Scout coraggiosi come lupi

A stretto contatto con la natura e gli animali, due gruppi di scout vivono una coinvolgente avventura in cui dimostrano coraggio e solidarietà.

Il grande giorno era arrivato. Finalmente potevano tornare sulle tracce del lupo. Mauro aveva chiamato il giorno prima, annunciando che aveva nuovamente sentito gli ululati. Questa volta in modo più distinto. Era sicuro che arrivassero da due zone diverse, quelli più fievoli dal casolare, mentre quelli più forti da Roccafelice. Fortunatamente era una bella giornata, e dopo aver lasciato i lupetti al parco sotto Roccafelice, le due squadriglie si misero in cammino. Carlotta e Giorgio facevano strada con sicurezza, con passo cadenzato: sembrava volessero mangiare il terreno sotto i piedi. La zona dove avevano visto il lupo la prima volta era a più di un'ora di cammino e i più piccoli, solo da qualche mese al reparto, dopo un paio di chilometri iniziarono a sentire la fatica.

Dopo cinquanta minuti di camminata fu Maria a gettare la spugna: si fermò per recuperare le forze: – Basta, fermiamoci, sono stanca!Ma se camminiamo da meno di un'ora! – replicò Giorgio. – Parli tu, che fai sport dalla mattina alla sera. Sei un ragazzo e per giunta più grande di Maria. Non pensi che i più piccoli possano stancarsi? – la difese Carlotta. – Veramente, anch'io sarei un po' stanco – la voce di Davide sembrava un piccolo soffio di vento.Ho capito – si rassegnò Giorgio, – fermiamoci, ma per non più di quindici minuti.

Dopo un quarto d'ora erano nuovamente in cammino, ma, di impronte del lupo, nessuna traccia. Il terreno era accidentato, si rischiava di cadere per terra. Le belle giornate precedenti avevano fatto sciogliere quel poco di neve rimasta, fortunatamente il terreno non era tutto roccioso, in alcune zone era perfino morbido. Se il lupo era passato da lì, sicuramente gli scout se ne sarebbero accorti. Dopo due ore di ricerca non avevano trovato ancora nulla, era ormai ora di pranzo e mostravano segni di stanchezza.

Ragazzi, facciamo una sosta, mangiamo e recuperiamo le forze – disse Giorgio, con la sicurezza del capo. – Bene, fermiamoci là, in quella radura – replicò Carlotta, che voleva essere sempre l'ultima ad avere la parola. Dopo pochi minuti erano fermi, nella radura, stanchi e affamati. Nicola e Federica, i due cucinieri, chiamarono i fuochisti per la raccolta della legna. Ormai esperti, sapevano bene che dovevano cercare legna adatta per fare una brace che poteva durare a lungo, ma anche legna verde e flessibile che doveva essere scortecciata e scottata vicino al fuoco; sarebbe servita per cucinare i cibi alla maniera trappeur, cioè senza pentole e stoviglie, solo legna e cibo. Non si sporca e si rispetta la natura al massimo. – Che cosa cuciniamo? – chiese Federica all'amico. – Uova allo spiedo! Lo sai che sono le mie preferite.Io mi occupo del pane – disse Federica. – Maria, per favore, puoi aiutarmi a impastare?


L'ululato misterioso

Con l'aiuto dell'amica, mescolando farina, acqua e sale, aveva ottenuto un bell'impasto elastico. Greta tirò fuori delle olive, che aveva in un piccolo contenitore dentro lo zaino, e le fece aggiungere nell'impasto. Poi lo arrotolarono, come un'elica, intorno a un bastoncino di legna ancora verde, quindi lo misero a cuocere sulla brace. Intanto Nicola prese un uovo e, con la punta di un coltello, fece due piccoli fori alle estremità. Vi infilò un piccolo spiedo sottile di legno, e lo poggiò sospeso tra due bastoni, abbastanza vicino alla brace. Ci volevano solo tre minuti per cuocerlo. In meno di mezz'ora il pasto era pronto, frutta compresa. La breve preghiera di ringraziamento per il cibo fu particolarmente intensa quel giorno.

Dopo pranzo Luca propose alle squadriglie una lettura: – Ho portato un libro con un racconto che può interessarvi: si tratta di un'antica storia orientale in cui il lupo salva un intero villaggio dall'attacco di un generale senza scrupoli e sanguinario. Potrei leggerlo se lo desiderate. – Dai, leggi, leggi! – fu il coro unanime degli amici. Luca era molto bravo. Aveva condotto i ragazzi dentro la storia: tutti erano talmente coinvolti che, quando sentirono un ululato, sussultarono impauriti, pensando di trovarsi da un momento all'altro dinanzi al feroce generale. Bastarono pochi secondi per riportare i ragazzi alla realtà. Era l'ululato vero del loro lupo.

Ascoltate. È il nostro lupo – disse sottovoce Max. – Non facciamo rumore. Proviamo a capire dove si trova – disse Greta. Dopo il primo ne sentirono un altro, e un altro ancora. Si distingueva con chiarezza, doveva essere a non più di cinquecento metri da loro. Poi, dopo un paio di minuti, calò il silenzio, tutto sembrava quasi irreale, si udivano solo il fruscio delle foglie e il tremolio delle gambe di Maria e Davide. In quel silenzio pieno di paura si sentì un altro ululato, questa volta dalla parte opposta alla prima: non sembrava di un solo lupo, sicuramente apparteneva a più animali. – Alzatevi, lentamente e senza fare rumore – ordinò Giorgio. – Prepariamoci a partire. Ripulite tutto. Luca, per favore, prendi la mappa e cerchiamo di orientarci.

L'ululato ruppe nuovamente il silenzio del bosco. Questa volta la direzione era chiara, i ragazzi la seguirono. Il sentiero girava intorno a Roccafelice e poi s'inerpicava verso il casolare abbandonato. Appena superarono la prima curva, videro il lupo. Era fiero, immobile al centro della strada, con il suo occhio semichiuso, e sembrava voler parlare con loro, comunicare qualcosa.

Da: Coraggio da lupi, di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Paoline

9788831543187 p

Coraggio da lupi

Alcune ragazze scout della squadriglia delle Aquile, durante un campo a Roccafelice, si imbattono nelle orme di un lupo. Subito dopo, alcuni ragazzi scout della squadriglia dei Leoni si trovano a faccia a faccia con il lupo: è l'inizio di una grande avventura.

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