Giorno della Memoria

Il 27 gennaio 1945 si aprirono i cancelli di Auschwitz, il più grande campo di sterminio, e quello che si sospettava già da tempo divenne di dominio pubblico: il processo di distruzione di quasi sei milioni di ebrei pianificato dal regime nazista (1933 – 1945) in difesa della purezza della razza ariana.

Nei primi mesi del 1945, quelle che poi la Storia ha chiamato le “Forze Alleate” liberarono i campi di sterminio tedeschi e allora il mondo poté conoscere le reali dimensioni dell’orrore nazista.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 1° novembre 2005, in occasione dei 60 anni dalla liberazione dei campi di sterminio, ha proclamato ufficialmente il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. Il testo dell’Assemblea Generale così recita: «…ogni anno, il 27 gennaio, tutti gli stati membri delle Nazioni Unite hanno il dovere di inculcare nelle generazioni future le “lezioni dell’Olocausto”». Un impegno esplicito per tutti gli stati membri a raccontare, non far dimenticare e condannare ogni negazionismo e qualsiasi forma di discriminazione e di intolleranza motivate da differenze religiose e etniche.
Purtroppo, discriminazione, intolleranza e, soprattutto, negazionismo sono molto più radicati di quanto si possa immaginare. «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre» (Primo Levi). Per questo bisogna continuare a raccontare, a ricordare perché la Storia è Maestra di vita, ma dobbiamo volerlo, bisogna scegliere di essere ammaestrati dalla Storia.

Per non dimenticare, le nostre proposte...

Sono molte le pubblicazioni che possono aiutare ad approfondire questa pagina di storia, difficile e tragica, ma incancellabile. Ne segnalo alcune del catalogo dell'Editore Paoline.

Proprio in occasione dei 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento, Paoline, nel gennaio del 2005, ha pubblicato il volume Sopravvissuta ad Auschwitz, che da allora ha avuto numerose ristampe. È una lunga intervista che Liliana Segre - ora senatrice a vita e dal 15 aprile 2021 presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza – ha rilasciato alla giornalista Emanuela Zuccalà. Un documento tanto più prezioso perché racconta non solo l’esperienza del lager, devastante per una ragazzina che sarà separata per sempre dalla sua famiglia, ma ricorda anche il ritorno faticoso alla vita che sarà segnato dall’orrore di quanto visto e subito.

Un altro interessante testo è L’ora blu delle fiabe. Nel ghetto di Theresienstadt, di Ilse Herlinger Weber una poetessa ebrea, deportata in campo di concentramento, incaricata dei piccoli ospiti di quell’inferno, denutriti e malati, che da lei ascoltavano fiabe che li avrebbero accompagnati durante la notte, perché almeno il sonno fosse abitato da cose belle e buone. Morirà nel campo di concentramento dove la sua voce aveva accompagnato i sogni dei bambini, condannati all'orrorre quotidiano solo perché ebrei.

Una voce particolarmente alta che si leva dai campi di sterminio è quella di Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea vittima dell'Olocausto. Lavorava come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico e avrebbe potuto salvarsi ma, fedele alle sue convinzioni umane e religiose, scelse di condividere la sorte del suo popolo. Lavorò in seguito nel campo di transito di Westerbork come assistente sociale. Morirà ad Auschwitz il 30 novembre 1943 a 29 anni.
«Mi basta 'essere', vivere cercando di diventare almeno in parte un essere umano», questa frase di Etty Hillesum ha ispirato il brano Vite silenziose dell’album Cristogenesi, di Juri Camisasca, pubblicato da Paoline.
In questo brano, il noto cantautore, ricorda Etty e il suo sacrificio: «Erano gelidi quei campi con i fili argentati / in una storia di follia. / …in quello spicchio di libertà ti abbandonavi. / E con la voce piena d’amore per l’uomo e per la vita / tu sempre gridavi: / Mi basta essere, mi basta vivere, mi bastano poche cose».
Di questo brano è stato realizzato anche l’Official video. La ballerina, Naike Magro interpreta tutta la leggerezza e la consapevolezza di Etty e rappresenta i milioni di vite silenziose sacrificate alla follia del nazismo.
Guarda l’Official Video QUI.

Per parlare a lettrici e lettori giovanissimi di un tema così tragico e disumano, come Paoline abbiamo pubblicato molti titoli che suggeriscono le parole, le più giuste possibili, per raccontare loro che il bene vince anche quando sembra vero il contrario.
Come ali di gabbiano, per esempio, è un libro scritto da Lorenza Farina e illustrato da Anna Pedron. Parole e disegni che si integrano per raccontare la storia di Anna Frank e del suo diario che continua a parlare al mondo intero attraverso le sue pagine, ali di gabbiano che continuano a portare il ricordo e il messaggio di fiducia nell’umanità di una ragazza piena di vita e la storia del suo ingiusto destino.

Vorrei concludere questa carrellata con il titolo Il tempo del canto è tornato, di Dino Ticli, docente e noto scrittore di libri, soprattutto per ragazzi. Un libro originale perché non legge la Shoah a partire dalle vittime, ma da un ufficiale nazista che non può più reggere il peso della sua scelta.
Il libro, quando è uscito, è stato presentato in diretta con l’autore. Clikkando QUI, si va alla conversazione che abbiamo avuto con l’Autore sul libro e alla riflessione scaturita sulla necessità di interrogarsi sulle infinite possibilità di bene e di male che la creatura umana può esprimere e intraprendere.

Per approfondire, visita lo SPECIALE Giorno della Memoria

 


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