La Parola è selvatica

Il volto di Samuele

La Parola parla a Samuele: «Per quanto vuoi ancora rimanere a piangere su una vita che non rispetta il sogno? Per quanto vuoi continuare, abbandonato come un vestito di scena dismesso, a prolungare questa tragica farsa della fine?».

La Parola provoca Samuele – la Parola è un animale selvatico e sfrontato, inseguirla è l'unica speranza. E che qualcuno si metta ancora sulle sue tracce è l'unica possibilità che anche la Parola ha di rimanere in vita.

Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re»... (Citazione completa: 1 Samuele 16, 1-7)

E così, Samuele decide che le lacrime versate per disperazione possono diventare una rottura delle acque in una nuova gravidanza. Così Samuele decide di scuotersi dal pessimismo – che può essere un luogo perfino confortevole – per muoversi verso un orizzonte nuovo. Verso qualcosa che sembra impossibile, blasfemo: cercare un nuovo re prima che il vecchio sovrano sia morto, come se Dio volesse correggersi. Samuele si mette in discussione, si espone, insegue una Parola molto più veloce di lui. Ma non rimane fermo.

Credo che nel nostro rapporto con la Parola manchi spesso questo aspetto, questa forma di coraggio e di libertà, questo onesto legame di dipendenza con la sfrontatezza di una Parola che sfugge e crea orizzonti impensati. Noi umani abbiamo bisogno di una Parola sfrontata e libera; e lei, la Parola, non può vivere senza innamorati affamati e appassionati. Coraggiosi – di quel coraggio che chiede di esporsi e cambiare, quel coraggio che permette di camminare e di lasciarsi cambiare, e che non toglie per nulla la possibilità dello smarrimento; che ci fa procedere senza sicurezze, funamboli senza rete, dove il vero dramma non consisterà tanto nell'arrivare all'altro capo del filo sani e salvi, ma, una volta arrivati, nel non riconoscersi più, perché la libertà ha cambiato i lineamenti della vita.Abbiamo paura di seguire la Parola perché è sempre un itinerario di morte e rinascita: ci si smarrisce e ci si ritrova diversi. In fondo, stare a commiserarsi per la situazione pesante delle nostre comunità parrocchiali, accusare e alzare barricate, aggrapparsi a un passato (idealizzato, se non mistificato) sono solo resistenze che poniamo alla fede nella Parola. Una Parola che, in quanto viva e libera, ci spinge a «gravidanze» sempre nuove. [...] La Parola può innescare processi rivoluzionari. Si può rinascere davvero dall'alto solo se ci si fida delle sue galoppate anarchiche in cerca di improbabili sovrani.

Abbiamo bisogno di innamorati. La Parola la segui, e ti fidi e ti perdi e piangi e ti ritrovi solo se sei innamorato. Che sia gentilmente dispensata da qualsiasi commento biblico ogni persona dal cuore bloccato. Stia zitto chi non è capace di amare, chi non rischia, chi non è libero, chi non accetta rivoluzioni, chi vuole difendere il sistema a ogni costo, chi ritiene di far parte della casta degli eletti, chi non accetta interpretazioni divergenti... Stia cortesemente in silenzio: sarebbe un miglior servizio, un sacro e saggio silenzio, per chi crede che la parola di Dio vada solo «compresa».
Perché invece la Parola è libera e selvatica, e non la si può comprendere mai del tutto. Sono frammenti che scaraventano lontano, come è successo a Samuele, perché la vita non è fatta per la comprensione, ma per il cammino libero e rischioso.
Bisogna imparare da Samuele: la Parola è selvatica e va inseguita. Sapendo che ci si perderà, che tutto andrà rimesso in discussione, che pochi capiranno, che gli eventi sfuggiranno di mano... ma che la vita viva!

Parola per innamorati, innamorati veri, e che non si fa inseguire nei palazzi dei re, non rimane inginocchiata nel tempio. Parola da Cantico dei cantici, appostamenti amorosi. Danza d'amore. Parola nuda, che si spoglia come si sta spogliando Samuele. Parola che vola tra i pascoli, là dove il sole colora la pelle e dove la notte, quando scende, fa davvero paura; dove le stelle sono vicine e le belve possono assalire, dove la vita espone alla vita, dove la vita non ha paura di morire. Dove si lotta e si ama senza finzione. A tinte decise. Dove vive uno come Davide. Uomo innamorato, e perciò prescelto.

Non esiste Parola per cui valga la pena vivere, se prima non sei vivo tu che la cerchi. Questo racconta la vicenda di Samuele: non si può parlare di vita, se prima non si è provato il rischio della morte. Se non rischi di morire, la Parola è solo un esercizio vuoto, un suono che rimbomba, una bestemmia contro il canto divino.

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La Parola libera
lacrime e baci

Che cosa rimane, alla fine di una vita? Forse ciò che rimane all'inizio: la Parola. Una Parola che s'incarna e rende la nostra vita abitata, che non può esistere senza di noi ma che è più grande di noi. Ripercorrendo le vicende del re Davide, quasi come fossero una grande metafora, l'Autore accompagna il lettore a scoprire l'essenziale di una vita...

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