Fare memoria per scegliere

Spunti biblici per una Chiesa sinodale /1

Seguendo le indicazioni di papa Francesco alla Chiesa in merito al cammino sinodale, iniziamo un percorso biblico/spirituale da vivere personalmente o comunitariamente per approfondire, attraverso i testi biblici, i concetti di sinodo e sinodalità. Dove nella Bibbia si parla di questo? Dalla Parola al nostro oggi. Per fare memoria, conoscere e, chissà, trovare vie nuove, radicate nella nostra storia, per il presente.

Nell’ottobre del 2021 la Chiesa Cattolica di tutto il mondo ha iniziato il suo cammino sinodale che si concluderà nel 2023, intorno al tema Per un Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione, i tre pilatri fondamentali che la identificano. Papa Francesco ai cattolici di Roma (18 settembre 2021) spiega che quest’itinerario è stato pensato come dinamismo di ascolto reciproco, condotto a tutti i livelli di Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di Dio. E sottolinea che la sinodalità non è un titolo tra gli altri ma «esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione». Il termine “sinodo”, invece, indica un percorso con un inizio e un termine, determinato dall’atteggiamento sinodale, che la comunità vive per discernere le vie da percorrere in una nuova situazione storica.

Dalla Memoria delle origini all’oggi della storia

I termini “sinodo” e “sinodalità” (da σύν, con, e ὁδός, via), come noi li conosciamo, non si trovano, letteralmente, nella Bibbia, esiste però lo spirito e l’esperienza del camminare insieme.
Uno dei testi biblici che evidenzia la vocazione comunitaria sinodale del popolo di Dio è sicuramente la convocazione a Sichem, dove il popolo, insieme, valuta il suo oggi e decide le vie sulle quali camminare. Il contesto lo richiede: entrato infatti nella terra promessa, a contatto con i Cananei e la loro cultura idolatrica, è tentato di adeguarsi alla loro mentalità. La cultura agricola/sedentaria con divinità proprie, potrebbe fargli perdere la “memoria” delle sue origini da Dio e la sua identità di popolo scelto tra altri popoli. Giosuè che li aveva guidati, ormai vecchio, convoca le tribù intorno al pozzo di Sichem per discernere e decidere insieme quale direzione dare al proprio futuro.
Il testo è stato scritto dopo l’esperienza tragica dell’esilio avvenuta a causa del peccato, prodotto dall’idolatria, che ha rotto l’Alleanza con Dio provocando divisioni sociali e povertà. Ciò che viene narrato è, dunque, un quadro ideale, proiettato nei tempi passati, per tracciare al popolo di ogni epoca il cammino di fedeltà a Dio nei nuovi contesti. La domanda di fondo è: come possiamo rimanere fedeli a Dio in una nuova situazione?

LEGGI Giosuè 24,1-28

Giosuè: «Radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio» (24,1). I verbi “radunare” e “convocare” insistono sulla solennità del momento cui partecipa tutto il popolo. Ricorda il documento La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 13: «La convocazione è la forma originaria in cui si manifesta la vocazione sinodale del Popolo di Dio… L’assemblea del Popolo di Dio comprende non solo gli uomini (cfr. Es 24,7-8), ma anche le donne e i bambini come pure i forestieri (cfr. Gs 8,33.35). Essa è il partner convocato dal Signore ogni volta che Egli rinnova l’alleanza» (cfr. Dt 27-28; Gs 24; 2 Re 23; Ne 8). Il capitolo 24 del libro di Giosuè mostra che tutti hanno diritto alla convocazione che li pone, con pari dignità, dinanzi al Signore e non al capo religioso e politico, chiamato pure lui a stare davanti al Signore. Il Deuteronomio, la cui linea teologica è presente in Giosuè e nei cosiddetti libri storici, presenta le autorità stabilite (il re, i giudici, i sacerdoti e il profeta) con la qualifica di fratelli (Dt 17,15. 20; 18,2.7.15) che servono gli altri fratelli nella comunità. Si esclude l’esercizio del proprio compito come potere sugli altri.

