Discanto

Voci di donne sull'enciclica "Fratelli tutti"

Discanto: il titolo non è solo affascinante e evocativo, ma sintetizza in maniera felice il senso di questo libro.

Il discanto, come spiega una nota delle prime pagine del libro, «indica il primo sviluppo di passaggio dalla monodia (canto a una sola voce, tipica del canto gregoriano) a una forma polifonica, inserendo una seconda voce che fa da controcanto alla voce principale». Due linee melodiche che si avvicinano e si allontanano creando così una armonia che non sarebbe altrimenti possibile. Il titolo completo del saggio è: Discanto. Voci di donne sull'enciclica Fratelli tutti.
Le voci che cantano in queste pagine sono voci di donne che appartengono a diverse confessioni religiose, a contesti e orientamenti culturali diversi, a differenti esperienze di vita e che, proprio per questo, offrono una voce di canto dialogante, che lascia emergere differenze e sfumature. Sono tutte voci che cantano l'enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti.

Nell'Introduzione al volume, Maria Cristina Bartolomei cita la famosa frase «La Scrittura cresce con chi la legge» - che Papa Gregorio Magno applicava alla lettura interpretante della Scrittura - e sostiene che... «anche una enciclica cresce con chi la legge. E se a leggerla sono donne, con occhi di donna, la speranza è che questo contribuisca a far prendere voce e volto anche a "Chiara" accanto a "Francesco"».
Il titolo dell'enciclica aveva sollevato un dibattito circa il linguaggio inclusivo apparentemente trascurato da Papa Francesco, ma questo non ci deve trarre in inganno. Le donne che hanno contribuito a questo saggio sono sensibili al linguaggio inclusivo, ci mancherebbe, ma non è questo il tema che le ha appassionate, impegnate invece, come scrive la pastora Lidia Maggi nel suo intervento, a scoprire «dove batte il cuore dell'enciclica».

Per rimanere nella metafora del canto, le loro voci si sono avvicinate e allontanate dalla voce principale creando sfumature e differenze di grande ricchezza, con la discrezione di donne che conoscono lo spartito e a questo si sono appassionate.
Discrezione che non vuol dire timidezza o cautela nell'argomentare, ma umile forza, lucidità e coraggio per sottolineare aspetti o – meglio – per illuminare di una luce diversa, da discanto appunto, le grandi intuizioni dell'enciclica. Da questo saggio infatti emergono toni pacati che dicono la peculiarità e l'ulteriore ricchezza di una lettura femminile di un testo che ha troppi risvolti sociali perché possa essere letto a partire da uno sguardo unico, anche se molto attento e rispettoso, come appunto è quello che emerge dall'enciclica.
Sono proprio i risvolti sociali di questo grande documento del magistero di Papa Bergoglio a mettere in luce un'altra dimensione che emerge con forza da questo saggio: la concretezza. Anche in questo caso vale la pena restituire a questa parola il suo significato più pregnante. Questa parola è molto usata e rischia di perdere un po' del suo peso. La concretezza che emerge da queste pagine non ha nulla a che vedere con la fretta di arrivare a qualche cosa di definito per mettere un punto fermo al ragionamento astratto. Tutt'altro! E in questo, non me ne voglia chi legge, lo sguardo femminile è certamente più acuto. La concretezza non è il contrario dell'idealità, ma l'unica possibilità di difendere e tenere vivo un ideale perché non finisca nel congelatore delle nostre astrazioni. A questo proposito riporto una riflessione nella quale sono inciampata leggendo questo saggio. Il contesto in cui questa riflessione è scritta è il capitolo La sfida della fraternità di Antonella Casiraghi e recita così:

«La fraternità è difficile... Appartenere a un corpo è difficile, ma se non si appartiene si diventa solo degli estranei. Integrazione non è sistemarsi in una convivenza, ma assumere la comunità come la dimensione del proprio corpo. Il problema più grande è abitare il proprio corpo e abitarlo bene. Il corpo chiede adesione agli altri, legame, altrimenti si vive una scissione tra sé e gli altri».

Sempre sulla lunghezza d'onda della concretezza mi piace citare Gabriella Caramore che intitola il suo capitolo con una citazione biblica cara ai cristiani e che evoca il desiderio e la nostalgia di un mondo più buono e più fraterno. Una citazione a cui l'Autrice aggiunge un punto di domanda: Cieli nuovi e nuova terra? L'immagine di cieli nuovi e nuova terra evoca leggerezza, capacità «di spogliarsi della pesantezza della "lettera"... fare esercizio critico e liberante della propria storia passata, avendo davanti a sé come obiettivo il diritto da costruire, la dignità da conservare e donare, il dovere da compiere». Perché, scrive l'Autrice, solo un percorso di semplicità e di condivisione umile del proprio patrimonio può creare i presupposti per i cieli nuovi che solo insieme si possono cercare. I cieli nuovi sono certo un dono e una promessa, ma sono anche da costruire, sono l'utopia che ci spinge e ci impegna a cercare sempre l'ulteriore, perché «l'utopia serve a camminare», come scriveva il grande giornalista Eduardo Galeano.

Ho citato alcune voci, ma sarebbero tutte da citare perché ognuna e tutte insieme rappresentano diverse discipline che concorrono a leggere dentro l'enciclica; voci di filosofe, studiose di politica, teologhe, bibliste, scienziate, giornaliste, donne consacrate...
Le note biografiche che chiudono il saggio dicono tutta la ricchezza dei contributi originali e stimolanti, offerti da voci autorevoli e sapienti, che sottolineano e rimarcano aspetti più nascosti e in questo modo esaltano la grandezza e l'urgenza di questa enciclica. Proprio come in un discanto.

 

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Discanto
Voci di donna sull'enciclica Fratelli tutti

Nel libro si raccolgono voci di studiose e teologhe, credenti e laiche: esse offrono una lettura dell'Enciclica da parte di donne che, con sensibilità e tagli diversi, entrano in dialogo con essa, offrendo così, come in un discanto, una seconda voce, un secondo punto di vista. E se a leggerla sono donne, con occhi di donna, la speranza è che questo contribuisca a far prendere voce e volto anche a "Chiara" accanto a "Francesco".

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Fratelli tutti
Lettera enciclica sulla fratellanza e l'amicizia sociale

Terza enciclica di papa Francesco dopo Lumen fidei (2013) e Laudato si' (2015), sembra segnare un nuovo ritmo allo scorrere ordinario e spesso troppo autocentrato delle nostre società e delle nostre chiese...

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