L’orzo

Simboli biblici

Nella Bibbia il richiamo all'orzo ricorre circa 29 volte. L'orzo è uno dei prodotti che caratterizzano i beni della terra promessa (Dt 8,8). Tra i cereali possiede alcune caratteristiche proprie: matura in primavera e resiste alla siccità.

Rispetto al grano, per valore nutritivo, è meno importante e vale meta del suo valore (2 Re 7,1.16; Ap 6,6), ma l'orzo, maturando precocemente, si rende disponibile a essere consumato prima del grano e a essere offerto nel culto. Nella festa di Pasqua si offrivano, infatti, le primizie e l'orzo era il primo raccolto destinato a diventare pane (Es 9,31). L'esodo ricorda che la settima piaga che colpì l'Egitto fu la grandine che distrusse l'orzo: «Ora il lino e l'orzo erano stati colpiti, perché l'orzo era in spiga e il lino in fiore; ma il grano e la spelta non erano stati colpiti, perché tardivi» (Es 9, 31-32).
L'orzo, nel culto, era portato come omer, vale a dire, manipolo o misura di spighe raccolto e offerto nel Tempio, all'indomani del primo giorno di Pesach, il 16 di Nisan: «Porterete al sacerdote un fascio di spighe, come primizia della vostra raccolta; il sacerdote agiterà il fascio di spighe davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; l'agiterà il giorno dopo il sabato» (Lv 23,9-14). Questo fascio era costituito senza dubbio da spighe d'orzo. L'offerta dell'omer di orzo, oltre al significato di misura, aveva anche un significato temporale religioso: il giorno dell'offerta dell'orzo iniziava il calcolo di altri 49 giorni che conducevano alla festa di Shavuot, che cadeva sette settimane dopo la Pesach, cioè, dopo la Pasqua (Lv 23,15-21).

L'orzo nel libro di Rut ricorre 5 volte: la vedova Rut e la suocera Noemi, spinte dalla fame, giungono a Betlemme «quando si cominciava a mietere l'orzo» (1,22) e Rut che va a spigolare raccoglie circa una quarantina di chili di orzo (2,17) e rimane a spigolare «sino alla fine della mietitura dell'orzo e del frumento» (2,23). Noemi le dice che Booz «proprio questa sera deve ventilare l'orzo sull'aia» (3,2) e dorme accanto a un mucchio di orzo (3,7). Rut gli si pone accanto e da Booz riceve sei misure d'orzo che gliele pone sulle spalle (3,15) per portarle alla suocera (3,17) e sfamarsi insieme per lungo tempo e in abbondanza. In pratica, l'orzo ambienta la narrazione: il viaggio di Rut e Noemi fu provocato dalla carestia che spinse le due donne e cercare il nutrimento. Si svolge in primavera, tempo della raccolta dell'orzo. Suscita solidarietà: secondo la Torah, i poveri avevano diritto a raccogliere le spighe che cadevano dai covoni e i padroni il dovere di lasciarli spigolare. L'orzo, cercato per la sopravvivenza e condiviso con cuore aperto, trasmette il messaggio di solidarietà fraterna tipica dell'Antico Testamento, che assicura la vita a tutti.

I quattro Vangeli narrano, ognuno dalla sua ottica, la moltiplicazione di pani compiuta da Gesù, ma solo quello di Giovanni specifica che i cinque pani erano pani di orzo, il cibo dei poveri che sazia tutti (6,9.13) ed evidenzia che l'evento avvenne in primavera, nel clima pasquale: «Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei» (6,4).

Da sapere

  • I pani di orzo richiamano il profeta Eliseo (2Re 4, 38-44) che moltiplicò venti pani di orzo che saziarono cento persone. Gesù, profeta escatologico, invece, moltiplica cinque pani di orzo per cinquemila persone e con gli avanzi dei cinque pani d'orzo riempirono dodici canestri. Anche Rut ricevette orzo in abbondanza ed ella «mangiò a sazietà e ne avanzò ». Il sovrappiù manifesta la sovrabbondante generosità di Dio che giunge nella solidarietà fraterna, precoce e umile come l'orzo.

 

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