Juri Camisasca. La musica e l'essenza

Intervista all'autore di "Nomadi"

"Laudes" è il nuovo album di Juri Camisasca: un lavoro musicale in cui pezzi inediti si alternano a brani della tradizione gregoriana evocando, tra il canto sacro e la modernità dei paesaggi sonori, la dimensione dell'interiorità. Tra le canzoni, anche la celebre "Nomadi", già cantata da Alice, Franco Battiato, Giuni Russo, che l'autore ha inciso in una sua personale versione.

Juri Camisasca è cantautore, eremita, pittore d'icone. Da molti anni scrive canzoni e partecipa a numerosi progetti musicali, coltivando anche una lunga collaborazione con Franco Battiato.
Il suo esordio musicale avviene nel 1974 con La finestra dentro, un album visionario e surreale, prodotto da Franco Battiato e Pino Massara. Da allora continua a coniugare la musica con una profonda ricerca interiore. Anche Laudes, il suo nuovo album prodotto da Paoline, prosegue in questo percorso di musica e spiritualità, sperimentando suoni e parole, per arrivare a toccare le corde più profonde dell'anima.
Per conoscere ancora meglio quest'artista e il suo nuovo lavoro, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Juri Camisasca: da cosa sei partito e come sei arrivato alla musica?

«Si nasce con il DNA del musicista, poi bisogna diventare tali. Ognuno coltiva questo dono in base a gusti e obiettivi personali. Io avrei potuto studiare canto e composizione, o magari perfezionarmi in uno strumento, ma la mia indole era un'altra. Sin da bambino cantavo per il gusto di cantare, e quel cantare era l'espressione di una gioia che non poteva essere comunicata diversamente. In seguito, essendo parte essenziale del mio modo di essere, la musica è diventata anche la fonte del mio sostentamento.
Affascinato dalla musica e dalle correnti più innovative degli anni Settanta, ho dunque realizzato un disco piuttosto violento e visionario, che era lo specchio del mio disorientamento interiore. Poi è successo che all'improvviso, senza chiedermi niente, una Esistenza totalmente altra mi ha portato dalla parte opposta. A quel punto non potevo più suonare o cantare come avevo fatto fino ad allora. Sono cambiato io ed è cambiato il mio modo di fare musica».


A che punto del tuo percorso si trova l'album "Laudes"?

«Nel mio cammino sono arrivato a comprendere che tutto nella vita è dono, un dono di inestimabile valore e bellezza. Ho la certezza che la felicità non la puoi trovare nelle ricchezze e nell'accumulo delle cose esteriori. L'esistenza è la manifestazione di una Sapienza incommensurabile, e la Luce di Cristo regna sovrana nel cuore degli uomini. In "Laudes" ho cercato di comunicare questo mio sentire. Attraverso queste mie nuove composizioni, accostate a brani del repertorio gregoriano, ho dato voce a un'ispirazione del cuore che desiderava esprimere con il canto un ringraziamento a Dio per il dono della vita. Sarei felice se questo lavoro potesse suscitare interesse e speranza in chi non è ancora stato toccato dalla fede. Vorrei anche che fosse uno strumento di conforto e nutrimento per le persone che già sono in cammino sul sentiero della spiritualità».

Ci sono concerti e incontri in programma? Come vivi il rapporto con il pubblico?

«Pur non programmando nulla, certamente ci saranno concerti e incontri. Il più imminente è quello del 14 dicembre 2019 a Palermo all'interno del Planetario di Villa Filippina. Attendiamo di definire alcuni aspetti per un paio di concerti a Milano, con date ancora da stabilire in dicembre. Le altre date verranno segnalate di volta in volta. Andremo con i miei collaboratori musicisti laddove si creeranno le condizioni per proporre questo nuovo album.
Per quanto riguarda il mio rapporto con il pubblico, dovrei dare una risposta piuttosto articolata. In sintesi potrei dire che per me il concerto più che un'esibizione ha il carattere della celebrazione. E questo il pubblico lo avverte.
Mi sono accorto che, spesso, al termine dei concerti o delle proiezioni del documentario Non cercarti fuori realizzato da Francesco Paladino, la gente resta in silenzio al proprio posto, come se non volesse perdere la dimensione di quiete raggiunta.
La musica aiuta molto ad arrivare alla percezione di questa presenza sottile nella quale noi costantemente viviamo ed è il motore della nostra vita interiore. L'invito che rivolgo a chi ascolta la mia musica è proprio quello di scoprire l'essenza che è dentro di noi».

 


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