Nel cuore di Maria di Nazaret

È possibile entrare nel cuore di Maria di Nazaret? È possibile ascoltare, oggi, da lei il suo vivere Dio, i suoi pensieri, il suo percorso interiore? Il Vangelo, e alcune sue vicende riascoltate proprio dalla voce della Madre di Dio ci permettono di entrare nel vivo della vita di Gesù e nel mistero della salvezza.

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé».

Tre folgoranti versetti del quarto Vangelo dipingono una delle scene evangeliche molto presente nella nostra cultura e spesso ammirata in dipinti, sculture, poesie, inni e canti. Dicono gli esegeti, e lo insegna papa Francesco nella Evangelii gaudium al numero 285, che quella scena non è un semplice e commovente aneddoto di vita familiare, ma ha una valenza teologica molto profonda, come ogni parola e ogni gesto nel Vangelo di Giovanni. A me piace pensare che la profondità teologica che l'evangelista ha voluto dare a quella scena non sia in contrasto ma in continuità con la dimensione intima e familiare che quel gesto di Gesù per sua madre poteva avere. È la logica dell'incarnazione. Così l'umanissimo gesto di un figlio morente verso la propria madre vedova e senza altri figli, per assicurarle il sostegno e la protezione, allo stesso tempo assume la profondità di significato che la Chiesa dà a questo passo.

Noi affidati a Maria e Maria a noi

Il discepolo che Gesù ama.
È bello poter pensare che l'evangelista lasci il discepolo nell'anonimato perché ciascuno dei discepoli di ogni tempo possa identificarsi con lui. In lui ciascuno dei figli di Dio è affidato da Gesù a sua Madre e al contempo la Madre di Lui ci viene affidata personalmente affinché la possiamo introdurre nella nostra casa e fra le nostre cose e nella nostra realtà di Chiesa, come il discepolo amato la introdusse nella comunità che avrebbe fondato.

L'episodio, come una pietra preziosa, è incastonato al centro delle cinque scene che descrivono la crocifissione di Gesù nel Vangelo di Giovanni.
La prima: Gesù viene crocifisso e viene apposta l'iscrizione con il motivo della condanna: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
La seconda: I soldati si dividono le vesti e tirano a sorte sulla sua tunica d'un solo pezzo.
La terza: Gesù dona sua madre al discepolo amato.
La quarta: Gesù dalla croce dice: «Ho sete!» e «È compiuto!», e chinato il capo rende lo spirito.
La quinta: arrivano i soldati a spezzare le gambe dei condannati, e colpiscono con la lancia il costato di Gesù.

La centralità dell'episodio della Madre esprime la centralità di quell'evento nella storia della salvezza, e – , come spiegava il cardinale Ratzinger nel testo Maria Chiesa nascente – dona al mistero della croce una dimensione materna: «Solo in lei l'immagine della croce giunge a compimento, perché essa è la croce accolta, la croce che si comunica nell'amore, che ci permette ora, nella sua compassione di sperimentare la compassione di Dio».

La croce, con lo sguardo di Maria

Guardiamo alla scena della crocifissione e dell'apposizione del cartello, con gli occhi di Maria.
Quando Pilato scriveva «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei», Maria, nel dolore immane dell'ora di suo figlio e nell'umiliazione senza limiti di una morte infamante, ha potuto avere proprio nella dicitura del motivo della condanna, la consolazione del richiamo del luogo dove tutto iniziò, Nazaret, e delle parole dell'angelo Gabriele che, là, lei ascoltò, e del loro compimento: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc, 1, 32-33). Quell'ora così dura preludeva a un'eternità: Gesù, suo Figlio, è il re dei Giudei per sempre.

