Agar e Sara

Madri nella fede

Mi chiamo Agar e fuggo. Sono una schiava, straniera in ogni terra fuorché nel deserto. Il mio nome è Sara, sono la moglie. Ho camminato accanto ad Abramo senza che i miei passi facessero rumore o che la mia parola si innalzasse al di sopra della sua. La sterilità, la mia ferita nascosta.

Simona Riccardi,al suo primo romanzo, ha scelto di cimentarsi con una pagina del primo libro della Bibbia, il libro della Genesi, dal capitolo 11 al capitolo 23, dove si narra la storia di Abramo e delle due donne che gravitano intorno alla sua vicenda umana.
Il patriarca parte dalla sua terra, che lascia per sempre, e abbandona le divinità del suo popolo per seguire una Voce che gli indica un rapporto nuovo, non più con tante divinità ma con l'unico Dio, che lo spinge verso nuovi orizzonti geografici certo, ma soprattutto umani. Un Dio che gli chiede di fidarsi di un Mistero che contiene una promessa: sarai padre di una moltitudine numerosa come le stelle del cielo. La vicenda di Abramo si intreccia con quella di Sara, sua moglie e della schiava di lei, Agar.

Il libro è strutturato in forma di monologhi che l'Autrice chiama Atti, come in un ideale spazio scenico; ogni Atto si apre con un Preludio in cui il/la protagonista si presenta e un Sipario, che l'Autrice chiama Affidamento, una sorta di epilogo in cui il/la protagonista rilegge la sua vicenda umana alla luce del Mistero di Dio che conduce la storia fino al suo compimento. Tra il Preludio e il Sipario c'è l'Atto di ognuno dei tre protagonisti che si raccontano ripercorrendo la loro vicenda.

Agar

Il suo nome significa fuggitiva, è la schiava di Sara, moglie sterile e anziana di Abramo. È proprio lei, Sara, che la offre al marito, nel tentativo di realizzare la promessa di una discendenza. Oggi parleremmo di utero in affitto. Agar concepisce un bambino, Ismaele, e da allora cominciano, da una parte, le rivendicazioni nei confronti di Sara e dall'altra le sue fughe: fuga da Sara che la considera a tutti gli effetti una rivale, e fuga nel deserto, quando la stessa Sara, divenuta madre contro ogni legittima speranza, chiede ad Abramo di allontanare lei e il suo bambino che il deserto inghiotte, finché l'Angelo del Signore non interviene per indicare una via di fuga e di salvezza per entrambi.
Nel suo monologo Agar racconta in prima persona le sue umiliazioni, la sua gioia nel sentire la vita dentro di sé, le sue ribellioni per un destino di schiavitù, la sua rabbia e il suo risentimento che, comunque, l'accompagnano fino a quando vedrà il figlio crescere e realizzare una vita piena.

Sara

Sposa di Abramo e madre di Isacco, è considerata la progenitrice del popolo di Israele. Il suo nome per alcuni significa signora o principessa, mentre per altri significa litigiosa e leggendo la sua storia, così come la Bibbia ce la presenta, sembra che le interpretazioni siano adeguate al personaggio. Condivide le scelte di Abramo e lascia anche lei una casa sicura, un popolo che la riconosce, per seguire il marito e con lui fidarsi di una promessa che viene da un Dio che imparerà a conoscere anche attraverso i suoi tentativi di affrettarne le promesse. Anche lei si racconta in prima persona e descrive i suoi sentimenti, le sue gelosie, i suoi rancori, le sue diffidenze e le sue paure.
Quando finalmente e al di là di ogni aspettativa umana diventa madre, insieme alla gioia racconta anche la crescente paura che l'erede legittimo della promessa sia costretto a fare i conti con Ismaele, figlio della schiava. Per questo convince Abramo a mandare nel deserto Agar e il suo bambino. Sarà il Dio della vita a salvarli, anche in questo caso, contro ogni speranza.

Abramo

Il suo nome, in ebraico, significa padre di una moltitudine; è il primo dei patriarchi e capostipite del popolo ebreo. È lui il depositario di una promessa sconvolgente: diventare appunto padre di una moltitudine che non si può contare. La moglie Sara è sterile e gli anni passano senza che la promessa si realizzi. Questo "amico di Dio" si racconta e ripercorre le tappe della sua vicenda: le paure e i dubbi, la volontà di rimanere in ascolto di questa promessa, anche quando gli verrà chiesto di sacrificare il figlio finalmente arrivato al di là di ogni speranza. Imparerà a fidarsi di questo Dio misterioso, che cammina con lui e lo conduce verso la piena realizzazione di un disegno grande.

Il romanzo

I monologhi dei tre protagonisti sono ricchi di pathos; l'Autrice scandaglia i loro sentimenti con un linguaggio molto evocativo e coinvolge i lettori che si sentono parte di una storia grande, che permette di leggere anche la nostra contemporaneità. L'umanità infatti è depositaria di una promessa di vita, di pace e di luce, e le promesse di Dio si realizzano nonostante le nostre resistenze che ci impediscono di leggere la sua presenza.
In questa luce il Sipario, che l'Autrice definisce Affidamento, è la parte più preziosa perché i protagonisti ripercorrono la loro storia personale e, potremmo dire, tirano le somme, accorgendosi che sono positive!
Tante volte si cerca di interpretare, di aggiustare, di capire la vita tutto d'un colpo, ma non è possibile. Il compimento di ogni esperienza umana può essere compreso solo alla fine; volerlo capire in corso d'opera è molto rischioso. Il progetto di Dio non cambia, le sue promesse sono promesse di vita e di pienezza, ma il nostro piccolo essere può accogliere solo frammenti, quelli del quotidiano, con le sue piccole o grandi provocazioni, con i piccoli - ma sempre grandi - eventi di ogni giorno, quelli che spingono a scelte di giustizia, di rispetto, di responsabilità solidale, di consapevolezza di un destino comune che lega indissolubilmente l'intero creato di cui facciamo parte. La pandemia che ha colpito l'umanità è lì a dimostrarcelo.
Questo romanzo si legge con partecipazione e ci aiuta ad entrare nella storia dell'umanità che è sempre e comunque Storia Sacra.

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Agar e Sara
Madri nella fede

Agar e Sara, racconto a due voci narranti – sul tracciato dei fatti biblici – a cui si aggiunge, in finale, la voce del patriarca Abramo, «pietra d'angolo» delle due vicende al femminile. Parlano le prime «madri rivali» della Bibbia, che incarnano, rispettivamente, la maternità surrogata e quella negata.

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