Il sigillo

Simboli biblici

Il sigillo nella Bibbia, come nelle antiche culture, è un’impronta incisa sulla pietra, sulla creta (Gb 38,14) o sul metallo e, in questo caso, poteva avere una forma di anello. Quest’impronta riproduceva lettere, stemmi o simboli che riconducevano al proprietario e ne indicava l’autorità.

Nell’antichità i soldati avevano impresso sul corpo il sigillo del loro capo e gli schiavi quello del loro padrone. Nella Bibbia il sigillo, inciso con arte (Sir 32,5-6), rende giustizia a Tamar che grazie ad esso realizza la legge del levirato (Gen 38, 18. 25). Il sigillo come simbolo di autorità è conferito dal faraone a Giuseppe figlio di Giacobbe (Gen 41,42), perché agisca in suo nome (Gen 41,42; Ag 2,3).

Il sigillo conferisce autorità ai documenti e indica la conclusione di un atto d'acquisto (cfr. Geremia 32, 10 ; 1 Re 21,8). E simbolo dell’amore, fedele e indistruttibile, che vince anche la morte, tra due fidanzati o sposi: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l'amore … Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo» (cfr. Ct 8, 6). Con il simbolo del sigillo, il sapiente esprime il senso della morte come non ritorno alla vita (Sap 2,5); la benevolenza che si fa carico delle necessità degli altri è un sigillo che identifica chi la pratica (Sir 17,17). Il saggio invoca un sigillo sulla propria bocca per tenere a freno la lingua dalle parole maldicenti (Sir 22,27). Dio, simbolicamente, pone i suoi sigilli nella creazione e quando «alle stelle pone il suo sigillo» (Gb 9,7) viene la notte.

Nel Nuovo Testamento il simbolo del sigillo assume una connotazione cristologica/trinitaria. Il padre ha posto il suo sigillo su Gesù (Gv 6,27) ed è in lui che il Padre, grazie allo Spirito, ci segna con il suo sigillo che marchia l’appartenenza del cristiano a Lui e costituisce la caparra della salvezza (Ef 1,11-14). Il sigillo ricevuto nell’unzione conferisce autorevolezza alla missione e ne garantisce l’autenticità (1 Cor 9,2; 2 Cor 1,22).
Dal termine sigillo deriva l'espressione «sigillati con il sigillo di Dio». Questa formula è particolarmente presente nell’Apocalisse, soprattutto nei capitoli 5-7, ma questo simbolo percorre tutto lo scritto nell’immagine del libro sigillato e dei centoquarantaquattromila - numero multiplo di dodici, gli appartenenti, cioè, alle dodici tribù d’Israele e ai dodici apostoli - che sono «segnati con il sigillo». Essi sono i servi di Dio vivente (7,2-4) salvati dalla prova escatologica. Il libro è sigillato con sette sigilli (5,1-6,12) chiuso ermeticamente e scritto, dentro e fuori, senza spazi vuoti e non vi si può aggiungere nulla. I sette sigilli che chiudono il libro indicano che l’intera storia a noi incomprensibile è nelle mani di Dio che ne segna l’inizio, segue gli eventi e stabilisce il compimento. Soltanto l’Agnello immolato ritto in piedi, cioè Cristo morto e risorto, è in grado di aprire questo libro (Ap 5,5.9): ne rivela il contenuto, mostra la direzione finale della storia e svela la sua vittoria sul male e sulla morte perché solo Lui è il Signore.

Da sapere

L’autore dell’Apocalisse nell’immagine del libro sigillato interpreta, in senso escatologico, la visione di Ezechiele invitato da Dio a mangiare il rotolo scritto «all'interno e all'esterno» (Ez 2,8-9) perché il profeta per primo deve nutrirsi della Parola che annuncia. Opposto al sigillo di Dio vi è il marchio che identifica i seguaci di Satana destinati, invece, alla perdizione (Ap 13,16–18).

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