La tunica tirata a sorte e la madre

Contemplare lo sguardo di Maria sulla spartizione delle vesti e sulla tunica giocata a sorte, può svelarci una parte del segreto del suo cuore materno, quella parte legata alla cura del corpo di Gesù anche attraverso i vestiti, e in particolare quella tunica che alcuni autori immaginano intessuta proprio da lei come gesto d'amore per il figlio. Ha un sussulto nel vedere dispersi quegli indumenti che hanno toccato il corpo del suo figlio. Forse intravede però simbolicamente in quella dispersione, la salvezza che il Figlio vuole arrivi a tutti, anche ai lontani soldati romani che avranno il privilegio di indossare quelle preziose reliquie. Allo stesso tempo ci rimanda alla sua frequente meditazione del salmo 22: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte», che in quel momento, o più tardi, considererà nei suoi dialoghi con il discepolo amato, e quelle considerazioni forse confluiranno nel quarto Vangelo.

Parole divine che davano un senso trascendente a quell'esproprio brutale. Tutto ciò non è in contrasto, ma può essere inglobato in quel senso pieno che i Padri hanno dato alla tunica inconsutile, senza cuciture, vedendola come immagine dell'unità della Chiesa.

Sotto la croce come a Cana

Il dialogo dalla croce tra Gesù, sua Madre e il discepolo, richiama la presenza della Madre all'inizio del ministero di Gesù a Cana; anche nell'uso delle parole. Lei è, qui come allora, nelle parole dell'evangelista: «la madre», e in quelle di Gesù: «donna». L'ora di Gesù, che a Cana non era ancora giunta, viene richiamata nel gesto del discepolo amato che «da quell'ora... l'accolse con sé». Dopo aver consegnato la madre al discepolo, e quindi a ciascuno di noi e alla Chiesa, Gesù esclama: «Ho sete», impersonando così l'orante del salmo il cui sentire è già fortemente presente nel cuore della madre: «La mia lingua si è incollata al palato» (Sal 22, 16).

Ci possiamo immaginare la risonanza di quelle parole nel cuore della madre che infinite volte aveva placato la sete di suo figlio, neonato, bambino, adolescente e uomo. Con il suo latte materno, con l'acqua della sua fontana, con il vino prezioso delle nozze di Cana.

Ora lei soffre nell'impotenza di soccorrerne l'indicibile sofferenza. Anche questa risonanza umana, materna, non è in contrasto con il senso spirituale che molti santi, e tra questi la santa vicinissima a noi nel tempo Madre Teresa di Calcutta, hanno dato a quelle parole di Gesù intese come sete di amore e di salvezza per tutti.

Quel sangue e quell'acqua con cui lei lo ha formato e nutrito nel seno materno... quell'acqua che diventò vino grazie al suo intervento a Cana di Galilea... La risonanza materna di quella scena non è in contrasto né con la lettura dell'evangelista, che vede in quell'episodio un'ulteriore prova che Gesù è veramente l'Agnello di Dio né con la lettura dei Padri che videro in quel sangue e in quell'acqua un riferimento ai sacramenti del battesimo e dell'eucaristia.

Ci è permesso scrutare nel Vangelo il cuore di Maria senza che ciò ci distolga dal mistero di suo figlio; anzi proprio quel cuore svelato può introdurci, prima e più intensamente, nella densità del mistero della redenzione da lui compiuta con il suo aiuto.

Andrea Mardegan (Milano 1955), laureato in lettere e in teologia biblica, è stato ordinato sacerdote nel 1984. Si è dedicato alla pastorale scolastica e universitaria e all'accompagnamento spirituale. Con Paoline ha pubblicato: Josemaría Escrivá. Una libertà da vivere. Brani scelti (2004); Ho desiderato ardentemente. Incontrare Cristo nell'eucaristia (2005); Contemplare Cristo con gli occhi di Maria. I misteri del Rosario meditati (20103); Il sacramento della gioia. Prepararsi alla confessione meditando il Vangelo (2011); Sorpresi dall'amore. Incontri personali con Cristo (20154). Dal 2012 cura il blog Tra le righe del Vangelo.

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Maria
Il mio cuore svelato

Arricchito con illustrazioni d'arte a colori, il testo ha come protagonista Maria, la madre di Gesù, di cui si immaginano dei dialoghi interiori che illuminano i principali eventi della sua vita e di quella di Gesù.

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