Il drago

Simboli biblici

Il drago è una figura mitologica simbolo dei mostri primordiali che escono dal mare e provocano caos e morte. La sua simbologia è presente anche nella Bibbia che esprime la parola di Dio con il linguaggio mitico del tempo ma operandone una radicale demitizzazione.

Giobbe che non comprende il motivo della sua sofferenza domanda a Dio se lo ha scambiato per un mostro marino da abbattere: «Sono io forse il mare oppure un mostro marino, perché tu metta sopra di me una guardia?» (cfr. Gb 7,12). Il Dio d'Israele, che è superiore a queste forze negative, le domina e ne sopprime la negatività. Il salmista prega: «Tu con potenza hai diviso il mare, hai spezzato la testa dei draghi sulle acque» (Sal 74,13-14). Il profeta Isaia assicura il popolo che Dio lo libererà dalla forze maligne perché «ucciderà il drago che sta nel mare» (cfr. 27,1). Questa certezza si fa preghiera che domanda d'intervenire ancora a favore del suo popolo come già avvenne ai tempi dell'Esodo: «Svegliati come nei giorni antichi, come tra le generazioni passate. Non hai tu forse fatto a pezzi Raab, non hai trafitto il drago?» (Is 51,9; cfr. Is 30,7; Ez 29,3-5; Ger 51,34). Il libro del Siracide reputa la donna malvagia peggiore del drago (Sir 25, 15). Nel libro di Daniele, il riferimento simbolico al drago descrive il potere idolatrico che opprime il popolo: «Vi era un gran drago e i Babilonesi lo veneravano». Il profeta Daniele al re che gli domandava di sottomettersi all'idolatria lancia una grande sfida: «Io adoro il Signore mio Dio, perché egli è il Dio vivente; se tu me lo permetti, o re, io, senza spada e senza bastone, ucciderò il drago» (cfr. Dn 14, 23- 28 ).

Nel Nuovo Testamento la figura del drago assume significati nuovi soprattutto nei capitoli 12, 13 e 16 dell'Apocalisse. In questo libro il drago non esce dal mare, come nei testi dell'Antico Testamento ma, inizialmente collocato in cielo, viene scaraventato sulla terra dove trasmette il suo potere negativo servendosi dei suoi funzionari: «Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e sette corna e sulle teste sette diademi, la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si davanti alla donna che stava per partorire e per divorare il bambino appena nato» (Ap 12.3.4). Il drago, che è rosso come il colore del sangue, indica crudeltà e violenza; le sette teste sul suo capo rimandano agli antichi draghi della mitologia; le dieci corna e i sette diademi rappresentano il potere e la dignità regale terrestre. La caduta delle stelle provocata dalla sua coda allude alla lotta escatologica quando il male sarà eliminato. L'Apocalisse identifica il drago come "il serpente antico" che causò il primo peccato dell'umanità (cfr. Gen 3,1-3). «ll grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli» (cfr. Ap 12, 9 ). Il drago è simbolo del male che agisce nella storia umana insinuandosi con grande astuzia nei vari strati della vita sociale: nelle strutture che la caratterizzano; nei vari centri di potere raffigurate con la figura delle sette teste e dei diademi. Il drago permette alla bestia, che incarna la sua malvagità e la propaga, di uscire dal mare (cfr. Ap 13,1-2) che per la Bibbia è lo spazio negativo e caotico per definizione. Come il drago anche la bestia ha sette teste e dieci corna e condivide il suo potere malvagio. Questa bestia, emanazione del drago, è simbolo del potere imperiale romano idolatrico che perseguitava i cristiani del I sec. d.C.

Da sapere

  • Il riferimento dell'Apocalisse all'Impero Romano idolatrico del tempo, che chiama Babilonia (cfr. Ap 17,5), nella lettura biblica diviene simbolo del demoniaco che si incarna nella storia con volti diversi (potere politico corrotto, ideologie, consumismo, etc.) causando dolore e morte e perseguitando i credenti di ogni tempo e luogo.

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