Come mai la convocazione è a Sichem? Qui il Signore apparve ad Abramo e gli promise la terra (Gen 12, 6). Qui Giacobbe abitò e vi comprò un campo (Gen 33,18 ss.) che trasmise in eredità ai suoi discendenti e qui purificò la sua famiglia dagli oggetti idolatrici (Gen 35, 2 ss.). Sichem è luogo di Memoria sacra e trovarsi a Sichem significa rendersi conto che Dio ha realizzato la sua promessa. Giosuè parla a nome di Dio come un profeta: «Così dice Il Signore». È Lui, il Signore, che narra la storia del popolo, Lui è al centro di questa storia fin dall’inizio: «io presi»; «io diedi», «io inviai», «vi condussi», «vi diedi». Il Signore narra una storia concreta che comincia da Abramo, ricorda l’esodo, il passaggio del Giordano e la conquista della terra promessa. Narrandola rende protagonisti tutti i convocati benché questi non abbiano vissuto gli eventi di cui fa memoria. Terminato l’ascolto della storia, Giosuè sollecita la risposta del popolo: «Sceglietevi oggi chi servire»: il Dio dei padri o i vari dèi? In quella cultura ogni popolo aveva il suo dio, l’ateismo era impensabile. Non possono scegliere “questo” e “quello” ma o “questo” o “quello” (cfr.1 Re 18, 21). Il popolo deve sapere che non è la stessa cosa servire gli dèi dei popoli o il Dio della gratuità che lo liberò dalla schiavitù egiziana e gli diede una terra dove vivere nella pace la libertà ricevuta. Scegliere altri dèi significa perdere la propria identità. Israele rimane sé stesso se aderisce al suo Dio che l’ha messo a parte come proprietà privilegiata e se ne riconosce la centralità nella sua esistenza. La storia mostra che Israele quando serve altri dèi sperimenta il suo fallimento. Di conseguenza ogni generazione è vincolata a rinnovare la scelta per Dio come dimostra la ricorrenza del termine “oggi” che vincola i presenti (cfr.v.15).
Giosuè si esprime per primo: «Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Anche il popolo decide per Dio: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!» (vv. 16-18). Giosuè, che desidera una risposta consapevole e libera, presenta le conseguenze di una possibile infedeltà (vv.19-20). Le parole sincere non bastano, occorre un “cuore” docile! Il popolo conferma: «No! Noi serviremo il Signore». Il consenso esprime la corresponsabilità a vivere per il Signore. Giosuè, dunque, media l’Alleanza, secondo lo schema tipico che prevede un patto e dei testimoni: «Giosuè in quel giorno concluse un'alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem».

L’assemblea si chiude, con la coscienza di essere “testimoni” di un evento che non possono dimenticare (v.22). Tutti tornano alla vita quotidiana con la memoria rinnovata, sapendo di doverla rinnovare ogni volta che occorre: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!». La convocazione di Sichem è un’importante pietra miliare perché tutti vi partecipano in forza della medesima origine da e nel Signore. La convocazione a Sichem insegna che se la comunità vive la sua vocazione in modo assembleare, nell’ascolto della Parola, senza distinzioni di ruoli, di provenienze e importanza sociale, può con fedeltà discernere e assumere le vie da percorrere e, nel suo vivere, rendere visibile, testimoniare cioè, il suo Dio.

Per riflettere e approfondire

  1. Rileggere il testo ed evidenziare la partecipazione di tutti nel decidere su quali vie camminare. Su che cosa si fonda il discernimento e la decisione del popolo a vivere per Dio?
  2. Sichem è luogo di memoria della fedeltà di Dio alle sue promesse. Quale può essere la Sichem che raduna la comunità ecclesiale oggi? (Un “luogo simbolo” di memoria di fede; un evento di cui facciamo memoria; il fonte battesimale da cui prende origine la nostra comune realtà filiale…)
  3. Le nostre comunità ecclesiali si nutrono dell’ascolto comunitario della Parola che libera dalle idolatrie che la cultura produce, illumina il presente e la radica nei nuovi contesti?

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