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1915 - 2015 – Figlie di San Paolo

Che cosa sono cento anni di vita di una congregazione religiosa in confronto alla storia dell'intera umanità o anche soltanto della storia bimillenaria della Chiesa? Un piccolo "segmento", fatto di persone e di eventi, di progetti e di realizzazioni, di sogni e di aspirazioni... Don Alberione, allorché si accinse a far memoria della sua intuizione carismatica per narrarla ai figli spirituali, disse che si sarebbe dovuta «raccontare una duplice storia: la storia delle Divine Misericordie per cantare un bel "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus". Inoltre, la storia umiliante della incorrispondenza all'eccesso della divina carità e comporre un nuovo e doloroso "Miserere"» (Abundantes divitiae 1).

Cento anni moltiplicati per migliaia di vite, migliaia di donne di ogni condizione sociale e di ogni età, che nei cinque continenti hanno dedicato le loro migliori energie spirituali, fisiche e intellettuali per dare corpo e continuare nel tempo il sogno di Don Giacomo Alberione.

Cento anni di evangelizzazione con la stampa e via via con i mezzi di comunicazione che il progresso metteva a disposizione, fino a oggi, con rinnovato impegno a far risuonare il Vangelo e i valori umani e cristiani nella cultura della comunicazione. In cento anni sono cambiati i mezzi e i linguaggi, ma il progetto è rimasto inalterato: «vivere e dare al mondo Gesù Maestro Via, Verità e Vita», per far giungere a ogni uomo e ogni donna di buona volontà il Vangelo, che ci narra la missione di Gesù: rivelare il mistero dell'amore di Dio Padre per l'umanità.

Una festa di famiglia, di Chiesa, per cantare il Gloria al Signore per tutto il bene che come Figlie di San Paolo abbiamo fatto in Italia, nel mondo, con l'apostolato della stampa e dei mezzi di comunicazione, a servizio della Parola che salva, della promozione della cultura; per i semi di santità che ha sparso in mezzo a noi, semi che sono diventati frutti maturi in Maestra Tecla, oggi venerabile; e, dopo di lei, in tante paoline che nei vari Paesi del mondo hanno donato il meglio di se stesse, affrontando precarietà di vario genere, consapevoli della propria povertà, assumendo l'ideale dell'Apostolo Paolo: «... annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). E con l'inno di lode a Dio per quanto ha compiuto in cento anni di vita e di apostolato, anche la richiesta di perdono per l'«incorrispondenza all'eccesso della divina carità», per la scarsa fiducia nella sua presenza e nella sua compagnia, per la poca fede in lui che porta a compimento quanto ha iniziato in noi e attraverso di noi.

Cento anni per fare memoria del cammino percorso, avendo chiara la meta: «... un lavoro più intenso di santificazione per continuare successivamente e con maggior fervore. (...) Noi siamo nati per dare Gesù Cristo Via, Verità e Vita, la dottrina dogmatica, la morale e insegnare all'umanità la via per arrivare a Gesù Cristo. Noi siamo venuti per compiere un apostolato, con lo spirito e con la forza di san Paolo, e dobbiamo fare questo » (FSP50-53, n. 42).

Un anno dedicato alla celebrazione del centenario di fondazione è una bella opportunità per rinnovare la coscienza della nostra vocazione specifica: «Sorelle di tutti i continenti, parliamo il linguaggio che lo Spirito ha posto sulle nostre labbra e nel nostro cuore, attraverso il carisma che ci ha donato. È il linguaggio della fede che si affida, ogni giorno, alla grazia del Patto. È il linguaggio dell'amore che ci rende, come Paolo, "tutto a tutti". È il linguaggio della gioia che narra, al mondo di oggi, la bella notizia del Vangelo. È il linguaggio della riconoscenza, che contempla le meraviglie di Dio. È il linguaggio che valorizza le conquiste del progresso per indicare, a tutti, "la via luminosa della vita"» (sr Anna Maria Parenzan, Superiora generale).

Spiegazione del logo del centenario:

paoline chi siamo centenario figlie san paoloLa fiamma simboleggia la presenza dello Spirito Santo, che ha ispirato don Alberione a fare di noi apostole del Vangelo con i mezzi della comunicazione sociale, coinvolgendo nella realizzazione del carisma Maestra Tecla, collaboratrice sapiente e fedele.

L'ombra della fiamma rappresenta l'azione dello Spirito che, nei cento anni della nostra storia, ha continuamente ravvivato in noi l'ardore missionario, nella sequela del Maestro, sui passi di Alberione e Tecla.

Le due fiamme, intrecciandosi, ci spingono verso il futuro perché, illuminate dalla Parola, irradiamo la luce del Vangelo nel mondo.

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