Mi chiamavano Frate Mitra

Chi è Silvano Girotto, noto come "Frate Mitra"? Personaggio chiave degli Anni di Piombo in Italia, Girotto fu l'infiltrato che, l'8 settembre 1974, collaborò con il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per l'arresto dei fondatori delle Brigate Rosse, Renato Curcio e Alberto Franceschini. Oltre al ruolo nella controguerriglia italiana, la sua biografia unisce eventi cruciali del Novecento: dall'esperienza come legionario in Algeria alla scelta dell'abito francescano, fino alla guerriglia politica in Sud America tra Bolivia e Cile. La sua vita, sospesa tra fede e azione militante, è oggi racchiusa in un'autobiografia ricca di colpi di scena.

Ci sono vite che sembrano scritte da un romanziere con troppa fantasia. Quella di Silvano Girotto, però, è una storia vera, densa e incredibilmente dimenticata. Se chiedete in giro, a malapena qualcuno ricorderà il suo nome. Ma se sussurrate un soprannome, Frate Mitra, l'atmosfera cambia improvvisamente.

Quella di Silvano Girotto è un’esistenza vertiginosa, riportata recentemente all’attenzione del grande pubblico dal seguitissimo podcast di Lorenzo Baravalle Frate Mitra. L’uomo che si infiltrò nelle Brigate Rosse.

Siamo in Italia, negli Anni di Piombo, un periodo in cui la storia viaggia veloce e il futuro sembra sospeso sul filo del rasoio. È l'8 settembre 1974, quando Girotto compie la sua missione più celebre: infiltrato per conto del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fa arrestare Renato Curcio e Alberto Franceschini, i leader e fondatori delle Brigate Rosse.

Ma ridurlo a un semplice infiltrato sarebbe un errore. Prima di quel fatidico giorno Silvano aveva già vissuto cento vite.

Il suo viaggio sembra essere la mappa puntuale delle tensioni mondiali: legionario nella guerra d'Algeria, poi il carcere, la scelta radicale di diventare frate francescano durante l'Autunno Caldo italiano e infine il richiamo della guerriglia in Sud America, prima tra i conflitti in Bolivia e poi nel Cile di Salvador Allende.

Quella di Frate Mitra è una parabola umana sospesa tra la parola e l'azione, tra la fede e le armi. Una vicenda che attraversa la Guerra Fredda e il Sessantotto, ricordandoci quanto sia sottile il confine tra politica e violenza e lasciandoci una certezza: a volte la realtà supera di gran lunga la finzione.

Mi chiamavano Frate Mitra è un libro straordinariamente intenso, nel quale ci si immerge capitolo dopo capitolo tra dettagli, dubbi e colpi di scena di una vita che non si può riassumere, ma che merita solo di essere letta.


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