L’acqua

Simboli biblici

L'acqua è un simbolo importante, sia nell'Antico che nel nuovo Testamento, ricco di significati per la vita e la salvezza dell'uomo; nell'esperienza cristiana è Cristo la sorgente di acqua viva che disseta per l'eternità.

L'acqua sia come realtà essenziale alla vita, sia come desiderio di pienezza, è così importante che nell'AT ricorre circa 580 volte. L'acqua, dono per la vita, indica i torrenti, l'acqua sorgiva (Gn 2,6) e le sorgenti che provengono dall'abisso (Gn 7,11; 8,2). L'acqua come il pane sono elementi fondamentali per la vita umana. La costante pane-acqua ritorna nelle vicende di importanti personaggi biblici: il re Davide (1Sam 30,11-12); il profeta Elia (1Re 18,4.13) Eliseo (2Re 6,21) ed Ezechiele (Ez 4,11-16s). Il digiuno totale consiste, infatti, nel rinunciare al pane e all'acqua (Es 34,28). Il richiamo dell'acqua si trova nelle citazioni di pozzi e cisterne (Gn 26,18; 37,20), per l'irrigazione della terra (Dt 11,10), per dissetare il bestiame (Gn 30,38), per il rifornimento durante il cammino nel deserto arido. Al popolo che, assetato, mormora (Nm 20,24; Sal 81,8) Dio risponde facendo scaturire acqua dalla roccia (Es 17,2-7).

Il profeta Isaia interpreta questo episodio quando il popolo ritornerà da Babilonia alla sua terra, detto nuovo esodo (Is 48,20-21): in questo cammino l'acqua non mancherà e il Signore farà fiorire il deserto (Is 41,17-18) e tutti: persone e bestiame saranno dissetati (Is 43,20). Il simbolo dell'acqua è collegato alla purificazione. A questo simbolo risale il racconto del diluvio (Gen 6,17). Vi è poi la legge di purificazione secondo la quale la persona contaminata deve lavare il suo corpo con l'acqua corrente (Lv 14,5-6; Nm 19,9-22). La purificazione dal peccato avviene mediante il segno dell'acqua (Sal 51,9) e la remissione delle colpe di tutto il popolo mediante un'aspersione escatologica (Ez 36,25), simbolo del perdono finale di Dio (Is 1,16; Ger 33,8). L'acqua è segno di ospitalità: in quanto tale è offerta ai forestieri per lavarsi i piedi (Gn 18,4; 2Sam 11,8).

L'esperienza cristiana riprende gran parte dei simboli dell'acqua dell'AT. In particolare: come dono di Dio per la vita (l'immagine del bicchiere di acqua fresca: Mt 10,42; il ricco epulone, Lc 16,24-26), come marea fluttuante simbolo di morte da cui il Signore salva (l'immagine del lago [mare] di Genezaret: Mc 4,35); elemento di purificazione (cfr. Lc 7,44: Simone il Fariseo; Gv 13,1-11: la lavanda dei piedi). La novità del NT è nel rapporto strettissimo dell'acqua con la persona di Gesù. Se l'acqua indica il desiderio struggente che nasce dal bisogno di vita, Gesù è venuto a portare le acque vivificanti promesse dai profeti. La sua vita è scandita dal simbolo dell'acqua. Inizia la vita pubblica facendosi battezzare (Mc 1,9-11) per indicare che ha voluto immergersi nella nostra realtà; cambia l'acqua in vino perché nella sua persona si realizzano le promesse di Dio (Gv 2,1-12); nel dialogo con la samaritana si presenta come acqua viva di sorgente che disseta la sete per sempre (Gv 4,1-42); infine dal suo costato crocifisso sgorgherà acqua e sangue, segni del battesimo e dell'eucaristia (Gv 19,30).

Da sapere

  • Nello sviluppo del giudaismo fino al tempo di Gesù, i farisei elaborarono un sistema di prescrizioni rituali per la purificazione (mani, stoviglie, vesti, ecc.). I Vangeli al riguardo ricordano la polemica tra i farisei e Gesù che ridimensiona questa interpretazione rigida dell'AT (cfr. Mc 7,2-5).
  • Nel Vangelo di Giovanni, Gesù due volte chiede da bere: 'dammi da bere' (4, 7); 'ho sete' (19,28) ma non la ricevette perché la sua era sete di amore per noi. Egli solo dona l'acqua che sazia perché è la fonte d'acqua viva che appaga la sete: 'Chi ha sete venga a me e beva ' (7,37). 'Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete' (4, 14), dal suo costato crocifisso uscirono sangue e acqua (19,30).
  • L'Apocalisse, ultimo libro della Bibbia cristiana, termina con l'invito a dissetarsi dal Signore; 'Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l'acqua della vita' (22,17).

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