Giuseppe il re dei sogni

Cineforum

Questo film di animazione, realizzato come un musical, propone una rilettura della vicenda biblica di Giuseppe, in maniera sostanzialmente fedele al testo di Genesi.

Il Film

La famiglia di Giacobbe, pastore nomade, è numerosa: dieci figli già grandi, avuti dalla prima moglie, Lia. Quando ormai nessuno ci sperava più, anche Rachele, la seconda moglie, dà alla luce Giuseppe. Per il padre egli è il prediletto, lo considera il "figlio del miracolo", colui che il Signore ha destinato a grandi imprese. Per questo ha per lui attenzioni speciali, che scatenano ben presto la gelosia dai fratelli. Mentre questi portano le greggi al pascolo e si occupano degli animali, Giuseppe studia, impara a leggere e scrivere, ed è trattato con particolare affetto. Segno di questa predilezione è una preziosissima tunica che Rachele ha intessuto per il figlio. L'orgoglio del giovane Giuseppe e i sogni straordinari che abitano le sue notti non migliorano certo i rapporti con i fratelli. Così, gli altri dieci decidono di sbarazzarsi di lui e lo vendono ai mercanti di schiavi, facendo credere a Giacobbe che il figlio sia stato sbranato dalle belve. Giuseppe giunge in Egitto, come schiavo del primo ministro Potifar: è benvoluto, anche per le tante cose che ha imparato alla scuola di suo padre. La moglie di Potifar si incapriccia di Giuseppe, ma lui si nega alla donna che inscena un tentativo di violenza e lo fa gettare in carcere. Il dono di interpretare i sogni, che il Signore gli ha concesso, cambierà il suo destino.

Per riflettere dopo aver visto il film

Il film è realizzato come un musical e colpisce la cura con cui sono stati presentati i sogni di Giuseppe, del coppiere, del panettiere e del Faraone: per ciascuno di essi è stato scelto un riferimento artistico preciso, perciò Giuseppe sogna immergendosi in una pittura che richiama Van Gogh, i sogni dei due prigionieri sono rappresentati in maniera più naif, mentre quelli del faraone evocano il futurismo e il surrealismo. Centrale, nella narrazione, è il rapporto di Giuseppe con i fratelli. I dieci più grandi sono visibilmente gelosi e la continua preferenza che Giacobbe manifesta verso il figlio minore, giustifica il loro risentimento. Sono tanti i dettagli con cui il regista permette di cogliere il loro stato d'animo: gesti, sguardi, battute... Come esempio, può valere per tutti la canzone iniziale di Giacobbe mentre ha fra le braccia il piccolo Giuseppe: anche i fratelli vogliono vederlo, prendersi cura di lui, ed esprimono nel canto tutto questo. In maniera eloquente, Giacobbe tira sistematicamente tutte le tende, impedendo ai figli di avvicinarsi, lasciandoli fuori dalla gioia e dalla festa. Ad esacerbare la situazione c'è anche l'orgoglio di Giuseppe: è fiero della sua bella tunica e dell'affetto del padre. Per questo Rachele cerca di mediare e lo invita a non lasciarsi dominare dalle sue passioni. Il giovane desidera essere uguale ai fratelli: "Non voglio essere diverso: voglio essere come tutti loro!" grida a Giacobbe. Al tempo stesso, reagisce alla distanza che sente crescere fra sé e i fratelli, ribadendo sprezzante che essi sono solo "fratellastri". Quando i mercanti di schiavi lo stanno portando via e lui invoca l'aiuto di Giuda e degli altri, ricordando loro: "Sono vostro fratello!", essi rispondo amari: "Fratellastro", richiamando la sua stessa espressione. Giuseppe cambia lentamente: gli sono necessari molti successi e molte cadute perché il suo orgoglio ferito si plachi, e pian piano nasca in lui un sentimento nuovo, quello del perdono. Un perdono che non è dato ad occhi chiusi: Giuseppe vuol vedere cosa c'è nel cuore dei fratelli, per questo li mette alla prova. Perdona, finalmente, riconoscendo che sono tutti cambiati: lui e loro. È un perdono faticoso, combattuto... com'è sempre, quando si perdona autenticamente. La ferita che Giuseppe ha subito è vera e profonda, per questo il perdono non è automatico, immediato. Gli richiede un lavoro interiore lungo e difficile, per raggiungere poi un perdono sincero e completo. In questo lo aiutano le vicende stesse di cui è intessuta la sua esistenza in Egitto e, in particolare, la presenza di Asenat, sua moglie. È lei a ricordargli come, senza la dolorosa esperienza della schiavitù, Giuseppe non sarebbe mai diventato benedizione di Dio per tutto il popolo d'Egitto e per la sua stessa famiglia.

Una possibile lettura

Vi sono percorsi della nostra storia che fatichiamo a comprendere, tappe che non vorremmo mai attraversare, e ci sentiamo lacerati dalla domanda più amara: - Perché?- Anche Giuseppe sperimenta tutto questo, in particolare nella lunga prigionia, ed è lì che impara la preghiera della fiducia e dell'abbandono nelle mani di Qualcuno più grande: "Non voglio sapere il perché: Tu vedi più lontano di me!". È bella la scelta del simbolo della piantina secca che ha ancora la forza per una foglia verde: un piccolo segno di speranza, che Giuseppe cura amorevolmente, fino a farla fiorire e dar frutto. Anche quando sembra che non vi siano possibilità, vale la pena coltivare la pianticella fragile della speranza. Nella fiducia verso il Padre che non smette di aver cura di noi, anche quando lo sentiamo lontano.

Un'attenzione speciale meritano i sogni. Giuseppe ha il dono di interpretarli, di leggere la strada del futuro attraverso i pezzi apparentemente illogici di un sogno. Il sogno diventa il linguaggio dell'anima per esprimere le sue paure, le sue aspirazioni, le sue speranze: Giuseppe conosce le persone grazie ai loro sogni. Ma c'è di più, perché il sogno è visto come il momento propizio in cui Dio può parlare al cuore dell'uomo: quando tutto di noi tace, abbandonati nel sonno, Dio parla. Giuseppe sa riallacciare i fili che legano i messaggi di Dio, con il quotidiano. Poiché si mantiene in comunione con Lui e vive saldamente con i piedi per terra, riesce a cogliere il significato dei sogni. È un mediatore, non un indovino. Ci invita ad essere persone attente ai nostri sogni, a quello che ci fa vibrare, che mette le ali al nostro cuore, facendoci sognare. Sognatori immersi nella realtà, nella concretezza, facendo diventare impegno costante (sette anni di lavoro per riempire i granai!) quello che riusciamo a scorgere nei sogni.

Titolo originale: Joseph: king of dreams.
Regia: Rob Laduca, Robert C. Ramirez.
Soggetto e Sceneggiatura: Bostwick-Singer, Goldberg, Singer, Stillman.
Animazione: (colore) Steven Burch.
Montaggio: Michael Adrews.
Musica: J.J. Bucchino, D. Pelfrey.
Produzione: USA, 2000, Ken Tsumura per Dreamworks Home Entertainment.
Durata: 74'.

 

Giuseppe il re dei sogni - dvd

Giuseppe il re dei sogni

Il film racconta la vicenda biblica di Giuseppe, seguendo fedelmente il testo di Genesi; è realizzato in chiave musical ed è molto curata la presentazione dei sogni di Giuseppe, e degli altri protagonisti.

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