Il digiuno

Simboli biblici

Il digiuno nella Bibbia è in rapporto al nutrimento al quale chi digiuna rinuncia volontariamente. Questa scelta evidenzia che il nutrirsi è necessità vitale e ricorda che la persona non è la fonte della vita.

Vive se assume la vita dall'esterno, mangiando e bevendo. Il digiuno, in un certo senso, anticipa la morte o ne vive una certa esperienza. La sua pratica proviene dalla coscienza del peccato che causa guerra, morte, lutto, ingiustizie, violenza. Con il digiuno il credente si riconcilia con Dio, fonte della vita e con gli altri che in qualche modo aveva danneggiato. Il digiuno nell'AT è vissuto in clima cultuale, accompagnato dalla preghiera (cfr. Gioele 1,14) e si manifesta con i segni del lutto e del dolore (2 Sam 1,12; Gdc 20,26; 1Cr 10,12). Esempi di digiuno sono Mosè che prima di ricevere le tavole della legge digiuna quaranta giorni (Es 34,28; Dt 9,9), Davide, che con il digiuno, riconosce che il suo peccato (2Sam 12,17.20.23), frutto di prepotenza, causò la morte di persone innocenti e testimonia il suo desiderio di riparazione del male fatto. Giuditta era solita digiunare ogni settimana (Giud 8,3) come segno di sobrietà e sottomissione a Dio. Ester, prima di affrontare il re Assuero e il perfido Aman, digiuna tre giorni e chiede il digiuno al tutto il popolo, come segno di penitenza e di riconoscimento che la forza viene da Dio, cui spetta ogni potere (Est 4,16).

Digiunano i niniviti per scongiurare il castigo di Dio a causa delle loro colpe (Gio 3,5). Il re Acab, dinanzi all'annuncio delle disgrazie che si sarebbero abbattute sulla sua casa, addolorato, «si stracciò le vesti, si coprì di sacco e digiunò» (1 Re 21,27; cfr. Ne 1,4). I profeti affermano che il digiuno mai potrà essere vissuto come pratica esteriore, fine a se stessa (cfr. Is 58,3-7; Ger 14,12), ma esso priva di qualcosa per favorire la vita agli altri e ristabilire le giuste relazioni.

Nel Nuovo Testamento Gesù all'inizio della vita pubblica si ritira nel deserto per quaranta giorni, rimanendo in digiuno (Mt 4,1-2; Lc 4,1ss ). Con esso, Gesù, nuovo Mosè, a differenza del popolo nel deserto che si ribella a Dio, vince le tentazioni che vogliono condurlo fuori dal progetto del Padre e dal compimento della sua volontà. Nel corso della vita pubblica, si oppone alla pratica formale del digiuno, anzi moltiplica i pani perché le persone non svengano o a causa del digiuno (Mc 8,2). Corregge la pratica di queste opere pie compiute per guadagnare il prestigio di fronte agli uomini (Mt 6,1.6). I suoi discepoli diversamente da quelli del Battista non digiunano (Mc 2,18-22). Gesù insegna che il digiuno non è solo segno di penitenza, dolore e di lutto per l'assenza dello sposo, ma con il digiuno il cristiano confessa che solo Gesù, lo Sposo messianico, dona l'acqua che disseta e il pane che nutre per la vita eterna. Il cristiano si priva di tutto ciò che occupa il suo posto e dagli atteggiamenti arroganti che distruggono la relazione con lui e con i fratelli.

Da sapere

Il valore del digiuno, come accettazione serena della propria limitatezza, sembra essere evocato già nel comando di Dio all'essere umano appena creato di mangiare di tutto eccetto un particolare frutto (Gen 2,16-17). Il mangiare di tutto non garantisce la vita e il voler disporre di tutto suscita atteggiamenti di onnipotenza che scatenano il caos. La privazione ricorda che la vita è un dono che si riceve giorno dopo giorno e l'essere umano è un perenne debitore.

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9788831544719 p

Esodo
Nuova versione introduzione e commento

Questo testo della Bibbia è un viaggio dell'uomo verso Dio, ma anche e soprattutto un viaggio di Dio verso l'uomo; è lui infatti il soggetto principale della storia esodale, come testimonia l'immenso spazio che la narrazione riserva al dialogo tra YHWH e Mosè.  

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