista Fabio Zavattaro.

Nel giorno di un orribile attentato terroristico, mentre il mondo tremava di paura e la maggior parte degli utenti social aveva già provveduto a sostituire la foto del proprio profilo con quella di una candela, guardavo basita le agghiaccianti immagini che scorrevano sui canali televisivi. Pensavo a cosa potessi fare, a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di quei tragici accadimenti, per far giungere almeno idealmente il mio pensiero a quanti stavano patendo tanta sofferenza. Bastava mettersi a posto la coscienza con una struggente fotografia scaricata dal web a cadaveri ancora sanguinanti o si poteva e doveva fare un percorso interiore più approfondito, silenzioso, riflessivo? Senza materialmente poter aiutare, forse bisognava quantomeno pregare, o qualcosa di simile. Ma come?

Così, in una fredda e triste serata, mi ritrovavo a strizzare la mente arraffando spezzoni di catechismo dagli sbiaditi ricordi della fanciullezza. Colpevolmente consapevole della mia ignoranza, pensai di chiedere aiuto a un amico sacerdote, e gli mandai un puerile messaggio dal tenore quasi interrogatorio. «Cosa devo fare, pregare? E come si prega?». Tempo qualche minuto, e il display del mio telefono si illuminava della disarmante risposta. «Si prega come si mangia, cara Sabrina». Aspettandomi forse il testo di una preghiera da ripetere come una litania una o più volte al giorno, a mo' di medicina per la coscienza, ne rimasi totalmente spiazzata. Dunque, pregare era facile. Era addirittura scontato, automatico, immediato: esattamente come nutrirsi dopo aver avvertito lo stimolo della fame.
Ma, in effetti, non era forse fame, quella che avevo sentito? Fame di aiutare, di tendere il cuore, di essere in qualche modo vicina e partecipe del dolore altrui? Mi sentii come un uccellino che saltella cinguettando fino ad afferrare con il becco qualche briciola trovata a terra. Ecco, si era nutrito, aveva assecondato un suo bisogno. Ma ci aveva forse riflettuto prima? Aveva mandato un sms? No, lo aveva fatto e basta. E anch'io, probabilmente, solo per il fatto di aver pensato a come pregare, dentro di me lo avevo già fatto.

Convivialità e fede

Mi capitò spesso, di ripensare a quell'associazione tra cibo e preghiera. Anni dopo, quando ho iniziato a lavorare per una diocesi, la percezione del fortissimo rapporto tra nutrimento del corpo e nutrimento dello spirito si è rafforzata giorno dopo giorno. Che la storia della Chiesa sia punteggiata di gesti legati al cibo è ben noto. A partire dal profondo significato del gesto eucaristico, che di fatto è un banchetto da offrire al Signore, passando per la Bibbia, che non manca certo di riferimenti gastronomici, per chiudere il cerchio con la vita stessa di Gesù, che inizia in una mangiatoia e si conclude con una cena. Ma non solo.
Il modo di mangiare dei religiosi, nella maggior parte dei casi, non corrisponde a quello dei laici. Non che il gesto di portare la pietanza alla bocca sia diverso, ma certamente lo è il significato che gli viene attribuito. E non solamente perché pane e vino per un consacrato assumono un senso profondamente legato alla propria fede, ma anche perché colazione, pranzo e cena, che per i laici sono spesso automatismi appartenenti a una quotidianità metodica, scontata e frenetica, per i religiosi diventano autentici momenti di dono, di condivisione e di accoglienza. L'ospitalità, l'aggiunta di un posto a tavola, la cura della materia prima e l'attenzione allo spreco si fondono e si uniscono alla stessa madre Terra che fornisce i suoi preziosi frutti, in una sorta di scambio continuo di reciproca riconoscenza. Nella vita delle donne e degli uomini di Chiesa non c'è mai un momento di festa senza un piccolo banchetto, davanti al quale sciogliere nodi irrisolti, far cadere barriere, abbattere formalità. E aprirsi all'ascolto dell'altro, cercando di afferrare in breve tempo il sapore predominante della sua vita: il dolce o il salato, l'insipido o il sapido, oppure l'amaro.

Questo libriccino non ha alcuno scopo teologico o educativo, nessun tipo di presunzione, nessun particolare destinatario. Ho solo messo per iscritto piccoli episodi, qualche piacevole chiacchierata, alcuni momenti in cui è stato bello sedersi attorno a un tavolo assaporando contemporaneamente sia un buon piatto sia la voglia di stare insieme. Il tutto, narrato in maniera semplice. Perché non sono capace di scrivere in altro modo, e perché è risaputo che le ricette semplici sono sempre le più buone.

 

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La trattoria del cardinale
Brevi storie di convivialità e fede

Brevi storie sul rapporto tra cibo e spiritualità, tra nutrimento per il corpo e nutrimento per lo spirito. Tra cibo, condivisione e narrazione, vengono fuori spaccati di vita e valori in cui credere.

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