La fragilità della Samaritana

Il perdono dei peccati /1

Una cosa è la fragilità di un oggetto, altra cosa è la fragilità di una persona. Ci sono fragilità diverse in ognuno di noi e i personaggi biblici, protagonisti della storia della salvezza non ne sono esenti. Essere fragili spesso non è un ostacolo, ma una chance... e Dio nel nostro essere "lucignoli fumiganti" intravede già la fiamma nuova come possibile realtà. Il nostro percorso biblico/artistico sulla fragilità, inizia con la Samaritana, seguendo il libro di Albero Curioni.

Cristo e la Samaritana al pozzo, di Annibale Carracci, è il dipinto scelto da Alberto Curioni, autore di Il coraggio di essere fragili (Paoline), per approfondire, attraverso l'arte, la meditazione da lui proposta nel capitolo primo del suo libro, Il perdono dei peccati, dove protagonista è la Samaritana e le sue e nostre fragilità.

Per gli incontri pastorali, ma anche per la fruizione privata, suggeriamo innanzitutto di proiettare o far avere in altro modo sotto gli occhi il dipinto (su tablet, smartphone, notebook o stampando l'immagine). Dopo una breve introduzione sull'autore, il periodo e il luogo dove si trovava il dipinto, consigliamo un lungo momento di silenzio per poterlo guardare e gustare con attenzione. Dopo si possono leggere e meditare le pagine 13-23 del libro - soffermandosi prima di tutto sulla pericope evangelica - e, in seguito, la scheda con le note spirituali/artistiche del dipinto. Per ogni passaggio è importante prendersi il tempo necessario. Canti appropriati e/o brani musicali di sottofondo possono aiutare la preghiera e la contemplazione.

Annibale Carracci

Pittore rivoluzionario e in antitesi con gli esiti ormai sterili del "tardo manierismo", Annibale Carracci (1560 – 1609) propose il recupero della grande tradizione della pittura italiana del Cinquecento. Guardando infatti allo stile di grandi maestri come Raffaello, Michelangelo, Correggio, Tiziano e Veronese, riuscì a creare un'originale sintesi delle molteplici scuole del rinascimento italiano. La riproposizione e la modernizzazione di questa grande tradizione, insieme al ritorno all'imitazione del vero, divennero dunque i fondamenti della sua arte che, insieme a quella di Caravaggio e Rubens, pose le basi per la nascita della pittura barocca1.

Figlio di Antonio, sarto cremonese trasferitosi a Bologna, Annibale ricevette la sua prima formazione probabilmente all'interno della propria cerchia familiare. Il suo esordio sulla scena artistica fu legato all'attività del fratello Agostino e del cugino Ludovico insieme ai quali, nei primi anni ottanta del Cinquecento, diede vita ad una scuola pittorica chiamata Accademia degli Incamminati.

Sebbene il nome possa trarre in inganno, non si trattava però di un'accademia ufficiale ma di una scuola-bottega privata, verosimilmente guidata da Ludovico, il più anziano dei Carracci, dove – diversamente dalle altre accademie, allora legate ai canoni pittorici tardomanieristi – si promuoveva l'imitazione dal vero e gli allievi erano incoraggiati ad osservare e studiare le opere dei grandi del Rinascimento in modo nuovo, senza la ripetizione di formule di maniera ormai prive di originalità2.

E proprio in collaborazione con il fratello Agostino e il cugino Ludovico, tra il 1593 ed il 1594, Annibale decorerà tre sale di Palazzo Sampieri a Bologna realizzando per l'occasione anche il dipinto raffigurante Cristo e la Samaritana oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera di Milano.

[Annibale Caracci (1560-1609), Cristo e la Samaritana al pozzo (1593-1594), olio su tela, Milano, Pinacoteca di Brera].

Dal Vangelo di Giovanni (4, 5-26)

Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché‚ non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né‚ su questo monte, né‚ in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».

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La scena del dipinto si svolge in campagna, nel podere donato dal patriarca Giacobbe al figlio Giuseppe al centro del quale vi era un pozzo, detto "di Giacobbe", che era in realtà una ricca fonte utilizzata sia per attingere l'acqua sia per abbeverare gli animali.

Il dipinto raffigura al centro la giovane Samaritana che, dopo aver provato a tener testa a Gesù nel dialogo, appare ora vinta dalla sua eloquenza. Alla sua destra, Cristo, con la mano puntata al petto, indica sé stesso come il Messia, mentre con l'altra mano indica la città che si staglia in lontananza, invitando così la giovane donna a diffondere la notizia del loro incontro.

Alla sinistra delle due figure alcuni Apostoli fanno ritorno dalla vicina città di Sicàr con del cibo (così come descritto nel brano evangelico). Significativa risulta inoltre la presenza dell'orcio tra la Samaritana e il Cristo ad indicare la sete sia fisica che spirituale tema del loro dialogo.


T. Montanari, Il Barocco, Einaudi, Torino, 2012, pp. 37-47.
R. e M. Wittkower, Nati sotto Saturno. La figura dell'artista dall'antichità alla Rivoluzione francese, Torino, Einaudi, 2005, pp. 250-275.

Per approfondire

La Samaritana al pozzo rappresenta un'importante testimonianza per l'arte italiana a metà tra il Rinascimento e l'Illuminismo. Frutto dei dettami dell'Accademia bolognese degli Incamminati, il dipinto si colloca in una fase della pittura di Annibale in cui l'influsso della scuola veneta si unisce a rimandi alla tradizione pittorica centroitaliana e all'esempio del Correggio, maestro di riferimento nei suoi anni giovanili1.

Nel dipinto è infatti ravvisabile l'armonica brillantezza cromatica di Paolo Veronese ma anche la «cristallina ma corposa forma del Correggio maturo»2. Di straordinaria bellezza risulta inoltre la dolce ambientazione pastorale della scena, influenzata dal clima culturale suggerito da Torquato Tasso (1544 – 1595) e dalla sua Aminta.

La sospesa solennità del momento, la calibratura dei gesti e degli affetti, la piacevolezza dell'armonia cromatica, denunciano infine una spiccata sensibilità ai valori classici tale da spingere il celebre collezionista e storico dell'arte Denis Mahon a ritenere l'opera una precorritrice del classicismo seicentesco di Nicolas Poussin3.

1 D. Posner, Annibale Carracci: a study in the reform of Italian Painting around 1590, 1971,vol. I, p. 51.
G. Malafarina, L'opera completa di Annibale Carracci, Rizzoli Editore, Milano, 1976, p. 103, n. 72.
3 D. Posner, Annibale Carracci: a study in the reform of Italian Painting around 1590, 1971,vol. I, p. 51.

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Il coraggio di essere fragili
Riscoprirne il dono alla luce della Bibbia

Storie di personaggi dall'Antico e dal Nuovo Testamento, visti nella loro fragilità creaturale o morale, e la storia meravigliosa della relazione che Dio ha intessuto con loro, prototipo della relazione che Dio vuole stabilire oggi con noi.

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