La vergine si chiamava Maria

Immacolat - Solennità 2021

Un nome che è una vera lezione di fede.

Nel corso dell'anno, la liturgia propone molte volte il brano dell'Annunciazione, tanto da rischiare l'assuefazione e la conseguente perdita di attenzione al messaggio. Paradossalmente, grazie al documento della Commissione Europea del trenta novembre scorso, con il quale, oltre a cancellare il Buon Natale a favore di un generico Buone Feste, si raccomandava di mettere fuori uso il nome di Maria, l'inciso: «la vergine si chiamava Maria», può diventare uno stimolante motivo di riflessione, meditazione e preghiera. Infatti, questo fastidioso Linee guida per la comunicazione inclusiva europeo - chissà perché non chiedeva ai musulmani di mettere da parte l'Allah akbar, né di abbandonare il nome di Mohamed - ritirato per le fortissime reazioni contrarie, trova nella festa dell'Immacolata l'occasione propizia per approfondire come mai per i cristiani il nome di Maria è "santissimo", e perché oggi può dare fastidio.

La risposta alle prima domanda è semplice: Maria è l'icona, è l'immagine della fede in Dio.
Maria al contrario di Eva, sotto l'albero del bene e del male non si lascia illudere dal serpente che insinua: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gen 3,4-5). Lei dichiara: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», affidandosi completamente a lui, anche quando la sua promessa sembra in contrasto con quello che la vita le presenta.

Maria nella grotta di Betlemme accoglie e depone un Gesù piccolo, povero e bisognoso di tutto in una mangiatoria, difficilissimo da identificare con la promessa solenne dell'angelo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Maria crede a Dio, nonostante ciò che vede e vive.

Maria crede a Dio anche quando è chiamata a percorrere strade al di fuori di tutti gli schemi e le aspettative umane, accettando la fatica di non capire, fidandosi di lui e affidandosi a lui.

Maria, anche sotto la croce, pur vedendo suo figlio finito, continua a credere che "il suo regno non avrà mai fine", e ad affermare con una fede più grande di quella di Abramo: «Ecco la serva del Signore».

Ma perché questo nome oggi può dare fastidio?
Anche questa risposta è semplice: Maria è l'immagine dell'esatto contrario della cultura dominante, che può essere identificata con questa dichiarazione del famoso calciatore Zlatan Ibrahimovic. Alla domanda del giornalista: "Lei crede in Dio?", risponde deciso: «No. Credo solo in me stesso». (corrieredellasera.it, del primo dicembre scorso). Maria, è l'esatto contrario: crede solo in Dio.

In questo tempo di Avvento, nelle voci dei profeti fino a Giovanni Battista, risuona continuamente un invito forte, quasi un grido: vegliate, alzate il capo, raddrizzare le vie del Signore. Possiamo ascoltarlo e accoglierlo guardando Maria, facendo risuonare il suo nome dentro di noi, pregandola umilmente di sostenere, ravvivare e approfondire la nostra fede.

Nel giardino dell'Eden, il serpente, riuscendo a scombinare i progetti del Signore, sembrò vittorioso. Non fu così, perché solenne risuonò la promessa di Dio: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Quella donna è Maria.

Letture del giorno

Gen 3,9-15.20; Sal 97 (98); Ef 1,3-6.11-12; Lc 1, 26-38

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