In viaggio verso Allah

Una comunità di accoglienza, un giovane in difficoltà che fugge per arruolarsi, una lettera del sacerdote formatore che racconta il dramma di questa storia e, al contempo, invita a riflettere sul senso dell'educare e del trasmettere la fede in Dio.

«Ciao Burgio. Stammi bene e prega Allah che ti dia la sua retta via e ci guida verso sé nella sua luce inshallah il paradiso... ». Questo è il messaggio che don Claudio Burgio ha ricevuto sul suo cellulare il 17 gennaio 2015 da Monsef, un ragazzo originario del Marocco e ospite di una comunità d'accoglienza per adolescenti in difficoltà, gestita dall'Associazione Kairós fondata da don Burgio. Monsef era in comunità da 5 anni, anni difficili perché si portava dietro un cumulo di dolore e di frustrazione. Un percorso faticoso, interrotto nel modo più inaspettato: Monsef quel 17 gennaio è partito per il fronte islamico.

A distanza di due anni don Claudio Burgio decide di pubblicare con le Paoline il libro In viaggio verso Allah. Lettera di un prete a Monsef, giovane combattente islamico. Una lettera in cui l'Autore ripercorre le tappe del suo percorso educativo, senza nascondere dolore, delusione, autocritica, senso di impotenza... Una lettera scritta idealmente a Monsef, ma che interpella la nostra società, le presunte sicurezze che ci portano facilmente a sentirci dalla parte della ragione e della civiltà.

Con le Paoline, nel 2010, don Claudio Burgio aveva pubblicato Non esistono ragazzi cattivi, arrivato alla quinta ristampa. La recente pubblicazione è una testimonianza di questa idea forte di don Burgio che anima lui e i suoi collaboratori.

Presso la Casa della Cultura di via Borgogna, 3 a Milano, lunedì 27 novembre 2017 si è svolta una presentazione del libro, organizzata da Encanto Public Relations e dall'Ufficio Stampa Paoline con la Kairós ONLUS, a cui hanno partecipato: Don Burgio, Autore del libro e Fondatore e Presidente dell'Associazione Kairós, Maria Bombardieri, ricercatrice dell'Università di Padova, che studia il processo di radicalizzazione dei giovani combattenti, e Cristina Giudici, giornalista de "Il Foglio" e moderatrice dell'incontro.

Nella sua testimonianza don Burgio ha sottolineato che la storia di Monsef ripercorre il dramma di tanti adolescenti costretti a partire dalle loro terre d'origine e obbligati ad inseguire il sogno di una vita migliore. Da qui la necessità di conoscere le diverse culture con cui veniamo in contatto per superare pregiudizi e paure che impediscono una lettura serena del fenomeno migratorio in cui a pagare il prezzo più alto sono i più fragili: le donne, i bambini e gli adolescenti.

Maria Bombardieri, nella sua relazione, ha sottolineato come il processo di radicalizzazione che il sedicente Stato Islamico mette in atto, fa leva con molta abilità proprio sulla promessa di una felicità e pienezza di vita che superano i limiti del tempo e dello spazio. I migranti, e anche noi lo siamo stati, sono alla ricerca di dignità, di libertà, di pace, cioè di vita e la vita non la ferma nessuno. Non è il caso di lasciare che la vita e il suo carico di speranza siano strumentalizzati dalla morte.
Questo in definitiva il messaggio forte emerso da questo incontro.

L'editrice Paoline ha scelto di essere una piccola cassa di risonanza perché la fatica, il dolore e la speranza di chi si mette in cerca di vita abbiano una ribalta, piccola se confrontata con quella di molte realtà ingigantite ad hoc, ma l'alternativa è il silenzio!

9788831549288 p

In viaggio verso Allah
Lettera di un prete a Monsef, giovane combattente islamico

Monsef, che per quasi cinque anni ha vissuto nella comunità di accoglienza per ragazzi in difficoltà Kayròs, è partito all'improvviso, insieme con Tarik. Destinazione: Siria. Sono diventati combattenti di Daesh.

 

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